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«Quegli anni bui con l’incubo del Reich» 

«Quegli anni bui con l’incubo del Reich» 

Da Sophie Scholl a Rosa Bianca, gli sforzi degli oppositori di una dittatura che ha seminato odio

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REGGIO EMILIA. «Non era quello che ci aspettavamo». La Resistenza tedesca al nazismo è un capitolo davvero peculiare da affrontare, soprattutto in ottica italiana e occidentale, dove per lungo tempo si è praticamente parificato “Germania” e “nazismo”.
E invece il movimento nazionalsocialista ha sempre avuto nemici, dagli storici rivali di sinistra nel momento della politica a chi, dopo la presa del potere, ha cercato di erodere la costruzione del Reich, salvando persone, fornendo informazioni agli alleati, mostrando il proprio dissenso.
«Conoscevamo il film Operazione Valchiria, quello sull'attentato del 1944 a Hitler, ma poco altro. Visitare il museo della Resistenza, con guide bravissime a coinvolgerci, ci ha aperto un mondo», rivelano gli studenti del D'Arzo di Montecchio. «Intanto ci hanno spiegato come il nazismo sia cresciuto, come prima fosse un partito piccolo e anche “represso” dalla polizia. Poi, dopo aver preso il potere, solo pochissimi hanno continuato ad opporsi a Hitler», raccontano. «E ci hanno fatto capire come ci siano tanti modi di fare resistenza, soprattutto contro un regime che faceva del controllo e dello spionaggio una costante». Per degli italiani cresciuti col mito della sollevazione contro Mussolini, la prospettiva cambia: «Hitler è sopravvissuto a 18 attentati da quando è diventato capo del governo nel 1933, più di uno all’anno. Di Mussolini ci sono due attentati certi e uno dubbio, forse una manipolazione degli stessi fascisti. Siamo partiti pensando di vedere un paese che si era consegnato ai nazisti, invece la storia della Germania è ben più complicata, non ce lo aspettavamo».
Negli anni, gli esempi noti sono tanti: «Sophie Scholl e la Rosa Bianca. Io pensavo fossero solo un gruppo di ragazzi di Monaco, invece erano diffusi in tante città. E abbiamo conosciuto l’Orchestra Rossa, gente ricca, benestante, che cercava di passare informazioni agli alleati, e spesso ci sono riusciti prima di essere catturati e ammazzati».
Più perplessità lo lascia il celebre attentato del 20 luglio 1944: «C’era questo enorme gruppo di militari, sono stati sfortunati, ma io sono anche poco convinto. Mi par di capire che per anni hanno appoggiato Hitler, poi quando le cose andavano male hanno cambiato idea? Mi hanno colpito più i piccoli resistenti solitari». (adr.ar.)

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