Tutti “ospiti” del sindaco a Treuenbrietzen
La commemorazione finale nel luogo in cui vennero fucilati 127 italiani, tra i quali un reggiano
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BERLINO. Treuenbrietzen è stato scelto come luogo della commemorazione conclusiva per una serie di incastri storici piuttosto particolari.
Lì, il 23 aprile 1945, dei nazisti in fuga tornarono alla fabbrica solo per vendicarsi degli italiani: le truppe dell’Armata Rossa erano già passate in zona, ma non avendo truppe sufficienti per presidiare ogni campo erano rimaste nell’area in un unico ritrovo, e i nazisti ne approfittarono per uccidere solo gli italiani, i “traditori di Badoglio”, fucilando 127 persone fra cui il reggiano Allenin Barbieri, omaggiato a gennaio con una pietra d’inciampo a Cadelbosco, sua ultima residenza italiana.
Nei giorni seguenti, ci furono altre esecuzioni, anche ai danni degli abitanti civili da parte dei russi.
Momenti di sangue che hanno segnato la storia recente del paese.
L’attuale sindaco Michael Knape ha garantito la massima collaborazione ad Istoreco e ha presenziato per tre sabati consecutivi alla commemorazione, coinvolgendo anche la popolazione.
Una sorta di “sindaco del borgo”: ha sempre ripulito il monumento e risistemato il terreno dopo il passaggio dei gruppi, e nel secondo turno hanno partecipato al commiato una decina di abitanti. Fra loro, i ragazzi delle medie locali, componenti del gruppo storico che da decenni opera per ricordare la vicenda di Treuenbrietzen, e un anziano docente, fervente antifascista: un bimbo nel 1945, ha assistito ad alcune esecuzioni e poi nel dopoguerra ha coordinato i percorsi culturali sulla memoria di quanto accaduto.
Memorie del Brandeburgo e memorie della via Emilia intrecciate in quello che per i ragazzi reggiani è spesso un nuovo metodo di apprendimento: «Facendo questo viaggio, ho imparato che ci sono diversi modi di studiare e di apprendere. Camminare per Berlino, incontrare la storia osservando monumenti, musei e testimonianze, sembra tutto più semplice, come se per un momento si entrasse direttamente nelle vicende. Abbiamo raccolto le memorie di chi ha sofferto per renderci liberi, per trasmettere gli ideali di pace di uguaglianza e solidarietà affinché tutto questo non succeda più», rivela Francesca Chiari della quinta B del Motti. (adr.ar)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Lì, il 23 aprile 1945, dei nazisti in fuga tornarono alla fabbrica solo per vendicarsi degli italiani: le truppe dell’Armata Rossa erano già passate in zona, ma non avendo truppe sufficienti per presidiare ogni campo erano rimaste nell’area in un unico ritrovo, e i nazisti ne approfittarono per uccidere solo gli italiani, i “traditori di Badoglio”, fucilando 127 persone fra cui il reggiano Allenin Barbieri, omaggiato a gennaio con una pietra d’inciampo a Cadelbosco, sua ultima residenza italiana.
Nei giorni seguenti, ci furono altre esecuzioni, anche ai danni degli abitanti civili da parte dei russi.
Momenti di sangue che hanno segnato la storia recente del paese.
L’attuale sindaco Michael Knape ha garantito la massima collaborazione ad Istoreco e ha presenziato per tre sabati consecutivi alla commemorazione, coinvolgendo anche la popolazione.
Una sorta di “sindaco del borgo”: ha sempre ripulito il monumento e risistemato il terreno dopo il passaggio dei gruppi, e nel secondo turno hanno partecipato al commiato una decina di abitanti. Fra loro, i ragazzi delle medie locali, componenti del gruppo storico che da decenni opera per ricordare la vicenda di Treuenbrietzen, e un anziano docente, fervente antifascista: un bimbo nel 1945, ha assistito ad alcune esecuzioni e poi nel dopoguerra ha coordinato i percorsi culturali sulla memoria di quanto accaduto.
Memorie del Brandeburgo e memorie della via Emilia intrecciate in quello che per i ragazzi reggiani è spesso un nuovo metodo di apprendimento: «Facendo questo viaggio, ho imparato che ci sono diversi modi di studiare e di apprendere. Camminare per Berlino, incontrare la storia osservando monumenti, musei e testimonianze, sembra tutto più semplice, come se per un momento si entrasse direttamente nelle vicende. Abbiamo raccolto le memorie di chi ha sofferto per renderci liberi, per trasmettere gli ideali di pace di uguaglianza e solidarietà affinché tutto questo non succeda più», rivela Francesca Chiari della quinta B del Motti. (adr.ar)
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