La scissione del Pd: «Feste a rischio? Troveremo i volontari»
Reggio Emilia: William Orlandini, storico militante del circolo di via Marsala: «Se dipendesse da noi, il partito sarebbe ancora unito»
REGGIO EMILIA. «Se dipendesse dai volontari, il partito sarebbe ancora unito. Avremmo di certo trovato una soluzione. Le feste? I volontari li troveremo. Anche se si fa sempre più difficoltà, l’impegno c’è». Si dice che vada ancora a bussare porta a porta nelle case dei volontari, cercando di sondare la disponibilità di ogni singolo militante. Ma, quando glielo si fa notare, William Orlandini si lascia scappare una risata: «Sono finiti quei tempi là».
Storico animatore del circolo di via Marsala e sentinella degli umori della base reggiana Pd, Orlandini è uno dei tanti ex-comunisti a cui si deve il mantenimento di qualche pilastro della poderosa struttura organizzativa che risale anni del Pci: «La mia prima festa? È dagli inizi degli anni Settanta che monto e smonto feste, dai tempi del parco della Fola. Certo ora tutto è cambiato. E forse è ora di andare in pensione».
Lo dice ma non lo pensa veramente. Perché organizzare le feste dell’Unità, per quelli come Orlandini, è una sorta di missione. Anche ora che la scissione sta mettendo a repentaglio quell’unità che proprio le feste hanno contribuito a costruire nel corso degli anni: un’unità oggi più che mai minata da correnti interne, porte chiuse ai fuoriusciti e rancori di ogni sorta. «Le dico una cosa: noi volontari, quando stiamo a lavare i piatti, parliamo di politica e abbiamo anche idee diverse. Ma finito il servizio ci troviamo tutti nella stessa tavola a mangiare. La sera dopo si ricomincia. Questo è il valore aggiunto: il confronto. Se viene meno questo, allora succede che qualcuno se ne va».
Orlandini, sinceramente: ma chi glielo fa fare?
«Per il momento sono nel Pd e cerco di tenere in piedi la baracca per il valore che il Pd dà alle amministrazioni, ai Comuni, ai governi locali. Non c’è paragone con le destre e il M5s. Le feste rientrano in questo percorso qui. Per cui dico: salvaguardiamole le feste e non stiamo a tirare in ballo fuoriusciti che non possono entrare o altre cose del genere».
Però è un dato di fatto. La scissione ha cambiato gli scenari. E quei leader che erano con voi ora potrebbero essere contro di voi. Non crede?
«Io non so chi ha ragione o torto. Posso dire che a una festa ai tempi di Veltroni è venuto a Reggio anche Fini. È vero, oggi c’è chi ha fatto scelte diverse. E chi organizzerà le feste vedrà chi invitare tra coloro che se ne sono andati. Ma le feste sono state sempre un elemento di partecipazione, non di campanilismi. Non penso sia il caso di puntare fucili contro nessuno, sennò addio».
Ammesso che le feste si riescano a fare. Non teme una scissione anche di volontari?
«Tra i volontari c’è disorientamento e stanchezza verso un certo modo di fare politica. Ma bisogna guardare avanti».
Che modo?
«Tutto parte dal referendum. È indiscutibile che il Pd ha preso una batosta della madonna. Ma prima della festa c’è la convenzione, il congresso, le primarie. Piuttosto, ultimamente ho visto persone che non avevo mai visto prima».
Ed è un bene o un male?
«È gente che si fa vedere solo per votare alle primarie. Invece credo sia giusto che il segretario lo eleggano gli iscritti veri. Ma è una mia opinione. Facciamo un partito largo, ma non vorrei che pian piano il popolo di partenza di stacchi».
Magari ci saranno forze fresche proprio per darvi una mano alle feste...
«Si vedrà. Noi tutti gli anni perdiamo qualche volontario a causa dell’età, ma ne acquistiamo altri. Certo gli iscritti sono sempre meno. E in passato c’era maggiore amicizia. La festa era festa in quanto tale. Mi pare che ultimamente si viva soprattutto come esigenza di farla, senza la stessa voglia di stare insieme. Lo si nasa. E forse nel suo piccolo è stato uno degli elementi che ha portato qualcuno ad uscire. Forse va fatta anche una riflessione sul modello “festa”. Non so se oggi in un Pd come il nostro sia il caso di continuare con questo modello di festa, visto che spesso dobbiamo appoggiarci a imprese esterne per fare i lavori. Cambiano tante cose, forse è il caso di cambiare anche le feste».
Resta però la funzione promozionale delle feste, volano per voti e consenso. O rischia di sparire anche questo aspetto?
«La vetrina del Pd deve essere il buon governo 365 giorni all’anno, non una festa di venti giorni. Le feste alla fine funzionano, ma bisogna sempre capire quante persone vengono per venire e quante lo fanno perchè credono davvero nel Pd»
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