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Presidio davanti ai cancelli per difendere l’Ada Negri 

di Ambra Prati
Presidio davanti ai cancelli per difendere l’Ada Negri 

Pochi iscritti, a rischio la sopravvivenza della scuola elementare in via Franchetti Ieri mattina il sit-in: «Fare saltare la prima classe significa chiudere tutto» 

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REGGIO EMILIA. “Nelle città delle persone si chiude una buona scuola?”. Lo striscione di protesta è stato appeso ieri davanti ai cancelli della scuola elementare “Ada Negri” in via Franchetti 8 dove un movimento spontaneo di genitori si è riunito per scongiurare che la prima classe dell’anno prossimo “salti”. Il motivo è dettato dalle insufficienti iscrizioni: solo 9 gli alunni certi, quando per il Ministero dell’Istruzione il minimo per istituire una classe è 15. E’ accaduto quindi che la segreteria della scuola abbia richiamato gli iscritti il 18 febbraio scorso, annunciando che la classe non si sarebbe formata e che dovevano scegliere un altro istituto. Contro questa scelta sono insorti i genitori: non solo quelli con figli in età pre-scolare, ma anche quelli che hanno bimbi che già frequentano la scuola. Il timore - negato dal dirigente scolastico Lorenzo Lotti in una precedente riunione - è che far saltare la prima classe significhi far chiudere la scuola; una causa effetto non automatica. «Ci hanno detto che la scuola non chiuderà: ce lo auguriamo, ma un vuoto in prima creerebbe comunque ripercussioni a livello delle maestre, che non avendo il monte ore potrebbero essere assegnate altrove - ha sottolineato Cristina Piccari, mamma di 45 anni - senza contare i disagi per noi genitori: molti hanno il primo figlio qui e vedono svanire la possibilità di aggiungere il secondo». I numeri, in questa vicenda, sono essenziali: sulla quota 15 alunni, la legge attribuisce al dirigente scolastico la discrezionalità di avallare un 10% in più o in meno. Basterebbero quindi 14 iscrizioni per salvare la situazione: ma le richieste avanzate da mamme e papà si sono scontrate con la burocrazia scolastica che rimanda a Roma, perciò i genitori hanno organizzato il sit-in.
«Da notare che qui ci sono tutti i rappresentanti delle varie classi, pochi i genitori che riguardano la prima: questo perché stiamo difendendo gli interessi della città, questa vicenda riguarda la comunità - ha spiegato Matteo Verona, rappresentante della quarta - questa è una scuola piccola (la media delle classi è di 20 scolari), con maestre molte preparate (lo affermano i docenti delle medie), vicina al centro (i piccoli partecipano a tutte le manifestazioni dell’esagono). Perciò rivolgiamo un appello ad altri genitori: iscrivete qui i vostri figli, saranno più seguiti rispetto ad istituti».
In realtà i reggiani preferiscono scuole a tempo pieno o che assicurano il sabato a casa, recuperato con un rientro pomeridiano con mensa. «Porteremo nel consiglio scolastico questa istanza, affinché tutti i sabati non ci sia lezione: già adesso, ad ogni modo, il sabato in primavera non c’è lezione”, ha replicato Verona. Sussiste poi un aspetto tecnico legale legato alle iscrizioni che potrebbe vanificare il battage mediatico. «La segreteria della scuola si è presa la libertà di reindirizzare famiglie intenzione all’iscrizione affermando che tanto la classe non si sarebbe fatta - ha proseguito Verona - ma quelle di febbraio sono pre-iscrizioni, secondo la legge ci si può iscrivere fino a settembre: la tempistica per fare una scelta diversa c'è».

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