Furti in comunità senza prove un ventiseienne viene assolto
REGGIO EMILIA. Ora ha messo alle spalle il suo passato difficile, comprensivo di una perizia psichiatrica che per un precedente guaio giudiziario l’ha dichiarato incapace d’intendere e di volere. Ma...
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REGGIO EMILIA. Ora ha messo alle spalle il suo passato difficile, comprensivo di una perizia psichiatrica che per un precedente guaio giudiziario l’ha dichiarato incapace d’intendere e di volere. Ma questa perizia non ha avuto rilevanza – ieri – nel processo che ha visto il 26enne (di cui non forniamo le generalità viste le delicate condizioni psichiche) alla sbarra per un duplice furto avvenuto nella comunità Papa Giovanni XXIII nell’agosto di cinque anni fa.
Secondo la procura il giovane – difeso dal legale Ernesto D’Andrea – insieme ad un minore (giudicato separatamente nel tribunale minorile di Bologna), avrebbe quel giorno rubato nella comunità due biciclette (per poi piazzarla in stazione, in cambio di due dosi di cocaina) e una volta rientrato avrebbe forzato una porta per entrare in cucina ed arraffare del cibo. Ma durante il processo è emerso che le due bici erano a disposizione delle persone accolte in comunità (un furto semplice, di cui non è mai stata però presentata querela come prevede la legge) e i responsabili della struttura hanno detto, in aula, di non ricordare il furto di cibo. Al tirar delle somme, il giudice Alessandra Cardarelli ha assolto il 26enne “per non aver commesso il fatto”.
Secondo la procura il giovane – difeso dal legale Ernesto D’Andrea – insieme ad un minore (giudicato separatamente nel tribunale minorile di Bologna), avrebbe quel giorno rubato nella comunità due biciclette (per poi piazzarla in stazione, in cambio di due dosi di cocaina) e una volta rientrato avrebbe forzato una porta per entrare in cucina ed arraffare del cibo. Ma durante il processo è emerso che le due bici erano a disposizione delle persone accolte in comunità (un furto semplice, di cui non è mai stata però presentata querela come prevede la legge) e i responsabili della struttura hanno detto, in aula, di non ricordare il furto di cibo. Al tirar delle somme, il giudice Alessandra Cardarelli ha assolto il 26enne “per non aver commesso il fatto”.
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