I ladri sono più veloci di politica e giustizia
Allarme sicurezza: cittadini e comitati di Reggio Emilia scendono in strada per fermare quella microcriminalità che le leggi italiane non riescono più ad arginare
REGGIO EMILIA. Abbiamo un problema, Reggio Emilia ha un problema. Si chiama sicurezza e non possono essere i cittadini a doverlo risolvere, rischiando la pelle per fermare un ladro o scendendo in strada, con tutti i rischi che ne derivano.
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Non me ne vogliano la signora bionda col cappotto rosso, o gli altri residenti di via Melato, che mani in tasca varcano il porticato di uno dei condomini del quartiere della piscina, in un freddo e ventoso mercoledì sera di inizio marzo, per difendere la loro casa, le loro cantine e i loro garage e, più in generale, la loro voglia di sicurezza, che nessuno più riesce a garantire. No, non devono essere loro a fare questo. Non va bene.
Non voglio sapere se ciò che è andato in scena nell’immediato dopo cena di due sere fa fosse una sorta di ronda, una dimostrazione pacifica del senso di insicurezza che attanaglia il quartiere, la volontà di difendere materialmente i propri beni, una provocazione o, più semplicemente, l’ennesimo grido di aiuto lanciato alla politica e alle forze dell’ordine reggiane, dopo una serie ormai innumerevole di furti subìti ed episodi di microcriminalità che non fanno dormire sonni tranquilli.
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Guardando le fotografie scattate e pubblicate ieri sulla Gazzetta di Reggio, però, non posso fare a meno di pormi delle domande, forse le stesse che si pongono i cittadini, e di darmi una risposta immediata: no, non può essere così.
Non sono loro che devono difendere la loro e la mia casa, non sono loro che devono affrontare tutte quelle facce poco raccomandabili che la sera popolano il quartiere di via Melato e quello vicino della stazione ferroviaria. Non sono loro che devono rischiare di dover affrontare un ladro o un rapinatore disperato e pronto a tutto, che potrebbe avere un coltello in pugno e usarlo per garantirsi la fuga.
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Ma è mai possibile che quella signora bionda debba rinunciare a una serata in famiglia, a una tombola con le amiche, a un bel film davanti alla tv o al cinema per andare a prendere del freddo in strada, con il rischio di trovarsi ad affrontare una cosa più grande di lei? A dover disarmare un ladro? O, addirittura, essere colpita con un fendente allo stomaco? Ma a questo non ci pensa nessuno?
La sensazione – e forse era proprio quello che voleva dimostrare la ventina di cittadini che mercoledì è scesa in strada in via Melato, appena quattro giorni dopo la protesta inscenata da quelli di Fogliano – è che la politica e la giustizia abbiano un passo troppo lento rispetto alla crescente richiesta di sicurezza da parte dei cittadini, e soprattutto nei confronti delle bande di ladri che, ogni giorno e ogni notte, svaligiano case e attività commerciali di Reggio e provincia.
E ora i cittadini – dopo aver formato comitati, gruppi di controllo di vicinato e aver chiesto incontri su incontri alle amministrazioni – hanno deciso di dire basta: le risposte che non arrivano dai Palazzi se le vogliono andare a cercare da sole. Con quella sicurezza fai-da-te che, quasi quasi, fa più paura delle stesse bande di ladri. Non si vogliono sostituire alle forze dell’ordine (che pure stimano e ringraziano per tutto ciò che fanno, conoscendone le difficoltà e le carenze di mezzi e risorse), dicono, ma i rischi che corrono scendendo in strada dimostrano il contrario.
La firma del protocollo del “controllo di comunità”, avvenuta il 22 febbraio scorso alla presenza del capo della polizia, Franco Gabrielli, rivista alla luce di queste prime risposte da parte dei comitati, appare più come una legalizzazione delle vecchie “ronde” che non la panacea di un problema, quello del senso di insicurezza che attanaglia i cittadini, al quale non si riesce più a dare risposta.
E quella foto, simbolo dell’esasperazione dei cittadini, grida vendetta. No, signora, non è la giustizia fai-da-te che può risolvere il vostro senso di insicurezza. E no, politici, amministratoti, capo della polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, quel protocollo che demanda ai cittadini il ruolo di sentinelle, da controllare attraverso una chat di WhatsApp e ancora tutto nella fase embrionale, non può sostituirsi all’attento presidio del territorio da parte delle forze preposte, addestrate e capaci di intervenire nel caso in cui la situazione dovesse sfuggire di mano.
Ma politica e giustizia, purtroppo, non hanno lo stesso passo dei ladri, che corrono molto più forte delle leggi, al pari di quell’escalation di furti che i cittadini non vogliono più accettare senza reagire.
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