Falsi permessi: tutto prescritto
di Ambra Prati
Caso chiuso per l’ex direttore delle Poste di Montecchio e altri imputati. Uno solo andrà a processo
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MONTECCHIO. L’accusa sostenuta dalla Procura di Modena era che i sette avessero creato un’associazione a delinquere per creare falsa documentazione per attestare l’attesa del permesso di soggiorno, se il cliente clandestino fosse stato controllato. A otto anni dai fatti, ieri l’udienza preliminare si è conclusa con la constatazione del decesso di un imputato, un rinvio a giudizio, un patteggiamento e la prescrizione per gli altri imputati. Il gruppo individuato nel corso delle indagini era composto da italiani e da una nigeriana. Uno di loro, M.C., all’epoca dei fatti era direttore dell’ufficio postale di Montecchio. Tra questi c’era anche P.A.G., ex avvocato carpigiano nel frattempo deceduto: il giudice ha fatto archiviare il suo fascicolo.
L’indagine è stata condotta su un traffico di documentazione fasulla che circolava nel 2009 tra Modena e varie questure italiane in vista di un’imminente sanatoria. Dalla ricostruzione dei fatti, risulta che il direttore delle Poste avrebbe fornito numerose volte il cosiddetto “kit” con cui i clandestini potevano avviare le pratiche per regolarizzarsi in Italia. I suoi avvocati ieri hanno avviato un processo abbreviato chiedendo l’assoluzione, ma la discussione è stata inutile: è subentrata la prescrizione (alla quale l’imputato non ha rinunciato).
Anche per gli altri imputati, molti dei quali residenti a Modena, è scattata la prescrizione. Solo uno è stato rinviato a giudizio, mentre un altro imputato ha chiesto il patteggiamento, terminato con una pena di due anni. L’accusa contro di loro era di associazione a delinquere semplice per aver creato la rete per la falsa documentazione a scopo di lucro, falsi atti pubblici, l’applicazione di sigillo attraverso una cooperativa che ufficialmente si occupava delle pratiche per extracomunitari da regolarizzare, oltre a fornire documentazione su attività lavorative in corso ad opera degli immigrati clandestini che sono poi risultate false.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’indagine è stata condotta su un traffico di documentazione fasulla che circolava nel 2009 tra Modena e varie questure italiane in vista di un’imminente sanatoria. Dalla ricostruzione dei fatti, risulta che il direttore delle Poste avrebbe fornito numerose volte il cosiddetto “kit” con cui i clandestini potevano avviare le pratiche per regolarizzarsi in Italia. I suoi avvocati ieri hanno avviato un processo abbreviato chiedendo l’assoluzione, ma la discussione è stata inutile: è subentrata la prescrizione (alla quale l’imputato non ha rinunciato).
Anche per gli altri imputati, molti dei quali residenti a Modena, è scattata la prescrizione. Solo uno è stato rinviato a giudizio, mentre un altro imputato ha chiesto il patteggiamento, terminato con una pena di due anni. L’accusa contro di loro era di associazione a delinquere semplice per aver creato la rete per la falsa documentazione a scopo di lucro, falsi atti pubblici, l’applicazione di sigillo attraverso una cooperativa che ufficialmente si occupava delle pratiche per extracomunitari da regolarizzare, oltre a fornire documentazione su attività lavorative in corso ad opera degli immigrati clandestini che sono poi risultate false.
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