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Scissione Pd, i fuoriusciti cantano Vasco: colonna sonora delle feste "progressiste"

Evaristo Sparvieri
Scissione Pd, i fuoriusciti cantano Vasco: colonna sonora delle feste "progressiste"

Dopo “Un senso” di Bersani, Tutino pensa a “Un mondo migliore”. Ecco la playlist della scissione

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REGGIO EMILIA. Non solo Errani, anche Rossi. Enrico? No, proprio Vasco. Che di Kom, lo sanno tutti, c’è n’è uno e uno solo. È ovvio, ci sono i grandi classici: “Bandiera rossa”, “Bella Ciao” e “L’Internazionale”, specialmente se cantata dall’Armata Rossa.

Ma sembra che l’assessore, Mirko Tutino, capofila dei fuoriusciti reggiani dal Pd e responsabile organizzativo del governatore toscano, Enrico Rossi, ultimamente fra i Rossi vada matto anche per Vasco. E, durante i suoi ripetuti viaggi a Roma, abbia già individuato la colonna sonora della scissione: “Non è facile pensare di andar via / E portarsi dietro la malinconia / Non è facile partire e poi morire / Per rinascere in un’altra situazione”, canta il Blasco in “Un mondo migliore”, individuata da una parte degli scissionisti reggiani come colonna sonora della nuova avventura politica, magari da far risuonare in quelle feste “progressiste” da mettere in campo in vista delle sfide elettorali.

Al Blasco, d’altronde, aveva guardato già Pier Luigi Bersani, altro scissionista eccellente, quando cercava “Un senso” al suo partito. A quanto pare, quel senso poi non l’ha trovato. E quindi? Avanti con Mdp: “Sai, essere libero / costa soltanto / qualche rimpianto”, ripete il Kom.

La playlist della scissione si evolve giorno dopo giorno, a partire da quando i fuoriusciti reggiani dal Pd si sono recati a Roma per l’evento fondativo. Due minivan, diciotto persone a bordo. E una colonna sonora a far da sfondo ad un viaggio di ansie e incognite. Canzoni a tema, per ogni gusto e sensazione. Perché la musica, come la politica, è anche tifo e passione. E ciascuno vive la scissione con una propria personale tracklist, anche a rischio di cantarsela e suonarsela un po' da solo. Ma tutti in cerca di un inno da condividere.

Se ad esempio il divorzio si è consumato anche sulle parole di Caterina Caselli e del suo “Insieme a te non ci sto più” (“Cercavo in te/ la tenerezza che non ho/ la comprensione che non so”), le prospettive di un’alleanza con gli ex dem non potevano non passare da "La canzone popolare" di Fossati, inno fondativo dell’Ulivo di Prodi che nel 1996 sconfisse Berlusconi. Ma che, due anni, dopo aleggiava come traccia fantasma sulla caduta del governo. Un caso?

Sarà questo il motivo per cui la nipote e consigliera regionale, Silvia Prodi, altra scissionista, sceglie “L’avvelenata” di Francesco Guccini? “Ma s'io avessi previsto tutto questo...”.

Il consigliere comunale, Lanfranco De Franco, che a giorni presenterà il nuovo gruppo in sala Tricolore, pare invece abbia un debole per Al Bano, pugliese come la sua famiglia di origine. E si dice fra gli scissionisti circoli via WhatsApp un video nel quale De Franco si lascia andare ad un’imitazione da paura di un grande cavallo da battaglia della voce di Cellino San Marco: Nel sole. Un modo come un altro per fare squadra.

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Ma la scissione di De Franco, in realtà, risuonerebbe sulle note di Bruce Springsteen e "Dancing in the dark": “Non si può accendere un fuoco senza una scintilla”.

Quel che è certo, è che per gli scissionisti Il liberismo ha i giorni contati. Così cantano i Baustelle. Ed è per questo che, nella loro playlist, non mancano gli Europe e il loro "The final countdown". In fondo, si sa, gli scissionisti sono un gruppo molto eterogeneo.

Ma, almeno sulla musica, si metteranno d’accordo? Oppure si rischia di sentire solo un vecchio disco rotto? Ecco quindi risuonare in shuffle The Smiths, con There Is A Light That Never Goes Out, Pete Seeger con We shall overcome, Capossela con L'uomo vivo, Bob Marley con Redemption song, Woody Guthrie con This land is your land e persino Bach (Clavicembalo ben temperato, libro 1, preludio in Do min BWV847).

Il viaggio della scissione d’altronde è lungo e impegnativo. "Should I stay or should I go", cantano The Clash. Ma qualcuno, su quei due pulmini, di fatto sembra aver già deciso.

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