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un difensore 

«È una storia  poco credibile Ora chiedo l’atto di morte»

REGGIO EMILIA. Dopo la sorprendente notizia del morto “resuscitato” l’avvocato Carmen Pisanello – che difende Michele Bolognino – va subito al contrattacco e spiega ai cronisti, al termine dell’udienz...

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REGGIO EMILIA. Dopo la sorprendente notizia del morto “resuscitato” l’avvocato Carmen Pisanello – che difende Michele Bolognino – va subito al contrattacco e spiega ai cronisti, al termine dell’udienza, cosa intende fare: «A questo punto chiederò il certificato di morte di Salvatore Soda!» esclama.
Poi aggiunge: «Un colpo di scena che la dice lunga sulla credibilità di questa vicenda come ricostruita da chi ha indagato». Già nel controesame l’avvocato Pisanello ha ribattuto che nella riunione (una delle tante di questa vicenda) nel capannone di Bolognino a Montecchio «vi era stata solo una normale transazione fra le parti in causa per arrivare a fissare in 23mila euro la cifra dovuta da Bianchini a Soda». Michele Bolognino, per gli inquirenti, è invece un mediatore dai metodi mafiosi che protegge Bianchini in questa storia. Ritornando a Salvatore Soda, il pm antimafia Marco Mescolini lasciando l’aula dice che se non è morto lo cercheranno ora i carabinieri.
Mentre chi ha innescato questo “giallo”, cioè l’ex imprenditore edile Domenico D’Urzo ha negato di essere mai stato socio di Soda (come invece compare nel capo d’imputazione, ndr) e di «aver solamente girato la palla a Soda relativamente ai lavori in subappalto proposti dall’imprenditore modenese Augusto Bianchini e che prevedevano muri in cemento armato per una galleria. Poi fui chiamato per calmare Soda che, non ricevendo i soldi, voleva fare denuncia, come effettivamente fece».

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