Si laurea in teologia con una tesi su Ligabue
di Luciano Salsi
Lorenzo Galliani, giovane docente di religione, ha discusso la tesi a Bologna «Nessuno si è scandalizzato della mia scelta, anzi ho ricevuto molti consensi»
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REGGIO EMILIA. La Chiesa postconciliare impiegò qualche anno a sdoganare “Dio è morto”, il capolavoro che Francesco Guccini compose per i Nomadi e che molti, all'inizio, consideravano quasi blasfemo.
Oggi la Chiesa di papa Francesco non esita ad accettare i testi di Luciano Ligabue come argomento della tesi di laurea triennale in teologia discussa a Bologna da un giovane docente di religione, Lorenzo Galliani, presso l'Istituto superiore di scienze religiose.
Il rocker correggese non vi professa certo il Credo della dottrina cattolica, anzi, vi esprime una desolata protesta contro l'estraneità di Dio alla vita e alla sofferenza dell'essere umano. Tuttavia il laureando ha visto nei suoi versi un tentativo di instaurare un dialogo con l'Altissimo. Il relatore, che è lo stesso direttore dell'Istituto, Marco Tibaldi, non ha avanzato obiezioni.
«Nessuno - afferma Galliani - si è scandalizzato. Anzi, ho ricevuto moltissimi consensi». Il titolo della tesi coincide con quello di uno dei brani più famosi di Ligabue, “Hai un momento Dio?”.
L'idea è stata suggerita dalla viva esperienza dell'insegnamento. Galliani collabora con il giornale cattolico Avvenire, ma la crisi della testata, tre anni fa, lo ha indotto a intraprendere un'altra strada. Così s'è iscritto allo studio teologico bolognese, il cui titolo consente di insegnare la religione nelle scuole statali. Nel frattempo ha incominciato a prestare qualche servizio come supplente, intrattenendo talora gli alunni con la chitarra per attirare la loro attenzione su temi di carattere esistenziale e religioso.
«Due anni fa - riferisce - svolgevo una supplenza nella scuola media di Argelato, in provincia di Bologna. Scoprii che un ragazzo di terza, una specie di bullo, era appassionato delle canzoni di Ligabue. Gli dissi che anch'io amavo la sua musica e così entrammo in sintonia».
In effetti sono diversi i motivi del rocker che suggeriscono immediatamente una riflessione non superficiale sui grandi interrogativi a cui la fede dà risposta, da “Libera nos a malo” a “Tu che conosci il cielo”, “Urlando contro il cielo”, “Piccola stella senza cielo”, “Il cielo è vuoto il cielo è pieno”.
Galliani ha colto lo spunto di quell'alunno come un suggerimento per la sua tesi. «Il rapporto con il cielo - spiega - non è esclusivo dei preti. Ligabue ha un suo modo di affrontarlo molto diretto, efficace e sincero. Il suo Dio non è lontano. Sembra uno con cui andare al bar. In una canzone lo immagina come un grande Dj».
Per la stesura della tesi non poteva mancare un'intervista a Luciano. Galliani l'ha ottenuta, ma solo a distanza. «Ho spedito venti domande - riferisce - al suo ufficio stampa, che mi ha inviato le risposte. Il testo l'ho inserito nella tesi. Ho preso in esame non solo le canzoni che si rivolgono direttamente all'Altissimo o a un suo simbolo, ma anche quelle polemiche contro il destino o nei confronti della sofferenza, o contro la morale cattolica come in “Libera nos a malo”, dove Ligabue si chiede, in polemica con la Chiesa, dove sia il peccato nell'amore carnale. O, più genericamente, sul destino della vita come in Lettera a G, dedicata al cugino morto prematuramente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Oggi la Chiesa di papa Francesco non esita ad accettare i testi di Luciano Ligabue come argomento della tesi di laurea triennale in teologia discussa a Bologna da un giovane docente di religione, Lorenzo Galliani, presso l'Istituto superiore di scienze religiose.
Il rocker correggese non vi professa certo il Credo della dottrina cattolica, anzi, vi esprime una desolata protesta contro l'estraneità di Dio alla vita e alla sofferenza dell'essere umano. Tuttavia il laureando ha visto nei suoi versi un tentativo di instaurare un dialogo con l'Altissimo. Il relatore, che è lo stesso direttore dell'Istituto, Marco Tibaldi, non ha avanzato obiezioni.
«Nessuno - afferma Galliani - si è scandalizzato. Anzi, ho ricevuto moltissimi consensi». Il titolo della tesi coincide con quello di uno dei brani più famosi di Ligabue, “Hai un momento Dio?”.
L'idea è stata suggerita dalla viva esperienza dell'insegnamento. Galliani collabora con il giornale cattolico Avvenire, ma la crisi della testata, tre anni fa, lo ha indotto a intraprendere un'altra strada. Così s'è iscritto allo studio teologico bolognese, il cui titolo consente di insegnare la religione nelle scuole statali. Nel frattempo ha incominciato a prestare qualche servizio come supplente, intrattenendo talora gli alunni con la chitarra per attirare la loro attenzione su temi di carattere esistenziale e religioso.
«Due anni fa - riferisce - svolgevo una supplenza nella scuola media di Argelato, in provincia di Bologna. Scoprii che un ragazzo di terza, una specie di bullo, era appassionato delle canzoni di Ligabue. Gli dissi che anch'io amavo la sua musica e così entrammo in sintonia».
In effetti sono diversi i motivi del rocker che suggeriscono immediatamente una riflessione non superficiale sui grandi interrogativi a cui la fede dà risposta, da “Libera nos a malo” a “Tu che conosci il cielo”, “Urlando contro il cielo”, “Piccola stella senza cielo”, “Il cielo è vuoto il cielo è pieno”.
Galliani ha colto lo spunto di quell'alunno come un suggerimento per la sua tesi. «Il rapporto con il cielo - spiega - non è esclusivo dei preti. Ligabue ha un suo modo di affrontarlo molto diretto, efficace e sincero. Il suo Dio non è lontano. Sembra uno con cui andare al bar. In una canzone lo immagina come un grande Dj».
Per la stesura della tesi non poteva mancare un'intervista a Luciano. Galliani l'ha ottenuta, ma solo a distanza. «Ho spedito venti domande - riferisce - al suo ufficio stampa, che mi ha inviato le risposte. Il testo l'ho inserito nella tesi. Ho preso in esame non solo le canzoni che si rivolgono direttamente all'Altissimo o a un suo simbolo, ma anche quelle polemiche contro il destino o nei confronti della sofferenza, o contro la morale cattolica come in “Libera nos a malo”, dove Ligabue si chiede, in polemica con la Chiesa, dove sia il peccato nell'amore carnale. O, più genericamente, sul destino della vita come in Lettera a G, dedicata al cugino morto prematuramente».
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