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Sicurezza, Costa «Più uomini e risorse e subito pene certe» 

Sicurezza, Costa «Più uomini e risorse e subito pene certe» 

Il segretario-sindaco del Pd non firma la lettera dei colleghi «Sbagliata l’equazione: più tasse pagate più forze di polizia»

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REGGIO EMILIA. Più forze dell’ordine sul territorio reggiano. È questa la richiesta lanciata da un gruppetto di sindaci e segretari di circolo del Pd reggiani attraverso una lettera aperta indirizzata al capo della polizia, Franco Gabrielli, accompagnata da un ragionamento: qui si pagano le tasse e quindi servono in proporzione più forze dell’ordine.
Appello in cui non compaiono alcune “firme eccellenti”, quella del primo cittadino di Reggio Emilia Luca Vecchi, dei sindaci di Correggio (Ilenia Malavasi), di Castelnovo Monti (Enrico Bini) e Montecchio (Paolo Colli), quella del presidente della Provincia Giammaria Manghi e quella del segretario provinciale del Pd (e sindaco di Luzzara) Andrea Costa.
Segretario, come mai non ha sottoscritto quella lettera? È sbagliato chiedere più forze dell’ordine?
«Assolutamente no, la richiesta è legittima e in questo mi associo ai colleghi – spiega Costa – Però la metterei cosi: avere più forze dell’ordine, che garantiscono un presidio migliore, vale da Milano a Palermo. Non è che siccome a Luzzara si versano allo Stato 50 milioni di euro di Irpef all’anno e magari nel paese confinante molti meno, io devo avere più carabinieri e poliziotti. Anche perché la criminalità va combattuta su tutto il territorio nazionale. Io sono vicino alla richiesta dei miei colleghi sindaci, il loro è un appello onesto e mosso dalla volontà di esercitare al meglio il loro ruolo di custodi delle proprie comunità. È un appello trasversale, che riguarda i primi cittadini da Nord a Sud: proprio oggi (ieri, ndr) il mio collega sindaco di Casal di Principe lancia l’allarme per la chiusura del posto di polizia nel suo Comune».
Quindi? Cosa si deve fare?
«Va tolto il blocco del turnover nelle forze dell’ordine: oggi non si possono sostituire i pensionamenti con personale nuovo, come accade in tutta la pubblica amministrazione, a causa della norma Brunetta. Penso sia assurdo che quel blocco valga anche per le forze dell’ordine. E, più in generale, va pensato un nuovo investimento sulle risorse umane nella pubblica amministrazione: presto saranno assunte nei tribunali duemila persone e una quota toccherà anche a Reggio Emilia, noi abbiamo bisogno di questo: ossia che si possano potenziare gli organici delle forze dell’ordine per permettere loro di fare ancora meglio di quanto non stiano già facendo. Poi ci sarebbe anche altro».
Cioè?
«Mi aspetto che il Senato approvi la Riforma della Giustizia, che prevede processi più veloci e pene più severe per chi commette certi tipi di reati, come i furti nelle abitazioni. Lo Stato deve essere più celere e più severo. Quella riforma l’ha scritta il Pd ed è una risposta alla richiesta della certezza della pena che arriva dalle nostre comunità: sto facendo una quarantina di assemblee di circolo in tutta la provincia e non c’è una sera in cui non mi venga posto il tema dalla nostra base. Si sappia che se quella riforma è ferma è per colpa degli altri partiti e non del Pd: sarebbe un risultato importante per i cittadini la sua approvazione, ma qualcuno pensa solo alla campagna elettorale e non vuole farcela approvare per sfruttare l’argomento sicurezza contro il Pd».
Ok pene più severe, ma si è partiti dalla richiesta di più risorse umane per le forze dell’ordine per presidiare meglio i territori. E i Comuni che ruolo devono avere?
«I Comuni stanno già giocando, a Reggio Emilia, un ruolo importante. Sotto la regia della prefettura c’è un coordinamento importante tra tutte le forze dell’ordine e gli enti locali, che ci ha permesso di conseguire risultati importanti nel contrasto alla criminalità. Poi ci sono investimenti che stiamo facendo, come i varchi elettronici che tengono monitorate molte strade e che individuano veicoli sospetti, che servono a fornire strumenti utili per la prevenzione o per le indagini. La collaborazione tra le polizie municipali e gli apparati dello Stato è massima. Certo, mi piacerebbe avere a disposizione più agenti per poter fare anche di più, ma qui la questione è un’altra: se un Comune non può assumere un agente di polizia municipale perché ha dei vincoli sulla spesa di personale, se non ha autonomia fiscale per poter decidere quali investimenti fare sul proprio territorio, allora come si fa a fare la differenza? Recuperiamo l’idea che avevamo anche noi di ridare dignità massima al ruolo degli amministratori locali concedendogli più libertà di manovra nella gestione dei propri municipi: io mi fido delle capacità dei miei sindaci, vorrei che si fidasse anche lo Stato centrale».
Intanto il ministro Minniti ha pronto un pacchetto di proposte per la “sicurezza urbana” che mette sulle spalle dei primi cittadini nuove responsabilità: cosa ne pensa?
«Intanto voglio dire che si nota il cambio di passo del ministero degli Interni sotto la guida di Minniti: sta facendo bene e la gente lo percepisce. Il decreto legge con i nuovi provvedimenti è in Parlamento per la sua conversione, credo ci siano novità importanti e se ne discuteva con Matteo Ricci (sindaco di Pesaro e responsabile nazionale enti locali del Pd, ndr), Antonio Decaro (sindaco di Bari e presidente Anci): vogliamo che alle nuove responsabilità per i sindaci corrispondano strumenti efficaci per esercitarle. E sposo la proposta di Nardella, sindaco di Firenze: avremo la possibilità di allontanare una persona dal territorio comunale, ma se questa dovesse fare ritorno non serve una multa quanto piuttosto una sanzione penale. In questo senso sarà presentato un emendamento entro martedì, in modo che il decreto Minniti venga migliorato con il contributo dei sindaci».
Insomma, più risorse e strumenti, più personale, nuove competenze: anche i sindaci Pd vogliono fare gli “sceriffi”?
«Proprio no, l’approccio culturale è completamente diverso, ecco perché respingo l’idea di legare la distribuzione delle forze di polizia alla quantità di tasse pagate da un territorio. Noi vogliamo garantire la tranquillità delle nostre comunità e vogliamo farlo con spirito di collaborazione con tutti gli apparati dello Stato e rispetto delle Istituzioni. Vogliamo che sia lo Stato a difendere i propri cittadini anche per evitare la via breve per cui “conviene prendersi un’arma e farsi giustizia da sé”. E vogliamo anche promuovere investimenti in cultura, servizi, cura del patrimonio, insomma investire su una idea di comunità e sul ruolo civico dei cittadini». (g.g.)
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