Gazzetta di Reggio

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Urtato con la bici lo accoltellò: 5 anni 

di Tiziano Soresina
Urtato con la bici lo accoltellò: 5 anni 

Per il giudice non fu tentato omicidio ma lesioni. Il 21enne ferito al cuore, giunto in Italia su un barcone, ha chiesto asilo

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REGGIO EMILIA. L’ha accoltellato ma non ha infierito per ucciderlo, fuggendo poi con la bicicletta del ferito.
La ricostruzione – fatta in tribunale – riguarda l’accoltellamento dell’agosto scorso in piazzale Europa, in cui il profugo ora 21enne Diallo Mamadou Saliou (originario della Guinea) venne colpito dal clandestino tunisino 34enne Walid Cherif per un banalissimo incidente in bicicletta.
E valutando la vicenda sulla base delle prove raccolte in aula, il gup Dario De Luca, in punta di diritto, ha attenuato l’accusa – da tentato omicidio (come sostenuto dalla procura) a lesioni gravissime – condannando il nordafricano a 5 anni e 4 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di 10mila euro al ferito costituitosi parte civile.
Un processo tenutosi con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) e che ha visto il tunisino accusato anche di porto abusivo d’arma (cioè il coltello con cui ha sferrato quel terribile fendente). Molto contenute le reazioni alla sentenza da parte dei legali che si sono fronteggiati nel processo. «Il mio assistito era stato colpito al cuore – spiega l’avvocato di parte civile Mario Di Frenna – un vero e proprio squarcio, da cui è uscito vivo grazie ad un tempestivo intervento chirurgico. Non aveva fatto nulla di male e si era ritrovato in una storia simile. Ora sta bene, sta seguendo il progetto legato ai rifugiati ed attende la risposta alla sua richiesta di asilo politico». Saliou, sentito a Villa Salus subito dopo l’operazione al cuore, aveva spiegato che quella sera uscendo in bicicletta dal sottopassaggio era sbucato in piazzale Europa, chiedendo poi permesso quando si era infilato per passare fra un gruppo di persone. Per tutta risposta Cherif si è infuriato e l'aveva colpito con un coltello. Un movente davvero assurdo per un fatto così grave. E stiamo parlando di un giovane che era giunto in Italia su uno dei tanti barconi della disperazione nel luglio 2016: è paradossale che sia scampato ad un viaggio pieno di pericoli, per poi rischiare la vita per lo scontro in bici con una persona mai vista prima. «Ma Cherif da sempre ha sostenuto che non voleva ucciderlo – rimarca l’avvocato Federico Bertani, difensore del tunisino – ma solo ferirlo al braccio. Non era stato un tentato omicidio».
Il tunisino venne arrestato in stazione ad Ancona due giorni e mezzo dopo l’aggressione (prima si era nascosto nella zona delle ex Reggiane e del Campovolo). Un tipo violento, temuto anche nel suo ambiente borderline, spesso sconfinante nell'illegalità. E' il "ritratto" fatto fin dai primi momenti delle indagini da parte dai carabinieri (coordinati nell’inchiesta dal pm Isabella Chiesi) del clandestino con oltretutto sulle spalle numerosi precedenti penali per spaccio di droga e risse. Dopo l'arresto per spaccio avvenuto nell’aprile 2016, era stato sottoposto dal tribunale al divieto di dimora a Reggio. Su di lui pendeva inoltre un provvedimento di espulsione emesso dalla questura. Misure di cui il nordafricano si è fatto beffe, come ha dimostrato l'atto violento commesso in piazzale Europa.
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