«Così diamo lavoro a gente di mezza età rimasta disoccupata»
di Ambra Prati
Reggiolo: parla la presidente della coop “Il Bettolino” «Alcuni restano da noi, ma le aziende devono aiutarci»
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REGGIOLO. «Le persone over 45 anni che rimangono senza lavoro e ci chiedono aiuto sono sempre di più, a dispetto delle statistiche che parlano di una disoccupazione in calo: noi facciamo il possibile, ma avremmo bisogno di maggiore disponibilità da parte delle aziende».
L’appello è di Francesca Benelli, presidente de “Il Bettolino” di Reggiolo, la cooperativa sociale nata nel 1989 ad grazie alla collaborazione di più realtà (Cooperativa Muratori Reggiolo, Ausl e Comuni della bassa reggiana) dove oggi lavorano 110 persone: 50 dipendenti, 30 persone svantaggiate e 60 ragazzi che seguono percorsi di inclusione sociale o tirocinio. Il Bettolino ha per vocazione l’inserimento sociale delle persone con disabilità certificate, ma negli ultimi due anni si è trovato davanti a una categoria diversa. «Persone di mezza età – spiega Benelli – in prevalenza uomini (un 30% è donna), con un basso livello di istruzione, che prima lavoravano nell’edilizia o nella manifattura». Una tipologia travolta dalla crisi, che dopo anni si è ritrovata all’improvviso senza lavoro. «Noi li definiamo vulnerabili – dice –. Sono persone che hanno esaurito gli eventuali ammortizzatori sociali, hanno alle spalle una ricerca infruttuosa di ricollocamento, hanno esaurito i risparmi. Soprattutto, per fasce di reddito non possono accedere ad altre forme di sostegno – precisa Benelli – e ai Servizi sociali chiedono un contributo per pagare l’affitto o le bollette. Abbiamo pensato che anziché erogare somme tampone si poteva fornire un altro tipo di risposta, prendendoli in carico noi». Grazie a una convenzione apposita con l’Unione siglata nel 2015, i disoccupati di mezza età vengono impiegati dalla coop in lavori socialmente utili (come pulizia di parchi e aiuole), con contratti che vanno dai 3 ai 6 mesi. «Così possono far fronte all’emergenza economica contingente – spiega Benelli – e avere i diritti dei lavoratori: è un modo per rientrare nel mondo del lavoro, fare nuove conoscenze». L’ultimo caso riguarda un 50enne, ex artigiano edile, disperato perché l’unico reddito di una famiglia con tre figli. «Si è adattato senza lamentele – dice Benelli – chi arriva da noi non pretende di ottenere un mestiere come prima». Il punto dolente resta il post-cooperativa.
«Stipuliamo contratti brevi, con un alto turn over, perché altrimenti non riusciremmo a rispondere alle richieste. Al termine può accadere che riusciamo a collocarli in altre coop che necessitano di manodopera; con la bella stagione, alcuni li teniamo per curare le nostre serre, ma questo tipo di utenza è in crescita: nel 2015 ne avevamo dieci, nel 2016 quindici e quest’anno saranno di più. E, quando bussiamo alle porte delle aziende, il ritornello è che servono figure professionali più qualificate, con diplomi e lauree oppure con conoscenze informatiche». Da qui l’appello alle ditte private, affinché tendano la mano a chi si trova nel limbo: «Chiunque cerchi persone di provata esperienza e fiducia, ancorché senza foglio di carta, ci contattati».
L’appello è di Francesca Benelli, presidente de “Il Bettolino” di Reggiolo, la cooperativa sociale nata nel 1989 ad grazie alla collaborazione di più realtà (Cooperativa Muratori Reggiolo, Ausl e Comuni della bassa reggiana) dove oggi lavorano 110 persone: 50 dipendenti, 30 persone svantaggiate e 60 ragazzi che seguono percorsi di inclusione sociale o tirocinio. Il Bettolino ha per vocazione l’inserimento sociale delle persone con disabilità certificate, ma negli ultimi due anni si è trovato davanti a una categoria diversa. «Persone di mezza età – spiega Benelli – in prevalenza uomini (un 30% è donna), con un basso livello di istruzione, che prima lavoravano nell’edilizia o nella manifattura». Una tipologia travolta dalla crisi, che dopo anni si è ritrovata all’improvviso senza lavoro. «Noi li definiamo vulnerabili – dice –. Sono persone che hanno esaurito gli eventuali ammortizzatori sociali, hanno alle spalle una ricerca infruttuosa di ricollocamento, hanno esaurito i risparmi. Soprattutto, per fasce di reddito non possono accedere ad altre forme di sostegno – precisa Benelli – e ai Servizi sociali chiedono un contributo per pagare l’affitto o le bollette. Abbiamo pensato che anziché erogare somme tampone si poteva fornire un altro tipo di risposta, prendendoli in carico noi». Grazie a una convenzione apposita con l’Unione siglata nel 2015, i disoccupati di mezza età vengono impiegati dalla coop in lavori socialmente utili (come pulizia di parchi e aiuole), con contratti che vanno dai 3 ai 6 mesi. «Così possono far fronte all’emergenza economica contingente – spiega Benelli – e avere i diritti dei lavoratori: è un modo per rientrare nel mondo del lavoro, fare nuove conoscenze». L’ultimo caso riguarda un 50enne, ex artigiano edile, disperato perché l’unico reddito di una famiglia con tre figli. «Si è adattato senza lamentele – dice Benelli – chi arriva da noi non pretende di ottenere un mestiere come prima». Il punto dolente resta il post-cooperativa.
«Stipuliamo contratti brevi, con un alto turn over, perché altrimenti non riusciremmo a rispondere alle richieste. Al termine può accadere che riusciamo a collocarli in altre coop che necessitano di manodopera; con la bella stagione, alcuni li teniamo per curare le nostre serre, ma questo tipo di utenza è in crescita: nel 2015 ne avevamo dieci, nel 2016 quindici e quest’anno saranno di più. E, quando bussiamo alle porte delle aziende, il ritornello è che servono figure professionali più qualificate, con diplomi e lauree oppure con conoscenze informatiche». Da qui l’appello alle ditte private, affinché tendano la mano a chi si trova nel limbo: «Chiunque cerchi persone di provata esperienza e fiducia, ancorché senza foglio di carta, ci contattati».
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