Firme false alle elezioni assolte le due pensionate
Per il gup Baraldi non hanno sottoscritto le liste di Rifondazione e Leoni di Reggio La prova raggiunta analizzando dei documenti del 2014 firmati dalle due donne
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REGGIO EMILIA. Prime due assoluzioni – ieri in tribunale – sulla spinosa vicenda sollevata dalla procura (circa 370 i cittadini coinvolti) e legata alle irregolarità nella raccolta-firme a sostegno delle liste politiche in lizza nelle elezioni comunali del 2014.
Davanti al gup Angela Baraldi gli avvocati difensori Noris Bucchi e Luigi Scarcella hanno dimostrato che le due pensionate reggiane coinvolte in questo primo procedimento – Franca Montanari (84 anni) e Rita Guidotti (68 anni) – non c’entrano. Entrambe hanno scelto il rito abbreviato. Come già anticipato in dicembre alla Gazzetta, la Montanari da sempre sostiene di non aver mai firmato le due liste di Rifondazione Comunista (che peraltro non venne ammessa alla tornata elettorale per problemi proprio legati alle firme raccolte) in cui compaiono i suoi dati e la sua presunta firma.
Invece la Guidotti ha riconosciuto come sua la firma su una lista di Leoni di Reggio (che faceva parte della coalizione di centrosinistra a sostegno dell’allora candidato sindaco Luca Vecchi) ricordando che ciò era avvenuto in un banchetto, ma nega di averne fatta una seconda per quella stessa parte politica.
La difesa, per provare che quelle tre firme al centro del procedimento sono fasulle e mai fatte dalle due imputate, ha depositato una serie di documenti relativi al 2014 in cui appaiono le vere sottoscrizioni delle due pensionate, inoltre ha chiesto la perizia calligrafica. E lo stesso pm Giulia Stignani (titolare della complessa inchiesta, ieri sostituita in aula dal collega Claudio Santangelo) ha chiesto l’assoluzione. Comunque il gup Baraldi ha ritenuto ampiamente provato – senza ricorrere alla consulenza tecnica – che le due reggiane sono estranee alla vicenda, da qui l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” (un proscioglimento completo in linea con quanto richiesto dai difensori e non “per non aver commesso il fatto” come avrebbe voluto la procura). L’impiegata in pensione Franca Montanari è rimasta molto turbata da questo inaspettato coinvolgimento giudiziario. «Quando ho aperto quella busta contenente il decreto penale di condanna – racconta – e mi sono ritrovata, per un motivo che all’inizio non capivo, una condanna al pagamento di 200 euro, mi sono messa a piangere. È accaduto il 3 ottobre scorso e da allora mi sta pesando molto questa storia, io non ho firmato un bel nulla per le elezioni comunali di tre anni fa, non sono iscritta a nessun partito, avevo solo votato due anni fa. Ne ho subito parlato, agitatissima, con mia nipote e abbiamo convenuto che dovevo al più presto rivolgermi a un avvocato».(t.s.)
Davanti al gup Angela Baraldi gli avvocati difensori Noris Bucchi e Luigi Scarcella hanno dimostrato che le due pensionate reggiane coinvolte in questo primo procedimento – Franca Montanari (84 anni) e Rita Guidotti (68 anni) – non c’entrano. Entrambe hanno scelto il rito abbreviato. Come già anticipato in dicembre alla Gazzetta, la Montanari da sempre sostiene di non aver mai firmato le due liste di Rifondazione Comunista (che peraltro non venne ammessa alla tornata elettorale per problemi proprio legati alle firme raccolte) in cui compaiono i suoi dati e la sua presunta firma.
Invece la Guidotti ha riconosciuto come sua la firma su una lista di Leoni di Reggio (che faceva parte della coalizione di centrosinistra a sostegno dell’allora candidato sindaco Luca Vecchi) ricordando che ciò era avvenuto in un banchetto, ma nega di averne fatta una seconda per quella stessa parte politica.
La difesa, per provare che quelle tre firme al centro del procedimento sono fasulle e mai fatte dalle due imputate, ha depositato una serie di documenti relativi al 2014 in cui appaiono le vere sottoscrizioni delle due pensionate, inoltre ha chiesto la perizia calligrafica. E lo stesso pm Giulia Stignani (titolare della complessa inchiesta, ieri sostituita in aula dal collega Claudio Santangelo) ha chiesto l’assoluzione. Comunque il gup Baraldi ha ritenuto ampiamente provato – senza ricorrere alla consulenza tecnica – che le due reggiane sono estranee alla vicenda, da qui l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” (un proscioglimento completo in linea con quanto richiesto dai difensori e non “per non aver commesso il fatto” come avrebbe voluto la procura). L’impiegata in pensione Franca Montanari è rimasta molto turbata da questo inaspettato coinvolgimento giudiziario. «Quando ho aperto quella busta contenente il decreto penale di condanna – racconta – e mi sono ritrovata, per un motivo che all’inizio non capivo, una condanna al pagamento di 200 euro, mi sono messa a piangere. È accaduto il 3 ottobre scorso e da allora mi sta pesando molto questa storia, io non ho firmato un bel nulla per le elezioni comunali di tre anni fa, non sono iscritta a nessun partito, avevo solo votato due anni fa. Ne ho subito parlato, agitatissima, con mia nipote e abbiamo convenuto che dovevo al più presto rivolgermi a un avvocato».(t.s.)
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