Gazzetta di Reggio

Reggio

Evasione milionaria e usura: arrestato  

di Enrico Lorenzo Tidona
Evasione milionaria e usura: arrestato  

In carcere Aldo Ruffini, 72 anni, già noto per il maxi sequestro del patrimonio da 20 milioni. È indagato anche per minacce

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REGGIO EMILIA. Andava spesso al bar in via Emilia all’Angelo a trovare gli amici con auto di gran lusso, vestiva bene e non gli mancavano certo i contanti. Un uomo che, nonostante i 72 anni, non si comportava certo come un pensionato qualsiasi, e visti gli agi dava spesso nell’occhio.
Poi, lo scorso dicembre, un primo sequestro da 3 milioni di euro, a cui ne è seguito un altro – per un totale di 21 milioni di euro – tra gioielli, auto e appartamenti: una ricchezza di prim’ordine che non trovava giustificazione però nelle dichiarazioni dei redditi di Aldo Ruffini, attorno al quale la procura di Reggio Emilia ha chiuso ora il cerchio chiedendo e ottenendo dal gip la misura cautelare in carcere. Il noto commerciante reggiano, infatti, finito nel 2016 nel mirino della guardia di finanza di Reggio Emilia, è ora dietro le sbarre alla Pulce.
Si tratta infatti di uno dei casi più eclatanti degli ultimi tempi in Italia, scoppiato lo scorso dicembre quando gli era stata applicata una doppia misura di prevenzione patrimoniale dal tribunale di Reggio Emilia che aveva portato al sequestro di autovetture di lusso, appartamenti, orologi di pregio, gioielli, opere d’arte e 1,3 milioni di euro in contanti, per un ammontare complessivo pari a 21 milioni di euro.
La procura della Repubblica di Reggio Emilia contesta a Ruffini i reati di esercizio abusivo attività finanziaria, usura, ricettazione, riciclaggio, contraffazione marchi, reati tributari, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, quest’ultima avvenuta durante i sequestri. Per il 72enne, quindi, si sono aperte le porte del carcere in attesa di giudizio. I sostituti procuratori Valentina Salvi e Giulia Stignani hanno infatti rilevato come, dagli accertamenti del Nucleo Polizia Tributaria della guardia di finanza di Reggio Emilia, guidato dal tenente colonnello Lello Pisani, si potesse evidenziare una chiara sproporzione tra i redditi dichiarati e il suo patrimonio, parte del quale era stato intestato a prestanome e accumulato tramite diversi reati, in particolare di natura tributaria. Ma alcune risultanze emerse nel corso delle indagini e la condotta tenuta del pensionato d’oro in occasione delle operazioni, quando arrivò a minacciare sia i finanzieri sia l’amministratore giudiziario, hanno determinato l’avvio di ulteriori indagini coordinate dalla procura, che hanno consentito di raccogliere elementi utili a richiedere al gip l’emissione di un provvedimento restrittivo della libertà personale del commerciante.

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