C'è Palazzo Magnani o sbaglio?
L'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sull'Area Vasta e sulla personalità turistica di Reggio Emilia
REGGIO EMILIA. La Provincia di Reggio Emilia ha deciso con chi stare per il suo futuro turistico. Farà Area Vasta con i territori di Parma e Piacenza. Come previsto dalla legge del 2016, cioè prima del referendum dicembrino che ha mandato gambe all’aria tutto. Non si sa, di conseguenza, che fine faranno le Province, or quindi non si sa che cosa siano le Aree Vaste.
Comunque ci si fonde, ci si unisce, ci si agglomera, in un puntuale pasticcio made in Italy. Dimenticavo di segnalare che questa Area Vasta a destinazione turistica e quindi futuro ente pubblico strumentale dei Comuni, coincide con la scelta fatta anche dalla Camera di commercio. L’ente presieduto da Stefano Landi ha infatti optato per la soluzione occidentale, unendosi agli enti camerali di Parma e Piacenza. La sede presidenziale sarà a Parma.
L’annuncio dell’avvenuta approvazione del patto per il turismo è stato dato mercoledì dalla Gazzetta senza provocare reazioni, senza innescare obiezioni dal mondo locale dell’accoglienza. Soltanto in aula la deliberazione ha conseguito il voto contrario di due consiglieri di centrodestra.Il presidente della Provincia Giammaria Manghi ha commentato la scelta con due osservazioni.
La prima è una constatazione della fiacchezza con la quale Reggio ha perseguito la costruzione di una sua personalità turistica: “È un atto che apre un nuovo percorso. Quello di superare il perimetro provinciale e puntare su una promozione più vasta, nella convinzione che si possano raggiungere risultati migliori”.
La seconda osservazione è di prospettiva, e implicitamente dice che Reggio dovrà farsi robusta di idee, muscoli, voce: “È chiaro che dopo ce la giocheremo in capacità di progettazione e promozione”. Tradotto: finora risultati deludenti, e d’ora in poi è tutto da costruire.
Non me ne voglia Manghi, perché anche se capovolta la frase offre gli stessi riferimenti: finora è stato costruito poco, e d’ora in poi non deludiamoci.
Nella formidabile incertezza delle cornici istituzionali (Province e Aree Vaste) alcune cose sono solide. Ad esempio i 5 milioni destinati dalla Regione per tutti i macro-territori turistici Romagna, Bologna ed Emilia; e la necessità di nominare consigli d’amministrazione con presidenti e direttori, istituire sedi legali e uffici operativi. Per quel che ci riguarda la scelta della sede legale è caduta su Parma, immagino per centralità.
Prossimamente toccherà alle città capoluogo e ai Comuni decidere di aderire, partecipare e quindi versare una quota annuale così come capitava con i Piani turistici di promozione locale e le Unioni di Prodotto. L’obiettivo, sia orientale (con Modena che ha scelto di stare con Bologna) sia occidentale (con Parma e Piacenza, com’è successo) è lo stesso.
Fare marketing territoriale. Che alla faccia degli italici che sparano un anglismo ogni due parole, significa sviluppare e promuovere il territorio con progetti strategici condivisi. Tradotto in italiano il marketing diventa un concetto roboante. Ma vengo al sodo.
Chiedo quali relazioni abbiano consigliato la Provincia di Reggio di scegliere il fronte occidentale. Quali connessioni e condivisioni storiche siano così determinanti, al di là dei castelli appenninici (che stanno sia a ovest che a est), al di là della preziosa attrazione dei salumi, del formaggio e del vino (che stanno sia di qua che di là). Chiedo – come avevo fatto con la Camera di commercio – se invece la scelta non sia stata dettata da un timore geopolitico o da un’opportunità geopolitica.
Mi pare, infatti, che l’establishment reggiano (a casa nostra vuol dire chi governa il territorio) abbia una specie di timore di Modena che dialoga con Bologna e la sua area metropolitana. E mi pare che, non essendoci alternative, Reggio goda o soffra di un’attrazione gravitazionale per Parma. Lascio stare Piacenza che è al di là, e non può bussare a Lombardia o Piemonte.
Ecco, Parma. Città che rispetto alla nostra può ostentare una solida struttura turistica e di larga e antica fama internazionale. Parma, ex capitale, con un largo tasso di identità, è accentratrice per natura. E poi l’avventura storico-artistica la definisce farnesiana e quindi borbonica, dunque di Maria Luigia. Reggio è tutt’altro. Ogni suo dipinto, evento, monumento e confine è estense ed ha fili diretti e indispensabili con Modena e ancora più addietro con Ferrara.
Già mi sento dire che sono un passatista. Allora basta passato ducale. Parlo del presente. Che cosa ha da esibire Reggio contemporanea per collaborare e bilanciarsi con Parma? La Mediopadanità? Col rischio che i turisti attratti arrivino in treno alla Stazione dell’Alta Velocità e, svelti, se ne vadano alla Pilotta in mezz’ora?
Oltre le infrastrutture è necessaria una seria costruzione del volto e della sostanza turistica di Reggio che, anche fra salumi, formaggi, vini e castelli, possano permetterci di presentarci ad armi pari.
Domenica scorsa ho scritto la riflessione che ho titolato “Dopo l’Ariosto poco Furioso non perdiamo un altro treno”. Il riferimento era alla mostra che Ferrara ha in programma in autunno-inverno su Carlo Bononi, decoratore della Ghiara e che molte tele ha lasciato nel Reggiano. Reggio lo sa? E che fa? Non profitta? Altra occasione transitante è la mostra dedicata al Guercino, inaugurata nella cattedrale di Piacenza.
Il capolavoro della Crocefissione della Ghiara è il segno di un percorso… Chi se ne è accorto? Oltre la politica che fa i patti, servono specialisti, e servono mostre attrattive che nascono, indagano ed esibiscono il territorio. C’è Palazzo Magnani, o sbaglio?
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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