Il capo della polizia a Reggio Emilia, fa discutere un filmato “rubato”
Franco Gabrielli: «Imponderabile il valore dei funzionari», poi critica il sistema di valutazione: «Sono tutti scienziati, azz...»
REGGIO EMILIA. È una visita che sta facendo discutere quella del numero uno della polizia, Franco Gabrielli, il 23 febbraio a Reggio Emilia. Perché, durante il suo discorso informale nella nostra questura, davanti a Isabella Fusiello e a un centinaio di poliziotti, qualcuno ha filmato clandestinamente le sue parole.
Quattro minuti di video che ora stanno girando su Facebook e che mostrano un Gabrielli molto critico verso il sistema di valutazione interno alla polizia. Parole non studiate, a braccio, ma sincere, rilanciate ieri da Il Fatto Quotidiano.
«Io oggi vivo la condizione molto negativa – dice il capo della polizia – di colui che non riesce ad avere una ponderazione del valore dei propri funzionari. Al di là delle lettere che mi mandano i questori e i prefetti per segnalarmi a ridosso dei consigli di amministrazione... sono tutti scienziati. Addirittura si arriva all’eccesso del questore che, arrivato da tre giorni, per onorare l’impegno, scrive che strafico come il suo vicario non c’è nessuno. Il dirigente della Mobile è uno scienziato, quello della Digos poi non ne parliamo... Benissimo, tutto bene, però io ricevo 103 di queste segnalazioni, quante sono le questure, poi ci sono i direttori dei dipartimenti, le specialità, poi i colleghi del ministero».
Segnalazioni di eccellenze prodotte poco prima dei consigli di amministrazione della polizia, luoghi deputati a decidere le promozioni e il futuro delle carriere.
Ed è proprio questi che Gabrielli, in quelle frasi “rubate”, critica: «A noi oggi manca un audit che ci consenta di pesare quella che è la nostra classe dirigente, i rapporti di valutazione dei nostri dirigenti sono tutti cento su cento. Quando facciamo i consigli di amministrazione ci compaiono queste schermate... una fotografia della prima Comunione. Poi i rapporti informativi: tutti scienziati. Poi le ricompense, non apriamo quella porta. E quindi gli incarichi dove uno è stato. È stato in cinquanta posti, azz... magari ha girato perché nessuno lo voleva oppure uno che ha girato solo tre posti, perché nessuno lo voleva far andare via».
Quattro minuti estrapolati da un discorso di circa un’ora ma sufficienti per evidenziare il pensiero del numero uno della polizia. E per far intuire il progetto che si sta studiando per regolare questo crescere incontrollato di “scienziati”. «Creeremo un corpo ispettorale – conclude Gabrielli – che non sarà più l’acquario dove i colleghi fanno passare il loro tempo. Creeremo per la prima volta la divisione affari interni che comincerà a investigare sui poliziotti, soprattutto sui dirigenti. Perché i dirigenti devono svolgere una funzione di controllo sul loro personale e io devo controllare i dirigenti».
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