Gazzetta di Reggio

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«Mamma estranea alla morte del bimbo» 

di Ambra Prati
«Mamma estranea alla morte del bimbo» 

San Martino: i genitori di Carlo Russo sul processo imminente. Alla sbarra anche quattro medici

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SAN MARTINO IN RIO. «Nostro figlio non è morto per il liquido ingerito: è stato avvelenato e ucciso in ospedale. Si è dato rilievo al fatto che la mamma è indagata, senza pensare al rimpianto che lei si porterà dietro tutta la vita e all’esistenza di un’intera famiglia che è stata distrutta». Antonio Russo è il papà di Carlo, due anni, morto nell’agosto 2015 al Santa Maria Nuova dove si trovava ricoverato da quattro giorni, dopo aver ingerito del detersivo per lavastoviglie.
Per quel drammatico epilogo, il 19 aprile inizierà in tribunale il processo a carico di cinque persone: la madre Maria “Giusy” Cataldo (per omessa vigilanza) e quattro medici dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio (per omicidio colposo in concorso), Claudia Barbieri, Manuela Salsi, Roberto Martini e Rosanna Bono, l’intero staff del reparto di anestesia e rianimazione.
La madre comparirà dunque in aula nel doppio ruolo di indagata (assistita dall’avvocato Alessandro Conti) e di parte civile (avvocato Alessandro Carrara), così come i nonni (avvocato Carlo Taormina), mentre i quattro dottori sono difesi dall’avvocato Franco Mazza e Roberto Bassi.
Il padre ha voluto rilasciare delle dichiarazioni per sottolineare come la notizia della madre indagata abbia avuto pesanti ripercussioni dal punto di vista psicologico e pratico. «Su Facebook Giusy è stata paragonata addirittura alla Franzoni e siamo stati insultati con l’accusa che volevamo solo soldi; abbiamo dovuto chiudere il bar a San Martino e trasferirci a Salerno», ha detto Antonio. Secondo il papà, «non abbiamo mai fatto richieste di denaro all’ospedale, né ci sono arrivate offerte in questo senso: lo dimostra il fatto che non abbiamo scelto la causa civile, ma la più impervia causa penale. A noi interessa solo la giustizia». Nella consapevolezza, ha aggiunto l’avvocato Carrara, che «la giurisprudenza fatica a riconoscere la responsabilità medica, a meno che non vi siano errori macroscopici: e a nostro avviso è questo il caso». Carlo arrivò in pronto soccorso dopo aver ingerito (e rimesso) il detersivo; l’episodio non provocò lesioni interne, ma per precauzione il piccolo fu ricoverato e all’alba del quarto giorno Carlo spirò per arresto cardiocircolatorio. Provocato da un farmaco sedativo, sostengono i genitori, il Proposol, non indicato per i minori di 16 anni. Ora, esistono due perizie redatte da quattro esperti (due della Procura e due di parte civile) che concordano su questo quadro, ma dandone una lettura diversa. Secondo la perizia della Procura il Proposol è stato «concausa predominante», secondo quella di parte «causa esclusiva»: su questo sottile filo di lana si giocherà il dibattimento, davanti al giudice Angela Baraldi.

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