«Il Patto non regge e vi spiego perché»
La presidentessa Profumieri critica l’accordo Comitato-Comune
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REGGIO EMILIA. C‘è voglia di partecipazione, c’è voglia di vedere il proprio quartiere sempre più vivibile, ricco di proposte e sicuro, soprattutto dal punto di vista sociale. Così, sulla spinta di questa voglia di fare e di esserci, un paio d’anni fa è nata l’associazione Via Filzi & Dintorni. Con questa associazione il Comune ha siglato un anno fa un Patto di Quartiere, per affrontare quattro tematiche «tenute insieme – dice la presidentessa dell’associazione, Erika Profumieri – da due idee di fondo: la sicurezza e la vivibilità», ovvero la manutenzione e cura del territorio, la viabilità, forme concrete di convivenza tra diversi soggetti sociali e, infine, lo sviluppo partecipato della cultura.
Dopo dodici mesi è tempo di bilancio. E, per l’associazione è un bilancio «pieno di ombre e con poche luci» e forse anche perché «il Patto così come è articolato non regge». E vediamo perché.
Primo, «il Patto è parziale e non rispecchia una visione unitaria della comunità». Per Via Filzi & Dintorni «quello che succede nel quartiere oggetto del Patto è un tassello della città» così le soluzioni o le non soluzioni finiscono per riflettersi su tutta la città. Prendiamo la questione dell’inclusione dei cittadini stranieri: «Risolvere il problema trovando un posto, magari sottolineando che altri posti non ci sono perché “fanno cartello” non è una soluzione, ma un ripiego». Così, invece di risolvere la questione si finisce per creare rischi di ghettizzazione, i cittadini non capiscono la scelta e alla fine i problemi rischiano di alimentare e far esplodere le tensioni.
Per l’associazione «l’esempio dei rifugiati inseriti nel nostro territorio è emblematico di questa scarsa attenzione e, di conseguenza, anche i processi d’inclusione non vengono favoriti» inoltre, «anche non aver proceduto a favorire il confronto con gli esercenti è un segnale per noi molto critico». Insomma, «non è possibile costruire la partecipazione dividendo, ma al contrario creando relazioni e consapevolezza critica».
Secondo, il Patto non funziona «perché ha visto soprattutto l’associazione a sollecitare in modo continuo la realizzazione delle cose concordate». Come dire, siamo stati noi a bussare più spesso alla porta dell’ente comunale per cercare il confronto. Critica che porta direttamente al terzo punto della contestazione del Patto «perché relega noi cittadini ad un ruolo quasi conflittuale, solo di chi chiede e il rapporto è di “consumo di risorse” senza spazi e luoghi d’interlocuzione più ampi che contribuiscano alla crescita della conoscenza e della consapevolezza collettiva, come condizione per la partecipazione».
In sostanza per Via Filzi & Dintorni, nata sul tema del “bene-essere della comunità”, è fondamentale far sentire le persone «protagoniste di un progetto di comunità che hanno, per una parte, contribuito a costruire».
Dopo dodici mesi è tempo di bilancio. E, per l’associazione è un bilancio «pieno di ombre e con poche luci» e forse anche perché «il Patto così come è articolato non regge». E vediamo perché.
Primo, «il Patto è parziale e non rispecchia una visione unitaria della comunità». Per Via Filzi & Dintorni «quello che succede nel quartiere oggetto del Patto è un tassello della città» così le soluzioni o le non soluzioni finiscono per riflettersi su tutta la città. Prendiamo la questione dell’inclusione dei cittadini stranieri: «Risolvere il problema trovando un posto, magari sottolineando che altri posti non ci sono perché “fanno cartello” non è una soluzione, ma un ripiego». Così, invece di risolvere la questione si finisce per creare rischi di ghettizzazione, i cittadini non capiscono la scelta e alla fine i problemi rischiano di alimentare e far esplodere le tensioni.
Per l’associazione «l’esempio dei rifugiati inseriti nel nostro territorio è emblematico di questa scarsa attenzione e, di conseguenza, anche i processi d’inclusione non vengono favoriti» inoltre, «anche non aver proceduto a favorire il confronto con gli esercenti è un segnale per noi molto critico». Insomma, «non è possibile costruire la partecipazione dividendo, ma al contrario creando relazioni e consapevolezza critica».
Secondo, il Patto non funziona «perché ha visto soprattutto l’associazione a sollecitare in modo continuo la realizzazione delle cose concordate». Come dire, siamo stati noi a bussare più spesso alla porta dell’ente comunale per cercare il confronto. Critica che porta direttamente al terzo punto della contestazione del Patto «perché relega noi cittadini ad un ruolo quasi conflittuale, solo di chi chiede e il rapporto è di “consumo di risorse” senza spazi e luoghi d’interlocuzione più ampi che contribuiscano alla crescita della conoscenza e della consapevolezza collettiva, come condizione per la partecipazione».
In sostanza per Via Filzi & Dintorni, nata sul tema del “bene-essere della comunità”, è fondamentale far sentire le persone «protagoniste di un progetto di comunità che hanno, per una parte, contribuito a costruire».
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