«Cambiate abitudini per evitare il tumore»
di Roberto Fontanili
Lo stile di vita dei pazienti al centro degli interventi della Lilt reggiana al convegno sulla prevenzione
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REGGIO EMILIA . Per tre giorni Reggio è stata la capitale italiana della prevenzione e della promozione di corretti stili di vita. Al centro del convegno che si è chiuso ieri ai “Luoghi di Prevenzione” (il Centro regionale di didattica multimediale per la promozione della salute dell’Asl reggiana in via Amendola) i temi della ricerca scientifica, il miglioramento dell’efficacia degli interventi di prevenzione primaria e il modello metodologico dei Luoghi di prevenzione.
Nel corso del convegno internazionale si è discusso anche dell’esperienza maturata dalla sezione reggiana della Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i tumori) in collaborazione con l’Azienda sanitaria reggiana e la regione Emilia Romagna e del progetto che vede la sezione reggiana della Lilt come capofila di un modello che coinvolge altre 11 sezioni provinciali. E se è ormai un dato consolidato che alcol, fumo, una non corretta alimentazione e sedentarietà sono i nemici della nostra salute causando malattie croniche gravi, è altrettanto vero che passi in avanti verso stili di vita corretti, in questi anni ne sono stati compiuti. Il problema resta quello di convincere il maggior numero di persone a intraprendere questo percorso, che oltre a ridurre il rischio dell’insorgenza di malattie croniche e dei tumori, ha un impatto rilevate sul costo della sanità pubblica.
Si stima che nel lungo periodo il risparmio potenziale possa arrivare al 50% rispetto ai costi attuali per la cura dei pazienti cronici. Di particolare interesse sul come cambiare gli stili di vita a rischio è stata la presentazione da parte del professor Carlo DiClemente dell’Università del Maryland di Baltimora del Modello Transteorico del Cambiamento di cui è l’ideatore.
Un modello che rovescia l’impostazione classica e che mette al centro de progetto il paziente e non l’operatore sanitario, come ha spiegato il professor DiClemente sintetizzando il suo modello. «Il mio compito – ha chiarito – non è convincere, ma motivare la persona sui benefici nel cambiare abitudini. Il soggetto che deve essere pronto al cambiamento perché è preoccupato e interessato e dopo aver fatto un bilancio dei rischi e dei benefici. Al cambiamento si arriva per gradi e dopo essersi convinti che è un traguardo importante per la propria vita».
A coordinare i lavori del convegno – a cui hanno partecipato anche il presidente e il direttore generale della Lilt italiana Francesco Schittulli e Roberto Noto e il direttore generale dell’Azienda Santa Maria Nuova Fausto Nicolini – è stata Sandra Bosi per la Lilt reggiana che ha riportato anche i dati dell’attività svolta nella nostra provincia. Dati significativi come i 20mila accessi da parte di studenti delle scuole, i 400 accessi diretti da parte di persone che vogliono smettere di fumare, delle 350 persone a cui è stata ritirata la patente per giuda in stato di ebbrezza e le 150 persone a rischio cardiovascolare inviate dai medici di base.
«Un numero destinato ad aumentare – ha detto Sandra Bosi – grazie all’aumento della collaborazione con i medici e le Case della salute». Risultati importanti sono stati ottenuti nella fascia di età 11-14 anni con Reggio che ha la più bassa percentuale di fumatori in Italia. E conclude Sandra Bosi: «Il lavoro di questi giorni è servito per confrontarci su ciò che stiamo facendo anche in riferimento al Piano di prevenzione nazionale 2014 – 2018. Parliamo del paziente e non della malattia, tenendo conto che il cambiamento è graduale e che il risultato dipende da tanti fattori. Da quello familiare a quello lavorativo. Per questo un altro passaggio importante è quello abbiamo avviato sull’ambiente di lavoro all’interno della Asl reggiana. Il primo a cambiare deve essere l’operatore stesso, perché il contesto in cui viviamo è fondamentale».
Nel corso del convegno internazionale si è discusso anche dell’esperienza maturata dalla sezione reggiana della Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i tumori) in collaborazione con l’Azienda sanitaria reggiana e la regione Emilia Romagna e del progetto che vede la sezione reggiana della Lilt come capofila di un modello che coinvolge altre 11 sezioni provinciali. E se è ormai un dato consolidato che alcol, fumo, una non corretta alimentazione e sedentarietà sono i nemici della nostra salute causando malattie croniche gravi, è altrettanto vero che passi in avanti verso stili di vita corretti, in questi anni ne sono stati compiuti. Il problema resta quello di convincere il maggior numero di persone a intraprendere questo percorso, che oltre a ridurre il rischio dell’insorgenza di malattie croniche e dei tumori, ha un impatto rilevate sul costo della sanità pubblica.
Si stima che nel lungo periodo il risparmio potenziale possa arrivare al 50% rispetto ai costi attuali per la cura dei pazienti cronici. Di particolare interesse sul come cambiare gli stili di vita a rischio è stata la presentazione da parte del professor Carlo DiClemente dell’Università del Maryland di Baltimora del Modello Transteorico del Cambiamento di cui è l’ideatore.
Un modello che rovescia l’impostazione classica e che mette al centro de progetto il paziente e non l’operatore sanitario, come ha spiegato il professor DiClemente sintetizzando il suo modello. «Il mio compito – ha chiarito – non è convincere, ma motivare la persona sui benefici nel cambiare abitudini. Il soggetto che deve essere pronto al cambiamento perché è preoccupato e interessato e dopo aver fatto un bilancio dei rischi e dei benefici. Al cambiamento si arriva per gradi e dopo essersi convinti che è un traguardo importante per la propria vita».
A coordinare i lavori del convegno – a cui hanno partecipato anche il presidente e il direttore generale della Lilt italiana Francesco Schittulli e Roberto Noto e il direttore generale dell’Azienda Santa Maria Nuova Fausto Nicolini – è stata Sandra Bosi per la Lilt reggiana che ha riportato anche i dati dell’attività svolta nella nostra provincia. Dati significativi come i 20mila accessi da parte di studenti delle scuole, i 400 accessi diretti da parte di persone che vogliono smettere di fumare, delle 350 persone a cui è stata ritirata la patente per giuda in stato di ebbrezza e le 150 persone a rischio cardiovascolare inviate dai medici di base.
«Un numero destinato ad aumentare – ha detto Sandra Bosi – grazie all’aumento della collaborazione con i medici e le Case della salute». Risultati importanti sono stati ottenuti nella fascia di età 11-14 anni con Reggio che ha la più bassa percentuale di fumatori in Italia. E conclude Sandra Bosi: «Il lavoro di questi giorni è servito per confrontarci su ciò che stiamo facendo anche in riferimento al Piano di prevenzione nazionale 2014 – 2018. Parliamo del paziente e non della malattia, tenendo conto che il cambiamento è graduale e che il risultato dipende da tanti fattori. Da quello familiare a quello lavorativo. Per questo un altro passaggio importante è quello abbiamo avviato sull’ambiente di lavoro all’interno della Asl reggiana. Il primo a cambiare deve essere l’operatore stesso, perché il contesto in cui viviamo è fondamentale».
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