Il consumo di alcol è ancora alto vediamo poche pattuglie in giro
Molto sentita nel quartiere è la necessità «di ricercare di forme concrete di “convivenza” tra diversi soggetti sociali. Ma non ci sembra che le cose siano sostanzialmente modificate se non per il...
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Molto sentita nel quartiere è la necessità «di ricercare di forme concrete di “convivenza” tra diversi soggetti sociali. Ma non ci sembra che le cose siano sostanzialmente modificate se non per il fatto che probabilmente c’è meno “frequentazione” per ragioni oggettive. Ancora il consumo di alcolici è prassi normale, sotto i condomini, nella piazza Duca d’Aosta e nel Campetto Michelangelo. In quest’ultimo caso con problemi a volte significativi per la contestuale presenza dei bambini che giocano. Non abbiamo la percezione di una presenza forte e costante delle diverse forze dell’ordine. Sappiamo poi che il territorio è abitato da una percentuale di stranieri (almeno il 33% come ci diciamo nel Patto): questo richiede un qualche controllo sulla effettiva residenza, cosa che non ci risulta. Si era sottolineata l’esigenza (e la nostra disponibilità) ad incontri con i gestori degli esercizi commerciali per sensibilizzare rispetto alla qualità della convivenza (responsabilità reciproche ad esempio per la vendita di alcolici, ma anche per gli assembramenti delle persone) e magari per aprire un tavolo che portasse ad immaginare forme di commercio di prossimità». L’associazione conclude con una certa amarezza che «nulla di tutto questo è avvenuto, nonostante rassicurazioni» e tira in ballo anche progetti europei sul tema che sembrano rimasti sulla carta.
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