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L’Unione dei Comuni «La discarica è chiusa e nessuno la riaprirà» 

L’Unione dei Comuni «La discarica è chiusa e nessuno la riaprirà» 

Carpineti, le reazioni al progetto per riqualificare Poiatica «No all’arrivo di nuovi rifiuti e chiarezza su chi deve pagare»

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CARPINETI. «Poiatica non deve riaprire, e non devono essere i cittadini a pagare la messa in sicurezza». Dopo due giorni di polemiche e paure, arrivano le prime secche reazioni degli amministratori locali della montagna alle varie ipotesi emerse per concludere il ciclo di vita della discarica di Poiatica di Carpineti, chiusa dal 2014 dopo quasi vent’anni di conferimento.
Giovedì scorso il docente dell’università di Bologna incaricato di uno studio al riguardo dalla Regione ha incontrato il Comitato fermare la Discarica, mostrando le strade ipotizzate. Quella che spaventa maggiormente, e anche quella però economicamente più vantaggiosa: prevede 800mila metri cubi di rifiuti e 500mila metri di cubi di argilla da portare nell’area per chiuderla completamente. Un altro grande flusso di inerti, al di là dell’utilizzo, con un profitto elevato per il loro smaltimento. Lo studio non è ancora stato visionato formalmente né dagli enti locali né dall’agenzia regionale Atersir, e quindi c’è una certa prudenza al riguardo.
Detto questo, il sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione dei Comuni Enrico Bini sottolinea come comunque «a decidere sulla base delle proposte in esso contenute dovranno essere gli amministratori». E dal suo punto di vista la strada è tracciata, non si torna indietro: «L’evoluzione del sito deve prendere atto di una scelta già presa e ampiamente condivisa: la discarica è chiusa e non si riapre. Bisogna invece ricostruire chi ha autorizzato il sesto lotto e quindi chi ora dovrà metterlo in sicurezza: Provincia? Iren? Si dovrà dunque capire a chi spetteranno le spese per la messa in sicurezza», ribadisce aggiungendo un altro tema cruciale, quello economico.
Il timore di una parte di montagna è che si spinga verso la soluzione con i rifiuti per questioni di denaro: questa ipotesi non comporterebbe innalzamenti delle tariffe ma anzi potrebbe far arrivare flusso fresco nelle casse degli enti coinvolti direttamente. Bini chiude anche questo discorso: «La discarica non si deve riaprire, e non condivido affatto neanche l’ipotesi che dopo anni in cui i cittadini del territorio appenninico hanno dovuto vivere direttamente le ricadute negative della discarica, che economicamente invece per chi l’ha gestita ha rappresentato un utile, siano ora chiamati anche a farsi carico di spese per la sua chiusura e messa in sicurezza definitiva».
Stessa lunghezza d’onda per il Pd carpinetano, forza di opposizione in consiglio comunale. «Spetta alla politica prendere le decisioni più opportune tenendo certamente conto dei costi economici, ma senza trascurare la volontà dei territori, la loro inclinazione e le loro ambizioni», attaccano il segretario Dario Bottazzi e il capogruppo consiliare Stefano Baldelli. I due ricordano che l’Unione dei Comuni si è già schierata anche in passato, appoggiando un documento. «Documento che impegna le nostre istituzioni ad opporsi a proposte che prevedano nuovi conferimenti di rifiuti nella discarica di Poiatica».
«Siamo certi che le scelte che verranno prese dalla Regione per la gestione del post-mortem della discarica seguiranno un percorso di condivisione con i territori e, di conseguenza, manterremo alto il profilo dell'attenzione rispetto all'evoluzione degli eventi anche nei mesi a venire», concludono. (adr.ar.)
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