Reggio Emilia, città che racconta se stessa e i suoi mille suoni
Al via il progetto online in collaborazione con Repubblica Una colonna sonora collettiva e quotidiana delle vostre vite
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REGGIO EMILIA. Nelle nottate di vento, quando c’è silenzio, si può sentire persino sventolare la bandiera del Tricolore sulla torre del Bordello: un leggero battito d’ali, decisamente più raro ma non per questo meno caratteristico del suono delle campane del Duomo, che invece con ritmi cadenzati attraversano tutto il centro storico propagandosi dal cuore pulsante di piazza Prampolini.
I suoni di Reggio Emilia, che spesso distrattamente accompagnano le nostre giornate, colonne sonore di una città da raccontare attraverso “I suoni della vostra vita”, la nuova iniziativa a cura della Gazzetta e i quotidiani locali del Gruppo Espresso, che insieme a Repubblica coinvolge i lettori con un invito: mandateci i suoni che descrivono i vostri quartieri, le vostre città, la vostra vita.
Come le melodie classiche che periodicamente si diffonde dal teatro Valli animando l’intera piazza Martiri del 7 Luglio, spesso già vivificata dallo spumeggiante brusio della fontana, quando accesa. Oppure i suoni della natura, che dal parco delle Caprette agli asinelli di San Maurizio fino alle cicogne di Gavassa regalano attimi di pace all’interno del contesto cittadino, dove invece suoni e rumori sembrano confondersi fra le mille attività quotidiane.
I suoni del lavoro e quelli dello svago, che incrociano le proprie onde acustiche ad esempio nei suggestivi scenari dei mercati cittadini, che da piazza San Prospero a piazza Fontanesi restituiscono l’immagine sonora di una comunità che si impegna e sa concedersi riposo e divertimento. Suoni che possono trasformarsi anche in rumori: traffico automobilistico, ferroviario e aereo, che sembrano non risparmiare 22.305 reggiani, secondo i dati dell’ultima bozza del Piano di azione comunale sull’inquinamento acustico.
Meglio allora il cigolio di una vecchia bicicletta, inforcata ogni mattina per percorrere una delle tante piste ciclabili cittadine per una bella pedalata. Magari vicino a qualche campetto, dove qualche ragazzino dà calci ad un pallone. Perché il suono, come insegna Massimo Troisi in Il Postino, è anche e soprattutto poesia: un racconto di se stessi e della propria vita per il quale non c’è bisogno di parole. (e.spa.)
I suoni di Reggio Emilia, che spesso distrattamente accompagnano le nostre giornate, colonne sonore di una città da raccontare attraverso “I suoni della vostra vita”, la nuova iniziativa a cura della Gazzetta e i quotidiani locali del Gruppo Espresso, che insieme a Repubblica coinvolge i lettori con un invito: mandateci i suoni che descrivono i vostri quartieri, le vostre città, la vostra vita.
Come le melodie classiche che periodicamente si diffonde dal teatro Valli animando l’intera piazza Martiri del 7 Luglio, spesso già vivificata dallo spumeggiante brusio della fontana, quando accesa. Oppure i suoni della natura, che dal parco delle Caprette agli asinelli di San Maurizio fino alle cicogne di Gavassa regalano attimi di pace all’interno del contesto cittadino, dove invece suoni e rumori sembrano confondersi fra le mille attività quotidiane.
I suoni del lavoro e quelli dello svago, che incrociano le proprie onde acustiche ad esempio nei suggestivi scenari dei mercati cittadini, che da piazza San Prospero a piazza Fontanesi restituiscono l’immagine sonora di una comunità che si impegna e sa concedersi riposo e divertimento. Suoni che possono trasformarsi anche in rumori: traffico automobilistico, ferroviario e aereo, che sembrano non risparmiare 22.305 reggiani, secondo i dati dell’ultima bozza del Piano di azione comunale sull’inquinamento acustico.
Meglio allora il cigolio di una vecchia bicicletta, inforcata ogni mattina per percorrere una delle tante piste ciclabili cittadine per una bella pedalata. Magari vicino a qualche campetto, dove qualche ragazzino dà calci ad un pallone. Perché il suono, come insegna Massimo Troisi in Il Postino, è anche e soprattutto poesia: un racconto di se stessi e della propria vita per il quale non c’è bisogno di parole. (e.spa.)
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