Verso la specializzazione degli ospedali reggiani
di Roberto Fontanili
Questo uno dei punti al centro della fusione tra Azienda ospedaliera, Ausl e Irccs Reggio e Guastalla a vocazione generale, le altre strutture provinciali più mirate
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REGGIO EMILIA. Il paziente deve essere al centro dell'organizzazione sanitaria. Un obiettivo a cui si aggiunge l'introduzione di un sempre maggior numero di Pdta, e cioè percorsi interdisciplinari dedicati a singole patologie nei quali è chiaro chi è che prende in carico il paziente dal momento del suo arrivo fino alla sua dimissione. Una necessità che può diventare realtà con l'unificazione tra azienda ospedaliera Santa Maria Nuova, Ircss e Azienda sanitaria locale prevista per il 1° luglio 2017.
Un progetto che prevede la nascita di un solo ospedale anche se articolato su tutte le sei attuali strutture ospedaliere esistenti per garantire una uniformità di cure in tutta la provincia. Queste le sollecitazioni che un centinaio di medici e operatori sanitari hanno inviato ai vertici aziendali e agli amministratori locali mercoledì sera nell'incontro organizzato dal circolo Pd Sanità e Welfare sul futuro della sanità reggiana. A discutere del percorso e della tempistica dell'unificazione tra Azienda Ospedale e Azienda sanitaria locale, il segretario provinciale Pd Andrea Costa, il sindaco di Reggio Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il consigliere regionale Pd Roberta Mori (relatrice unica della legge regionale che sancirà l'unificazione), il direttore generale dell'azienda ospedaliera Fausto Nicolini, il direttore sanitario del Santa Maria Nuova Giorgio Mazzi, il consigliere della Fondazione Manodori Leonida Grisendi e il vice presidente provinciale di Unindustria Giannicola Albarelli. Assieme a loro operatori del settore in un confronto che ha consentito di discutere della nuova strutturazione.
Nei diversi interventi è stato sottolineato che per giungere a questi obiettivi serve la disponibilità dei medici a collaborare e non a competere tra loro, a mettere al centro il paziente e la capacità di lavorare il team. Semplificando si potrebbe dire che dovrà essere il medico a spostarsi nei diversi ospedali. Un primo passo per arrivare a una specializzazione per gli ospedali reggiani, che accanto a due centri come il Santa Maria Nuova e l'ospedale di Guastalla a vocazione generale, veda una caratterizzazione specifica delle altre quattro strutture. Com'è accaduto per Correggio con la riabilitazione, in stretto rapporto con la struttura di Albinea.
Un disegno che anche il presidente della Provincia Giammaria Manghi ha sostenuto, mentre il sindaco di Reggio ha posto l'accento sugli investimenti compiuti in questi anni. A partire dal Core e continuando con il Mire. Da ultimo il direttore Fausto Nicolini, che dopo aver ricostruito il percorso per l'unificazione, ha rimarcato come «ci voglia il coraggio di cambiare, anche quando le cose vanno bene come nella sanità reggiana».
Un progetto che prevede la nascita di un solo ospedale anche se articolato su tutte le sei attuali strutture ospedaliere esistenti per garantire una uniformità di cure in tutta la provincia. Queste le sollecitazioni che un centinaio di medici e operatori sanitari hanno inviato ai vertici aziendali e agli amministratori locali mercoledì sera nell'incontro organizzato dal circolo Pd Sanità e Welfare sul futuro della sanità reggiana. A discutere del percorso e della tempistica dell'unificazione tra Azienda Ospedale e Azienda sanitaria locale, il segretario provinciale Pd Andrea Costa, il sindaco di Reggio Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il consigliere regionale Pd Roberta Mori (relatrice unica della legge regionale che sancirà l'unificazione), il direttore generale dell'azienda ospedaliera Fausto Nicolini, il direttore sanitario del Santa Maria Nuova Giorgio Mazzi, il consigliere della Fondazione Manodori Leonida Grisendi e il vice presidente provinciale di Unindustria Giannicola Albarelli. Assieme a loro operatori del settore in un confronto che ha consentito di discutere della nuova strutturazione.
Nei diversi interventi è stato sottolineato che per giungere a questi obiettivi serve la disponibilità dei medici a collaborare e non a competere tra loro, a mettere al centro il paziente e la capacità di lavorare il team. Semplificando si potrebbe dire che dovrà essere il medico a spostarsi nei diversi ospedali. Un primo passo per arrivare a una specializzazione per gli ospedali reggiani, che accanto a due centri come il Santa Maria Nuova e l'ospedale di Guastalla a vocazione generale, veda una caratterizzazione specifica delle altre quattro strutture. Com'è accaduto per Correggio con la riabilitazione, in stretto rapporto con la struttura di Albinea.
Un disegno che anche il presidente della Provincia Giammaria Manghi ha sostenuto, mentre il sindaco di Reggio ha posto l'accento sugli investimenti compiuti in questi anni. A partire dal Core e continuando con il Mire. Da ultimo il direttore Fausto Nicolini, che dopo aver ricostruito il percorso per l'unificazione, ha rimarcato come «ci voglia il coraggio di cambiare, anche quando le cose vanno bene come nella sanità reggiana».
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