Presidio alla discarica e pioggia di proteste
di Adriano Arati
Carpineti: rifiuti speciali a Poiatica, l’ipotesi al vaglio infiamma la montagna Le Cicogne: «Così l’Appennino si spopola». Il comitato staziona all’ingresso
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CARPINETI . Un presidio spontaneo davanti alla discarica e una pioggia di reazioni. Non ha impiegato molto ad allargarsi la rabbia del comitato “Fermare la discarica di Poiatica”, dopo le soluzioni al vaglio della Regione per concludere definitivamente il ciclo del sito di conferimento rifiuti carpinetano, chiuso dal 2014.
Giovedì i rappresentanti del comitato hanno incontro Alberto Montanari, docente di quell’università di Bologna a cui la Regione ha affidato uno studio “terzo” sulle ipotesi per la riqualifica e ripristino dell’invaso dell’ex cava a fianco del corso del fiume Secchia. Una delle tre ipotesi, quella definita «economicamente più vantaggiosa», prevedrebbe l’uso di 800mila metri cubi di rifiuti speciali e di 500mila metri cubi di terra per riempire completamente l’invaso, con l’arrivo in zona di un altro grande quantitativo di inerti.
Per il comitato si tratta di una «beffa», perché questa strada è molto simile a quella a cui aveva pensato la Regione stessa due anni fa. E si parla quindi di «tradimento» da parte degli enti pubblici. Le reazioni non sono mancate.
Ieri pomeriggio parecchie persone si sono date appuntamento davanti all’ingresso della discarica per manifestare pubblicamente la propria rabbia, e nel frattempo sono arrivate altre prese di posizione. La più significativa e amara e quella della Cicogne, il comitato appenninico impegnato in un’altra grande battaglia della zona, quella per il salvataggio del punto nascite dell’ospedale di Castelnovo Monti. «E quando le montagne saranno spopolate, i territori flagellati incolti deturpati ed abbandonati, i sevizi inesistenti e tutti saremo ammassati in città?», si legge sulla pagina Facebook delle Cicogne. E si aggiunge: «Vita in Appennino, ma i nostri amministratori a che gioco stanno giocando? Di sicuro con le nostre vite». Il consigliere regionale dei 5 Stelle Gianluca Sassi mette nel mirino la Regione, invitandola a non cambiare direzione rispetto al recente passato. «Credo che la Regione abbia una sola cosa da fare, ovvero mantenere fede agli impegni presi, anche con i cittadini, e non permettere che la discarica di Poiatica venga ancora utilizzata per qualsivoglia tipo di rifiuti – attacca – I cittadini hanno già subito sulla propria pelle le scelte del passato e non meritano un trattamento del genere. L’arrivo di altri 800mila metri cubi di rifiuti speciali sarebbe una beffa clamorosa».
E a proposito di pubbliche amministrazioni, secondo il comitato il campo di battaglia si sposterà a breve nei consigli comunali. «Non possiamo accettare un ricatto monetario davanti al rischio di avvelenare di nuovo la terra in cui viviamo – avvertono – Se come pensiamo, la moneta di scambio saranno i bilanci comunali noi prenderemo atto di chi localmente venderà il proprio Comune e chi invece si opporrà con coraggio e manterrà fede all’impegno preso sottoscrivendo solo pochi mesi fa quell’atto che si opponeva ad ulteriori conferimenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovedì i rappresentanti del comitato hanno incontro Alberto Montanari, docente di quell’università di Bologna a cui la Regione ha affidato uno studio “terzo” sulle ipotesi per la riqualifica e ripristino dell’invaso dell’ex cava a fianco del corso del fiume Secchia. Una delle tre ipotesi, quella definita «economicamente più vantaggiosa», prevedrebbe l’uso di 800mila metri cubi di rifiuti speciali e di 500mila metri cubi di terra per riempire completamente l’invaso, con l’arrivo in zona di un altro grande quantitativo di inerti.
Per il comitato si tratta di una «beffa», perché questa strada è molto simile a quella a cui aveva pensato la Regione stessa due anni fa. E si parla quindi di «tradimento» da parte degli enti pubblici. Le reazioni non sono mancate.
Ieri pomeriggio parecchie persone si sono date appuntamento davanti all’ingresso della discarica per manifestare pubblicamente la propria rabbia, e nel frattempo sono arrivate altre prese di posizione. La più significativa e amara e quella della Cicogne, il comitato appenninico impegnato in un’altra grande battaglia della zona, quella per il salvataggio del punto nascite dell’ospedale di Castelnovo Monti. «E quando le montagne saranno spopolate, i territori flagellati incolti deturpati ed abbandonati, i sevizi inesistenti e tutti saremo ammassati in città?», si legge sulla pagina Facebook delle Cicogne. E si aggiunge: «Vita in Appennino, ma i nostri amministratori a che gioco stanno giocando? Di sicuro con le nostre vite». Il consigliere regionale dei 5 Stelle Gianluca Sassi mette nel mirino la Regione, invitandola a non cambiare direzione rispetto al recente passato. «Credo che la Regione abbia una sola cosa da fare, ovvero mantenere fede agli impegni presi, anche con i cittadini, e non permettere che la discarica di Poiatica venga ancora utilizzata per qualsivoglia tipo di rifiuti – attacca – I cittadini hanno già subito sulla propria pelle le scelte del passato e non meritano un trattamento del genere. L’arrivo di altri 800mila metri cubi di rifiuti speciali sarebbe una beffa clamorosa».
E a proposito di pubbliche amministrazioni, secondo il comitato il campo di battaglia si sposterà a breve nei consigli comunali. «Non possiamo accettare un ricatto monetario davanti al rischio di avvelenare di nuovo la terra in cui viviamo – avvertono – Se come pensiamo, la moneta di scambio saranno i bilanci comunali noi prenderemo atto di chi localmente venderà il proprio Comune e chi invece si opporrà con coraggio e manterrà fede all’impegno preso sottoscrivendo solo pochi mesi fa quell’atto che si opponeva ad ulteriori conferimenti».
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