«Quei due non ci hanno mai chiesto scusa»
di Enrico Lorenzo Tidona
La rabbia della madre: «Hanno ucciso mio figlio». La moglie: «Difficoltà economiche senza Marco e con quattro figli»
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REGGIO EMILIA. «Sappia che non volevano fargli del male, lo volevano ammazzare». Il ricordo della notte del 2 febbraio 2015 è vivido nella testa di Mara Guidetti, mamma di Marco e Matteo Montruccoli.
Il primo era già morto ma lei ancora non lo sapeva, mentre era in ospedale in attesa di notizia del secondo, che lottava tra la vita e la morte sotto i ferri di un medico che, appena uscito dalla sala operatoria, le ha raccontato questa prima terribile verità medica: «Lo volevano ammazzare».
Con quei ricordi la donna ha composto ieri il racconto di quelle ore strazianti, che l’hanno segnata per sempre, come racconta il suo psicoterapeuta in aula, altro testimone tra i tanti chiamati dalla parte civile e sfilati ieri nel processo in Corte d’Assise per omicidio e tentato omicidio che vede imputati gli albanesi Danjel Tufa e Fatmir Hykaj (entrambi 27enni).
I due, tenuti sotto controllo dalla polizia penitenziaria, distano pochi passi dal banco dei testimoni, dove la madre dei Montruccoli parla, tra i singhiozzi, della sorte dell’amato figlio morto, e del rammarico di Matteo, rimasto vivo e che aveva chiesto aiuto al fratello Marco perché vessato dagli imputati per i quali custodiva della droga. Un regolamento di conti finito a coltellate, che hanno visto la morte di Marco Montruccoli nella casa del fratello a Forche di Puianello. «Io so che mio figlio è sicuramente pieno di sensi di colpa - dice Guidetti riferendosi a Matteo a margine dell’udienza - Ma è un figlio e io amo tutti e tre i miei figli anche se con la morte nel cuore perché è innaturale averne perso uno in questo modo. Però Matteo è vivo per miracolo e quindi cerchiamo di stare uniti finché possiamo e come possiamo per il bene dei bambini, che possono crescere in maniera il più possibile serena. Perché non hanno una valigia, ma un container come peso. Perché chiedono sempre del papà, soprattutto la più grande». Poi in udienza lo sfogo della madre verso i due imputati, che inchioda con rabbia e con gli occhi bagnati dalle lacrime: «Questi due ragazzi hanno ucciso mio figlio». E l’invito del giudice Dario De Luca: «Signora, guardi da questa parte rivolta alla Corte». E infine, incalzata dal pm Rita Pantani, la donna ha ammesso: «Non abbiamo mai ricevuto scuse dagli imputati, né un risarcimento». Diversi gli episodi riportati dai familiari sentiti ieri, come il padre Mario Montruccoli e la sorella Martina, che insieme alla moglie di Marco, Veronica Pignoli, stanno cercando di tenere saldo il ricordo del padre morto ai quattro figli. «Marco non ce lo riporterà ma se riuscissimo ad avere giustizia sarebbe una bella cosa, per lui. Perché dopo il danno non accetto anche la beffa. Deve risultare pulito da questa storia» ha dichiarato ieri la moglie. «Senza il suo stipendio e con quattro figli facciamo fatica ad andare avanti - ha aggiunto - abbiamo ricevuto 10mila euro da un fondo per le vittime, ma i soldi finiscono». «Forse per la prima volta mio fratello Matteo si è sentiti spalleggiare da mio fratello Marco - ha raccontato Martina Montruccoli - Quella sera gli chiese aiuto. La frase che fa più male è uno di questi due con il coltello in mano che lo ha puntato contro Matteo dicendogli “a te ti lascio vivo” e se ne sono andati. Matteo ci ha detto che si è avvicinato a Marco e che gli ha sentito il polso. Io Marco l’avevo sentito poco prima. Era tranquillo. Non c’era motivo di pensare che sarebbe finita così».
Il primo era già morto ma lei ancora non lo sapeva, mentre era in ospedale in attesa di notizia del secondo, che lottava tra la vita e la morte sotto i ferri di un medico che, appena uscito dalla sala operatoria, le ha raccontato questa prima terribile verità medica: «Lo volevano ammazzare».
Con quei ricordi la donna ha composto ieri il racconto di quelle ore strazianti, che l’hanno segnata per sempre, come racconta il suo psicoterapeuta in aula, altro testimone tra i tanti chiamati dalla parte civile e sfilati ieri nel processo in Corte d’Assise per omicidio e tentato omicidio che vede imputati gli albanesi Danjel Tufa e Fatmir Hykaj (entrambi 27enni).
I due, tenuti sotto controllo dalla polizia penitenziaria, distano pochi passi dal banco dei testimoni, dove la madre dei Montruccoli parla, tra i singhiozzi, della sorte dell’amato figlio morto, e del rammarico di Matteo, rimasto vivo e che aveva chiesto aiuto al fratello Marco perché vessato dagli imputati per i quali custodiva della droga. Un regolamento di conti finito a coltellate, che hanno visto la morte di Marco Montruccoli nella casa del fratello a Forche di Puianello. «Io so che mio figlio è sicuramente pieno di sensi di colpa - dice Guidetti riferendosi a Matteo a margine dell’udienza - Ma è un figlio e io amo tutti e tre i miei figli anche se con la morte nel cuore perché è innaturale averne perso uno in questo modo. Però Matteo è vivo per miracolo e quindi cerchiamo di stare uniti finché possiamo e come possiamo per il bene dei bambini, che possono crescere in maniera il più possibile serena. Perché non hanno una valigia, ma un container come peso. Perché chiedono sempre del papà, soprattutto la più grande». Poi in udienza lo sfogo della madre verso i due imputati, che inchioda con rabbia e con gli occhi bagnati dalle lacrime: «Questi due ragazzi hanno ucciso mio figlio». E l’invito del giudice Dario De Luca: «Signora, guardi da questa parte rivolta alla Corte». E infine, incalzata dal pm Rita Pantani, la donna ha ammesso: «Non abbiamo mai ricevuto scuse dagli imputati, né un risarcimento». Diversi gli episodi riportati dai familiari sentiti ieri, come il padre Mario Montruccoli e la sorella Martina, che insieme alla moglie di Marco, Veronica Pignoli, stanno cercando di tenere saldo il ricordo del padre morto ai quattro figli. «Marco non ce lo riporterà ma se riuscissimo ad avere giustizia sarebbe una bella cosa, per lui. Perché dopo il danno non accetto anche la beffa. Deve risultare pulito da questa storia» ha dichiarato ieri la moglie. «Senza il suo stipendio e con quattro figli facciamo fatica ad andare avanti - ha aggiunto - abbiamo ricevuto 10mila euro da un fondo per le vittime, ma i soldi finiscono». «Forse per la prima volta mio fratello Matteo si è sentiti spalleggiare da mio fratello Marco - ha raccontato Martina Montruccoli - Quella sera gli chiese aiuto. La frase che fa più male è uno di questi due con il coltello in mano che lo ha puntato contro Matteo dicendogli “a te ti lascio vivo” e se ne sono andati. Matteo ci ha detto che si è avvicinato a Marco e che gli ha sentito il polso. Io Marco l’avevo sentito poco prima. Era tranquillo. Non c’era motivo di pensare che sarebbe finita così».
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