«Riqualificare l’area non usando rifiuti»
di Adriano Arati
Il sindaco sull’arrivo di 800mila metri cubi di materiali per riempire la conca: «La posizione del Comune non è cambiata»
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CARPINETI. «Su Poiatica la posizione del Comune non è cambiata rispetto all’aprile 2016: è necessario riqualificare l’area non usando rifiuti».
Con le parole del sindaco di Carpineti, Tiziano Borghi, si continua a discutere del futuro della discarica di Poiatica, dopo che il comitato contrario all’area conferimento rifiuti è intervenuto parlando dello studio dell’Università di Bologna, commissionato dalla Regione, con diverse alternative per mettere in sicurezza la zona.
Una delle ipotesi prevede l’arrivo di 800mila metri cubi di rifiuti per riempire l’attuale conca, e ha scatenato parecchio timori. Il primo dubbio rimane proprio su questo studio, di cui hanno parlato i componenti del comitato, ma che non è stato visto da nessun ente pubblico: «Non conosco il contenuto, ho chiesto più volte all’assessorato regionale delle politiche ambientali se fosse stato consegnato e mi è sempre stato risposto di no. Lunedì scorso sono stato contattato dall’assessore regionale, che mi ha confermato di non aver ricevuto quanto atteso», sottolinea secco Borghi. La sua amministrazione, aggiunge, non ha cambiato idea rispetto a quanto «da noi già verbalizzato durante il corso del consiglio comunale svoltosi nell’aprile scorso».
A Poiatica, di fianco al cumulo di rifiuti che in alcuni punti raggiunge i quaranta metri ed oltre, è stato costruito un invaso con una capacità di centinaia e centinaia di metri cubi. Probabilmente doveva accogliere il sesto lotto di rifiuti urbani.
Questo accumulo «man mano che passa il tempo può rappresentare un serio pericolo per la stabilità delle sponde dell’invaso, una delle quali composta da rifiuti, e per il deflusso delle acque meteoriche – avvisa il sindaco –. È necessaria una riqualificazione generale del sito di Poiatica che, in particolare, preveda la messa in sicurezza dell’area oggi più fragile».
E come riqualificarla?
«Si dovranno usare solo materiali che non abbiano codici Cer, vale a dire materiali che non siano rifiuto».
A questo proposito, Borghi nel 2016 aveva caldeggiato l’idea di usare i detriti ricavati dalla realizzazione della galleria Bocco-Canala a Casina, lungo la statale 63. Una posizione che, secondo alcuni, era un’apertura ai cosiddetti rifiuti speciali. Borghi non cambia idea: «Quella terra è stata impiegata per costruire il cortile di una piscina e di una industria alimentare, correttamente impiegata, non ha codice Cer e non è rifiuto. In più, non ha praticamente costo di scavo e di carico perché già pagato dall’Anas. Una risorsa gratis della montagna che avrebbe dovuto essere impiegata a favore della gente della montagna».
Quindi, «avrebbe sicuramente contribuito a contenere i costi di questa riqualificazione che molto probabilmente saranno spalmati sugli utenti».
Il treno però è andato: «È stata utilizzata per chiudere una cava di ghiaia in pianura». Nel denunciare l’ipotesi rifiuti, il comitato parlava anche di amministratori locali potenzialmente interessati alla soluzione, in grado di alleggerire costi e fiscalità. «Stiamo chiudendo il terzo bilancio senza i fondi della discarica, e l’annus horribilis con un aumento della tassazione, che poi si è stabilizzata, l’abbiamo ormai superato da tempo. Siccome credo che abbiamo dimostrato di saper amministrare senza i soldi della discarica – afferma Borghi – non abbiamo nessuna intenzione di farci convincere da questo miraggio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Con le parole del sindaco di Carpineti, Tiziano Borghi, si continua a discutere del futuro della discarica di Poiatica, dopo che il comitato contrario all’area conferimento rifiuti è intervenuto parlando dello studio dell’Università di Bologna, commissionato dalla Regione, con diverse alternative per mettere in sicurezza la zona.
Una delle ipotesi prevede l’arrivo di 800mila metri cubi di rifiuti per riempire l’attuale conca, e ha scatenato parecchio timori. Il primo dubbio rimane proprio su questo studio, di cui hanno parlato i componenti del comitato, ma che non è stato visto da nessun ente pubblico: «Non conosco il contenuto, ho chiesto più volte all’assessorato regionale delle politiche ambientali se fosse stato consegnato e mi è sempre stato risposto di no. Lunedì scorso sono stato contattato dall’assessore regionale, che mi ha confermato di non aver ricevuto quanto atteso», sottolinea secco Borghi. La sua amministrazione, aggiunge, non ha cambiato idea rispetto a quanto «da noi già verbalizzato durante il corso del consiglio comunale svoltosi nell’aprile scorso».
A Poiatica, di fianco al cumulo di rifiuti che in alcuni punti raggiunge i quaranta metri ed oltre, è stato costruito un invaso con una capacità di centinaia e centinaia di metri cubi. Probabilmente doveva accogliere il sesto lotto di rifiuti urbani.
Questo accumulo «man mano che passa il tempo può rappresentare un serio pericolo per la stabilità delle sponde dell’invaso, una delle quali composta da rifiuti, e per il deflusso delle acque meteoriche – avvisa il sindaco –. È necessaria una riqualificazione generale del sito di Poiatica che, in particolare, preveda la messa in sicurezza dell’area oggi più fragile».
E come riqualificarla?
«Si dovranno usare solo materiali che non abbiano codici Cer, vale a dire materiali che non siano rifiuto».
A questo proposito, Borghi nel 2016 aveva caldeggiato l’idea di usare i detriti ricavati dalla realizzazione della galleria Bocco-Canala a Casina, lungo la statale 63. Una posizione che, secondo alcuni, era un’apertura ai cosiddetti rifiuti speciali. Borghi non cambia idea: «Quella terra è stata impiegata per costruire il cortile di una piscina e di una industria alimentare, correttamente impiegata, non ha codice Cer e non è rifiuto. In più, non ha praticamente costo di scavo e di carico perché già pagato dall’Anas. Una risorsa gratis della montagna che avrebbe dovuto essere impiegata a favore della gente della montagna».
Quindi, «avrebbe sicuramente contribuito a contenere i costi di questa riqualificazione che molto probabilmente saranno spalmati sugli utenti».
Il treno però è andato: «È stata utilizzata per chiudere una cava di ghiaia in pianura». Nel denunciare l’ipotesi rifiuti, il comitato parlava anche di amministratori locali potenzialmente interessati alla soluzione, in grado di alleggerire costi e fiscalità. «Stiamo chiudendo il terzo bilancio senza i fondi della discarica, e l’annus horribilis con un aumento della tassazione, che poi si è stabilizzata, l’abbiamo ormai superato da tempo. Siccome credo che abbiamo dimostrato di saper amministrare senza i soldi della discarica – afferma Borghi – non abbiamo nessuna intenzione di farci convincere da questo miraggio».
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