La crisi Ape sul tavolo della Provincia
di Ambra Prati
Montecchio, ultimo tentativo per salvare la società della coop Unieco ed evitare il licenziamento di 63 dipendenti
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MONTECCHIO. Un tavolo di trattativa in Provincia per scongiurare che la dirigenza porti i libri in tribunale: è stato questo il risultato, o meglio, l’estrema ratio, del picchetto di protesta – il primo davanti a Palazzo Allende – realizzato ieri mattina dai 63 dipendenti e dalla Fille-Cgil di Ape, l’azienda montecchiese di via Leonardo da Vinci.
La società, che costruisce traversine e manufatti in cemento, è una delle tante società satelliti del ramo costruzioni della coop Unieco, che ne detiene il 95%. Gli addetti, tra i quali una decina di donne negli uffici e una decina di immigrati residenti in Val d’Enza e dintorni, provengono da un’altalena di speranze disattese.
Negli anni l'Ape ha vissuto l’intero calvario di un settore che si sta sgretolando: dal 2008 sono iniziati periodi di cassa integrazione a singhiozzo, nel 2016 i contratti di solidarietà, nel 2017 la cassa integrazione straordinaria a zero ore (ossia un sussidio di 700 euro al mese), che terminerà nel novembre prossimo.
Nel frattempo la situazione è precipitata, per l'intrecciarsi di due fattori. Per l’Ape è scomparsa una commessa importante per una università di Milano, sulla quale si concentrava la scommessa del rilancio: Cantieri Italia, l’ultima delle imprese esecutrici cui Ape doveva consegnare, è finita in concordato preventivo, aggiungendo la mancanza di lavoro al problema della necessità di ripiano finanziario. In contemporanea si aggiunge la procedura concorsuale di Unieco, alle prese con licenziamenti unilaterali: così nessun aiuto potrà arrivare anche da questo versante.
Avendo presente questo pregresso, che ha provato nel tempo i dipendenti, si comprende perché, mercoledì pomeriggio, quando la dirigenza ha illustrato la situazione gravissima di vicolo cieco e ha annunciato che l’unico passo possibile fosse portare i libri contabili in tribunale – cosa che potrebbe accadere in qualsiasi momento, dando il via ai licenziamenti –, la reazione dei dipendenti presenti al completo è stata infuocata: in un clima molto teso e indignato, gli addetti hanno espresso la loro rabbia e frustrazione per i sacrifici compiuti finora e ha deciso, d’accordo con il sindacato, di accendere i riflettori portando il caso in Provincia.
Ieri, durante l'incontro con una delegazione guidata da Mauro Olivi, segretario generale Fillea-Cgil, il presidente della Provincia Giammaria Manghi si è reso disponibile e si è impegnato ad organizzare un tavolo di trattativa «per evitare la chiusura dell’azienda nei prossimi giorni – ha spiegato Olivi – per convocare il tavolo, si aspetterà l’incontro fissato per lunedì prossimo a Montecchio con il sindaco Paolo Colli, che si è scusato dell’assenza. Nel frattempo la Provincia contatterà la proprietà di Ape, per bloccare, almeno per ora, l’anticamera del fallimento. Stiamo cercando di percorrere tutte le strade, stavolta insieme alle istituzioni».
Strade che per ora contemplano solo il miracolo: cioè che qualche imprenditore del territorio voglia acquistare la società. Da notare, ha chiosato Rudy Zaniboni della Fillea-Cgil, che Ape «è solo la punta dell’iceberg, uno della miriade di tasselli destinati a spazzare via l’indotto. Unieco conta 200 società, tra partecipate e controllate, e ha dichiarato di volerle dismettere in blocco. È un universo che crolla». Una delle prime avvisaglie della valanga in arrivo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La società, che costruisce traversine e manufatti in cemento, è una delle tante società satelliti del ramo costruzioni della coop Unieco, che ne detiene il 95%. Gli addetti, tra i quali una decina di donne negli uffici e una decina di immigrati residenti in Val d’Enza e dintorni, provengono da un’altalena di speranze disattese.
Negli anni l'Ape ha vissuto l’intero calvario di un settore che si sta sgretolando: dal 2008 sono iniziati periodi di cassa integrazione a singhiozzo, nel 2016 i contratti di solidarietà, nel 2017 la cassa integrazione straordinaria a zero ore (ossia un sussidio di 700 euro al mese), che terminerà nel novembre prossimo.
Nel frattempo la situazione è precipitata, per l'intrecciarsi di due fattori. Per l’Ape è scomparsa una commessa importante per una università di Milano, sulla quale si concentrava la scommessa del rilancio: Cantieri Italia, l’ultima delle imprese esecutrici cui Ape doveva consegnare, è finita in concordato preventivo, aggiungendo la mancanza di lavoro al problema della necessità di ripiano finanziario. In contemporanea si aggiunge la procedura concorsuale di Unieco, alle prese con licenziamenti unilaterali: così nessun aiuto potrà arrivare anche da questo versante.
Avendo presente questo pregresso, che ha provato nel tempo i dipendenti, si comprende perché, mercoledì pomeriggio, quando la dirigenza ha illustrato la situazione gravissima di vicolo cieco e ha annunciato che l’unico passo possibile fosse portare i libri contabili in tribunale – cosa che potrebbe accadere in qualsiasi momento, dando il via ai licenziamenti –, la reazione dei dipendenti presenti al completo è stata infuocata: in un clima molto teso e indignato, gli addetti hanno espresso la loro rabbia e frustrazione per i sacrifici compiuti finora e ha deciso, d’accordo con il sindacato, di accendere i riflettori portando il caso in Provincia.
Ieri, durante l'incontro con una delegazione guidata da Mauro Olivi, segretario generale Fillea-Cgil, il presidente della Provincia Giammaria Manghi si è reso disponibile e si è impegnato ad organizzare un tavolo di trattativa «per evitare la chiusura dell’azienda nei prossimi giorni – ha spiegato Olivi – per convocare il tavolo, si aspetterà l’incontro fissato per lunedì prossimo a Montecchio con il sindaco Paolo Colli, che si è scusato dell’assenza. Nel frattempo la Provincia contatterà la proprietà di Ape, per bloccare, almeno per ora, l’anticamera del fallimento. Stiamo cercando di percorrere tutte le strade, stavolta insieme alle istituzioni».
Strade che per ora contemplano solo il miracolo: cioè che qualche imprenditore del territorio voglia acquistare la società. Da notare, ha chiosato Rudy Zaniboni della Fillea-Cgil, che Ape «è solo la punta dell’iceberg, uno della miriade di tasselli destinati a spazzare via l’indotto. Unieco conta 200 società, tra partecipate e controllate, e ha dichiarato di volerle dismettere in blocco. È un universo che crolla». Una delle prime avvisaglie della valanga in arrivo.
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