I tre saranno affidati ai servizi sociali
Il colonnello Buda: «Hanno famiglie normali, ma per recuperarli le loro situazioni andranno seguite»
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BRESCELLO. Non solo la denuncia per i vandali della scuola primaria Marconi. Ma anche una segnalazione ai servizi sociali. Per situazioni «particolari» che coinvolgono i tre minorenni, che dovranno essere monitorate, seguite e magari per interventi mirati.
«Anche se – ha chiarito il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonino Buda – provengono da famiglia normali, qualcuno ha genitori separati, vivono in famiglie allargate. Ma niente che possa giustificare quello che è accaduto sabato sera in quella scuola».
Ma i tre protagonisti del blitz vandalico non saranno abbandonati solamente alle conseguenze di una denuncia penale. Che, benché per la giovanissima età non potrà avere grosse conseguenze, resta comunque un brutto episodio nel loro percorso di crescita. In più, per uno di loro, il più piccolo, poi nemmeno quella dato che non è imputabile.
C’è forte da parte delle forze dell’ordine la volontà di «accompagnarli nel loro percorso adolescenziale», ha evidenziato il colonnello Buda. E l’auspicio è che l’intervento dei Servizi sociali possa dare una mano a un percorso che potremmo definire di recupero. E che servirà a capire come mai i tre giovanissimi si trovassero così a lungo da soli, in giro fino a tardi per un paese che non è nemmeno quello in cui risiedono.
Quanto alle famiglie dei ragazzi coinvolti, i carabinieri spiegano di come i genitori abbiano appreso con incredulità che dietro il grave episodio ci fossero i figli. Collaborando poi con i militari nella primissima fase di indagine, quando gli uomini dell’Arma hanno bussato alle loro porte chiedendo di vedere i ragazzi e sono scattati gli accertamenti che hanno portato al rinvenimento dei computer rubati.
«Esistono situazioni di disagio in questa società – commenta infine il colonnello Antonino Buda, a cornice dell’accaduto e con sguardo generale –. Sempre più spesso i nostri interventi sono per queste situazioni».
«Anche se – ha chiarito il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonino Buda – provengono da famiglia normali, qualcuno ha genitori separati, vivono in famiglie allargate. Ma niente che possa giustificare quello che è accaduto sabato sera in quella scuola».
Ma i tre protagonisti del blitz vandalico non saranno abbandonati solamente alle conseguenze di una denuncia penale. Che, benché per la giovanissima età non potrà avere grosse conseguenze, resta comunque un brutto episodio nel loro percorso di crescita. In più, per uno di loro, il più piccolo, poi nemmeno quella dato che non è imputabile.
C’è forte da parte delle forze dell’ordine la volontà di «accompagnarli nel loro percorso adolescenziale», ha evidenziato il colonnello Buda. E l’auspicio è che l’intervento dei Servizi sociali possa dare una mano a un percorso che potremmo definire di recupero. E che servirà a capire come mai i tre giovanissimi si trovassero così a lungo da soli, in giro fino a tardi per un paese che non è nemmeno quello in cui risiedono.
Quanto alle famiglie dei ragazzi coinvolti, i carabinieri spiegano di come i genitori abbiano appreso con incredulità che dietro il grave episodio ci fossero i figli. Collaborando poi con i militari nella primissima fase di indagine, quando gli uomini dell’Arma hanno bussato alle loro porte chiedendo di vedere i ragazzi e sono scattati gli accertamenti che hanno portato al rinvenimento dei computer rubati.
«Esistono situazioni di disagio in questa società – commenta infine il colonnello Antonino Buda, a cornice dell’accaduto e con sguardo generale –. Sempre più spesso i nostri interventi sono per queste situazioni».
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