Baby-teppisti, indagine dei servizi sociali
di Andrea Vaccari
Coinvolte Procura e Tribunale dei minori. Gli accertamenti riguarderanno anche i genitori. Gli esperti: «Atti dimostrativi»
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CADELBOSCO SOPRA. I tre ragazzi di 13, 14 e 17 anni che si sono resi protagonisti degli atti vandalici e dei furti all'interno della scuola primaria di Cadelbosco Sotto, verranno segnalati ai servizi sociali. Una procedura di prassi, quando avvengono casi come questo, ai quali si aggiunge, per il 14enne e il 17enne, anche la denuncia.
Come sottolineato dal colonnello dei carabinieri Antonino Buda, comandante della Compagnia di Reggio Emilia, i tre giovani provengono da contesti di famiglie sì allargate ma normali, che nelle ore concitate delle indagini hanno collaborato con i militari, al fine di scoprire i responsabili.
Nel corso degli interrogatori, i tre ragazzi si sono dimostrati freddi, poco o per nulla turbati dalla gravità delle loro azioni e delle relative conseguenze. Anzi, il più giovane di loro ha assunto un atteggiamento spavaldo e strafottente. Al di là di questi aspetti, ora per i tre ragazzi si apre d'ufficio un percorso, in quanto la loro azione ha avuto un risvolto penale. In questo caso, la segnalazione dei carabinieri approderà in Procura e, di conseguenza, il tribunale dei minori di Bologna darà mandato ai servizi sociali locali di avviare un'indagine socio-familiare. In concreto: verificare le competenze genitoriali, valutare le condizioni psicofisiche dei minori, esplorare i motivi che li hanno portati a comportarsi in questo modo.
Per capire meglio, i servizi sociali convocheranno i genitori e i ragazzi e, una volta analizzata la situazione sociale, si valuteranno i passi successivi da compiere, come ad esempio il prendere contatti con la scuola frequentata per capire se gli stessi ragazzi siano già stati inseriti in qualche percorso di reintegrazione. Le analisi sono variegate e approfondite, e oltre a focalizzarsi direttamente sui giovani (per cercare eventuali eventi scatenanti, dipendenze o altre criticità) passano al setaccio anche la situazione familiare. Nel caso d’inadeguatezze genitoriali gravi, queste vengono comunicate al tribunale dei minori che, in base ai dati in possesso, può prendere eventuali provvedimenti: si passa dal semplice affidamento ai servizi sociali all'estremo della collocazione dei giovani fuori dal contesto familiare. Nel caso in cui si arrivi alla condanna di minorenni, raramente questi rimangono in carcere (a meno che si tratti di reati estremamente gravi). Ma l'obiettivo, quasi sempre, è il reinserimento educativo tramite lavori socialmente utili: questa è una competenza non del servizio sociale locale ma dell'Uepe, il servizio sociale penitenziario. Senza entrare nello specifico di questo caso, assistenti sociali e psicologi tendono a considerare azioni come quelle compiute all'interno della scuola di Cadelbosco (valutabili come “atto dimostrativo” da parte di chi l'ha commesso) come indicativi di un disagio grave: l'adolescenza resta una fase di vita estremamente reattiva che a volte fa esplodere situazioni rimaste a lungo latenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Come sottolineato dal colonnello dei carabinieri Antonino Buda, comandante della Compagnia di Reggio Emilia, i tre giovani provengono da contesti di famiglie sì allargate ma normali, che nelle ore concitate delle indagini hanno collaborato con i militari, al fine di scoprire i responsabili.
Nel corso degli interrogatori, i tre ragazzi si sono dimostrati freddi, poco o per nulla turbati dalla gravità delle loro azioni e delle relative conseguenze. Anzi, il più giovane di loro ha assunto un atteggiamento spavaldo e strafottente. Al di là di questi aspetti, ora per i tre ragazzi si apre d'ufficio un percorso, in quanto la loro azione ha avuto un risvolto penale. In questo caso, la segnalazione dei carabinieri approderà in Procura e, di conseguenza, il tribunale dei minori di Bologna darà mandato ai servizi sociali locali di avviare un'indagine socio-familiare. In concreto: verificare le competenze genitoriali, valutare le condizioni psicofisiche dei minori, esplorare i motivi che li hanno portati a comportarsi in questo modo.
Per capire meglio, i servizi sociali convocheranno i genitori e i ragazzi e, una volta analizzata la situazione sociale, si valuteranno i passi successivi da compiere, come ad esempio il prendere contatti con la scuola frequentata per capire se gli stessi ragazzi siano già stati inseriti in qualche percorso di reintegrazione. Le analisi sono variegate e approfondite, e oltre a focalizzarsi direttamente sui giovani (per cercare eventuali eventi scatenanti, dipendenze o altre criticità) passano al setaccio anche la situazione familiare. Nel caso d’inadeguatezze genitoriali gravi, queste vengono comunicate al tribunale dei minori che, in base ai dati in possesso, può prendere eventuali provvedimenti: si passa dal semplice affidamento ai servizi sociali all'estremo della collocazione dei giovani fuori dal contesto familiare. Nel caso in cui si arrivi alla condanna di minorenni, raramente questi rimangono in carcere (a meno che si tratti di reati estremamente gravi). Ma l'obiettivo, quasi sempre, è il reinserimento educativo tramite lavori socialmente utili: questa è una competenza non del servizio sociale locale ma dell'Uepe, il servizio sociale penitenziario. Senza entrare nello specifico di questo caso, assistenti sociali e psicologi tendono a considerare azioni come quelle compiute all'interno della scuola di Cadelbosco (valutabili come “atto dimostrativo” da parte di chi l'ha commesso) come indicativi di un disagio grave: l'adolescenza resta una fase di vita estremamente reattiva che a volte fa esplodere situazioni rimaste a lungo latenti.
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