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Le note di Imagine commuovono gli studenti reggiani 

di Adriano Arati
Le note di Imagine commuovono gli studenti reggiani 

Le riflessioni degli alunni del liceo Corso di Correggio «Torno a casa con un impegno: prometto la memoria»

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BERLINO. Un ultimo valzer «per promettere la memoria». Un atto conclusivo vissuto con le valigie già impacchettate, prima di riaffrontare gli oltre mille chilometri fra Berlino e Reggio. Sabato alla cava di Treuenbrietzen, a sud-ovest di Berlino, si è tenuta la terza commemorazione finale del Viaggio della Memoria 2017 organizzato da Istoreco. Partito a metà a febbraio, in tre turni consecutivi ha portato a Berlino quasi 1.100 persone, in gran parte studenti delle scuole superiori reggiane. Gruppi separati, che hanno visitato luoghi e memoriali differenti prima di ritrovarsi nell’unico momento collettivo, pensato per condividere riflessioni ed emozioni della settimana.
Per il viaggio 2017, dedicato ai deportati militari italiani, la sede scelta si chiama Treuenbrietzen, un villaggio ad alcune decine di chilometri da Berlino che durante la guerra ospitava una grossa fabbrica metalmeccanica, mandata avanti da schiavi di varie nazioni.
Qui, a pochi giorni dalla caduta nazista, vennero fucilati 127 deportati italiani, fra cui il reggiano Allenin Barbieri, nato a Gattatico e residente a Cadelbosco. E qui, davanti alla cava di sabbia sede del massacro, hanno parlato le ragazze e i ragazzi del Viaggio della Memoria. Hanno parlato, portato foto e pure cantato: è accaduto nel primo turno, quando Matteo Braghiroli del liceo Moro con la sua chitarra ha intonato Imagine di John Lennon, trascinando quasi 400 persone nel coro. C’era spazio per tutto, dai pensieri intimi alle riflessioni di una classe.
Come quella, bellissima, delle ragazze della quinta AL del liceo Corso Correggio, figlia della visita al campo di concentramento di Sachsenhausen. Per voce di una di loro hanno fatto una promessa impegnativa, queste studenti, hanno promesso la memoria.
«Quello che più mi ha impressionato di questo viaggio è stato il campo di concentramento; non è un’affermazione scontata come potrebbe sembrare, ho visto ragazzi scherzare e ridere serenamente mentre passeggiavano tranquillamente su quella terra impregnata di sangue. Mentre camminavo sentivo qualcosa di strano dentro di me, un senso di colpa che non riuscivo a giustificare. Stando in quei luoghi si vorrebbe poterli capire, si vorrebbe capire ciò che hanno significato per chi ci è passato; abbiamo ciò che loro sognavano: la libertà», scrive la ragazza correggese.
Un impatto duro, che porta in strane direzioni: «Allo stesso tempo pensavo che fosse stupido passeggiare indifferente in un luogo di morte».
E quindi, che fare?
«Combattuta fra quello che provavo, ho deciso di fare una promessa: prometto la memoria. So che non è nulla per quei morti, ma è quanto di meglio io, noi possiamo fare. Non si deve evitare la memoria del dolore, non si deve considerare la storia come passato da cui è indipendente il futuro».
L’impegno è gravoso ma necessario, sottolineano le ragazze del Corso.
Perché necessario?
Perché «chi ha commesso tutto ciò era un umano, erano tanti umani. Cosa differenzia me da loro? Cosa mi dà la certezza che io o i miei compagni un giorno non saremo capaci di tanto odio? Nulla. Torno da questo viaggio con un peso in più sulle spalle: quello della consapevolezza che porto con cura e fierezza, pur sapendo che mi costerà fatica affermarla ogni giorno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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