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Suicidio assistito, c'è anche un reggiano in attesa

di Roberto Fontanili
Suicidio assistito, c'è anche un reggiano in attesa

Sono sette i malati gravi emiliani-romagnoli che si sono rivolti all’associazione Exit-Italia e hanno avviato le procedure: "In Italia siamo nella m.... per colpa di questa politica di cadregari".

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REGGIO EMILIA . Tra le 37 persone che dall’inizio dell’anno hanno chiesto di attivare la procedura per il suicidio assistito, c’è anche un reggiano. E sono sette le richieste arrivate dall’Emilia-Romagna, spalmate su tutte le province. Da Bologna con tre richieste, passando per Forlì e Cesena con due.

Una a Reggio, Modena, Parma. A fornire questi dati è stato ieri il presidente e fondatore di Exit Italia, associazione Italiana per il diritto ad una Morte Dignitosa (www.exit-italia.it), Emilio Coveri, spiegando «che gli ultimi due casi di italiani che hanno scelto di morire in Svizzera sono solo la punta, anzi una puntina di un iceberg».

Non si tratta solo di numeri, ma di persone sfinite dalla malattia. E, aggiunge Coveri, «in soli due mesi abbiamo assistito a un incremento delle richieste». Anche in Italia, nonostante i rinvii e i ritardi politici nell’affrontare il problema, c’è una situazione di forte disagio data dalle tante telefonate che quotidianamente arrivano alla sede di Exit Italia.

«Riceviamo – conferma Coveri facendo il quadro della situazione – una novantina di telefonate alla settimana. Di queste, circa trenta chiedono informazioni perché vogliono fare il testamento biologico, gli altri invece si accostano a Exit con l’intento preciso di attivare la procedura».

Quello di Exit, che si limita a fornire informazioni su procedute da seguire e costi da sostenere, è un lavoro che si svolge dentro gli stretti confini della legge italiana.

«Il costo standard per tutta la procedura – spiega Coveri – è di diecimila euro, comprensivo delle due visite da parte dei medici svizzeri, il giorno di arrivo e quello successivo, dove il medico che è tenuto a cercare di dissuadere la persona, della pozione di medicina letale e del costo della polizia che è tenuta a verificare che tutta la procedura funzioni correttamente. I costi sono comprensivi anche del medico legale, che deve accertare il decesso, e del compenso per l’agenzia delle pompe funebri per il trasporto della salma e la cremazione».

Se il presidente di Exit-Italia è preciso nell’illustrare i punti salienti della procedura da seguire – che deve comunque essere avviata per espressa volontà del singolo soggetto, sulla base di visite mediche e della valutazione della documentazione sanitaria prima di attivare ogni percorso – la situazione si complica quando gli chiediamo se nell’ultimo anno in Italia si sono create le condizioni per affrontare un tema delicato come la dolce morte e il suicidio assistito: una scelta traumatica per chi la vive con dolore, ma che rappresenta anche un’ultima dignitosa soluzione per quanti optano per questa scelta.

Per Coveri, in Italia «siamo nella m.... Per colpa di questa politica di cadregari che non sa risolvere i problemi di un malato grave e che lo manda a morire in esilio per avere almeno una dignità al momento della propria fine».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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