«Smettete di trattare le partorienti come pacchi postali»
Castelnovo Monti: il comitato a tutela del punto nascite «Politici, dovete metterci la faccia e parlare chiaramente»
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CASTELNOVO MONTI. Dopo il vivace e contrastato dibattito in Consiglio comunale a Reggio Emilia, il comitato “Salviamo le Cicogne” interviene in modo critico per commentare la discussione.
Il tema è ovviamente la salvaguardia del punto nascite dell'ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, che vede il comitato impegnato da mesi con l’obiettivo di evitarne la chiusura.
«Per la seconda volta a distanza di circa due anni, dall'ordine del giorno del 2015 – scrivono le Cicogne – l'atteggiamento della maggioranza del Comune capofila della provincia ci delude e addirittura cerca di illuderci. Dopo la bocciatura dell'ordine del giorno presentato da Cinzia Rubertelli (Alleanza Civica), nel quale si ribadiva l'importanza della salvaguardia e l'impegno a tutelare il punto nascite del nostro ospedale, la maggioranza che governa il Comune capoluogo approva un documento dove ancora si insiste sul potenziamento e su questo percorso, a nostro parere assurdo, che dovrebbero seguire le puerpere nel pre e post-parto, inviandole a partorire a Reggio come se fossero pacchi postali con ricevuta di ritorno».
«In tal modo i firmatari di tale documento “fingono” di appoggiare la nostra causa, approvando un ordine del giorno che in realtà rimanda tutto alla commissione tecnica, nominata ovviamente da chi non vuole saperne di mantenerlo aperto».
Prosegue la nota del comitato castelnovese: «Ancora una volta ci dispiace che questa maggioranza sia sorda alle esigenze della popolazione di tutto il territorio montano, che fa parte a tutti gli effetti di questa provincia. Mentre queste discussioni “fasulle” continuano, di fatto il punto nascita sta agonizzando. Certo, è bello per i politici cittadini venire in montagna a fare una sfilata parlando di servizi, investimenti, agricoltura, turismo, aria buona e progettualità, quando poi nel concreto ci lasciano abbandonati a noi stessi. Avete avuto l'ardire, l'onere e l'onore di candidarvi per governarci, a tutti i livelli; dovete essere in grado di prendere le decisioni più consone a ogni tipo di circostanza. Assumetevi la responsabilità di metterci la faccia e parlare chiaramente, senza nascondervi dietro giri di parole, tecnicismi e politichese».
Conclude la nota delle Cicogne: «A questo punto non chiediamo più soltanto il mantenimento e potenziamento del punto nascita e la richiesta immediata di deroga al ministero, ma un progetto di vita studiato ad hoc per le "zone disagiate", come amate definirci. Noi ci sentiamo invece una zona privilegiata, per qualità e stile di vita. Siete voi a crearci disagio volendo far valere per noi i numeri che valgono per una città. Siamo area pilota per le Aree Interne: dimostrateci con i fatti, e non solo sulla carta, come, dove e quando intendete investire in montagna. Due milioni di euro di investimenti previsti sul Sant'Anna, in confronto ai piani della sanità in Regione, equivalgono a un granellino di sabbia. E non vogliamo che in questo "potenziamento" il punto nascita sia considerato merce di scambio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il tema è ovviamente la salvaguardia del punto nascite dell'ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, che vede il comitato impegnato da mesi con l’obiettivo di evitarne la chiusura.
«Per la seconda volta a distanza di circa due anni, dall'ordine del giorno del 2015 – scrivono le Cicogne – l'atteggiamento della maggioranza del Comune capofila della provincia ci delude e addirittura cerca di illuderci. Dopo la bocciatura dell'ordine del giorno presentato da Cinzia Rubertelli (Alleanza Civica), nel quale si ribadiva l'importanza della salvaguardia e l'impegno a tutelare il punto nascite del nostro ospedale, la maggioranza che governa il Comune capoluogo approva un documento dove ancora si insiste sul potenziamento e su questo percorso, a nostro parere assurdo, che dovrebbero seguire le puerpere nel pre e post-parto, inviandole a partorire a Reggio come se fossero pacchi postali con ricevuta di ritorno».
«In tal modo i firmatari di tale documento “fingono” di appoggiare la nostra causa, approvando un ordine del giorno che in realtà rimanda tutto alla commissione tecnica, nominata ovviamente da chi non vuole saperne di mantenerlo aperto».
Prosegue la nota del comitato castelnovese: «Ancora una volta ci dispiace che questa maggioranza sia sorda alle esigenze della popolazione di tutto il territorio montano, che fa parte a tutti gli effetti di questa provincia. Mentre queste discussioni “fasulle” continuano, di fatto il punto nascita sta agonizzando. Certo, è bello per i politici cittadini venire in montagna a fare una sfilata parlando di servizi, investimenti, agricoltura, turismo, aria buona e progettualità, quando poi nel concreto ci lasciano abbandonati a noi stessi. Avete avuto l'ardire, l'onere e l'onore di candidarvi per governarci, a tutti i livelli; dovete essere in grado di prendere le decisioni più consone a ogni tipo di circostanza. Assumetevi la responsabilità di metterci la faccia e parlare chiaramente, senza nascondervi dietro giri di parole, tecnicismi e politichese».
Conclude la nota delle Cicogne: «A questo punto non chiediamo più soltanto il mantenimento e potenziamento del punto nascita e la richiesta immediata di deroga al ministero, ma un progetto di vita studiato ad hoc per le "zone disagiate", come amate definirci. Noi ci sentiamo invece una zona privilegiata, per qualità e stile di vita. Siete voi a crearci disagio volendo far valere per noi i numeri che valgono per una città. Siamo area pilota per le Aree Interne: dimostrateci con i fatti, e non solo sulla carta, come, dove e quando intendete investire in montagna. Due milioni di euro di investimenti previsti sul Sant'Anna, in confronto ai piani della sanità in Regione, equivalgono a un granellino di sabbia. E non vogliamo che in questo "potenziamento" il punto nascita sia considerato merce di scambio».
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