Sempre meno fondi e l’Istituto Cervi apre ai soci privati
di Ambra Prati
Gattatico: il 2016 è stato chiuso con un rosso di 50mila euro Albertina Soliani: «Contributi in calo da Comuni e Provincia»
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GATTATICO. L’Istituto Cervi apre ai privati cittadini per allargare la base sociale e supplire ai contributi degli enti pubblici, sempre più esigui. Lo annuncia la presidente Albertina Soliani: «Stiamo valutando con quale formula, e se la quota associativa sarà fissa oppure no. La novità, che comporta il cambio dello statuto, sarà presentata entro il 25 aprile e rispecchierà lo spirito associativo del luogo».
L’istituto (che comprende museo e biblioteca Emilio Sereni) è nato quarant’anni fa con soci fondatori in gran parte pubblici: i Comuni di Gattatico e Campegine, Provincia, Anpi e Cia (confederazione italiana agricoltori). Negli ultimi tempi, però, per motivi di ristrettezza economica, il contributo dei Comuni si è sempre più assottigliato: ad esempio, Gattatico una decina di anni fa versava 25mila euro l’anno, mentre nel 2017 ne verserà cinquemila. Nessun contributo arriverà dalla Provincia, cui è stata tolta la competenza.
«In realtà la quota associativa degli enti locali soci fondatori, che è stabilita sulla base del numero di abitanti, e sono soci tutti i Comuni reggiani, è rimasta invariata. Quella che è diminuita è la quota aggiuntiva stabilita nell’accordo di programma del 2010. Non c’è da stupirsi: i Comuni riescono a far fronte a fatica ai servizi essenziali, e i contributi culturali sono i primi ad essere tagliati – ha commentato Albertina Soliani – mentre la Provincia, in quanto proprietaria degli edifici, continua a sostenerci provvedendo alla manutenzione».
Secondo la presidente, il venir meno di queste risorse ha comportato un reperimento dei fondi diverso, ma altrettanto efficace. «Per fortuna il Cervi è un ente di livello e si riesce a supplire con fondi statali Mibact (il Ministero della Cultura) e dell’Idc (Istituto beni culturali di Bologna), che sostiene anche il restauro e la manutenzione dei materiali documentali. Al posto della Provincia, la Regione eroga 100mila euro con la recente legge sulla memoria – ha proseguito Soliani –. Oppure si punta su progetti specifici, come “Il sentiero della libertà”, che ha visto i Comuni della Val d’Enza fare rete e presentare così richiesta per altre risorse regionali».
Fatto sta che, come affermano dalla segreteria, l’Istituto Cervi necessita di circa 700mila euro di introiti l’anno, e nel 2016 (il dato non è definitivo) si è registrato un leggero rosso (le uscite sono state superiori alle entrate di 50mila euro): era già accaduto, ma la coperta è sempre più corta. Da qui l’idea di ampliare – e aggiornare ai tempi – la base sociale, aprendo ai singoli cittadini.
«Diversamente da altri musei, l’Istituto Cervi non è solo ricerca e documentazione, ma soprattutto un grande luogo popolare: tutti potranno aderire – conclude Soliani –. Non sarà un tesseramento. Piuttosto, il modello sarà quello della cooperazione e del volontariato (peraltro già presente con l’associazione Campi Rossi), e comporterà un contributo non solo economico, ma di partecipazione attiva. Anche le classi di giovanissimi potranno diventare soci».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’istituto (che comprende museo e biblioteca Emilio Sereni) è nato quarant’anni fa con soci fondatori in gran parte pubblici: i Comuni di Gattatico e Campegine, Provincia, Anpi e Cia (confederazione italiana agricoltori). Negli ultimi tempi, però, per motivi di ristrettezza economica, il contributo dei Comuni si è sempre più assottigliato: ad esempio, Gattatico una decina di anni fa versava 25mila euro l’anno, mentre nel 2017 ne verserà cinquemila. Nessun contributo arriverà dalla Provincia, cui è stata tolta la competenza.
«In realtà la quota associativa degli enti locali soci fondatori, che è stabilita sulla base del numero di abitanti, e sono soci tutti i Comuni reggiani, è rimasta invariata. Quella che è diminuita è la quota aggiuntiva stabilita nell’accordo di programma del 2010. Non c’è da stupirsi: i Comuni riescono a far fronte a fatica ai servizi essenziali, e i contributi culturali sono i primi ad essere tagliati – ha commentato Albertina Soliani – mentre la Provincia, in quanto proprietaria degli edifici, continua a sostenerci provvedendo alla manutenzione».
Secondo la presidente, il venir meno di queste risorse ha comportato un reperimento dei fondi diverso, ma altrettanto efficace. «Per fortuna il Cervi è un ente di livello e si riesce a supplire con fondi statali Mibact (il Ministero della Cultura) e dell’Idc (Istituto beni culturali di Bologna), che sostiene anche il restauro e la manutenzione dei materiali documentali. Al posto della Provincia, la Regione eroga 100mila euro con la recente legge sulla memoria – ha proseguito Soliani –. Oppure si punta su progetti specifici, come “Il sentiero della libertà”, che ha visto i Comuni della Val d’Enza fare rete e presentare così richiesta per altre risorse regionali».
Fatto sta che, come affermano dalla segreteria, l’Istituto Cervi necessita di circa 700mila euro di introiti l’anno, e nel 2016 (il dato non è definitivo) si è registrato un leggero rosso (le uscite sono state superiori alle entrate di 50mila euro): era già accaduto, ma la coperta è sempre più corta. Da qui l’idea di ampliare – e aggiornare ai tempi – la base sociale, aprendo ai singoli cittadini.
«Diversamente da altri musei, l’Istituto Cervi non è solo ricerca e documentazione, ma soprattutto un grande luogo popolare: tutti potranno aderire – conclude Soliani –. Non sarà un tesseramento. Piuttosto, il modello sarà quello della cooperazione e del volontariato (peraltro già presente con l’associazione Campi Rossi), e comporterà un contributo non solo economico, ma di partecipazione attiva. Anche le classi di giovanissimi potranno diventare soci».
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