Maxi risarcimento alla famiglia di Sylvester
Reggio Emilia, l’assicurazione di Seta e dell’autista dovrà pagare 800 mila euro. Il padre: «Ingiusto, però, dare il 20% di colpa a mio figlio»
REGGIO EMILIA. Avevano chiesto un risarcimento di 1,5 milioni di euro per la morte del figlio 14enne Sylvester, caduto nel 2014 alla fermata di viale Piave dall’autobus di Seta che lo stavo portando a scuola. Il giudice, in sede civile, ha concesso il risarcimento alla famiglia Agyemang per circa 800 mila euro.
Si tratta della prima sentenza che giunge a tre anni dalla tragedia sui viali di Reggio, dove il ragazzino è morto per aver sbattuto la testa davanti agli occhi dei compagni di scuola. Una verità processuale di primo grado, che imputa la colpa per l’80% a Seta e al suo autista, Giuseppe Picone, il cui risarcimento sarà pagato dalla Cattolica Assicurazioni.
L’autista avrebbe commesso una manovra non corretta ripartendo con la porta aperta dell’autobus dal quale cadde il ragazzo, trascinato per 28 metri e poi sbalzato a terra. Seta non avrebbe dato ascolto ai richiami dei suoi responsabili della sicurezza, che avevano segnalato più volte la manomissione dei meccanismi di sicurezza delle porte chiedendone l’aggiustamento.
Sull’autobus oggetto poi dell’incidente probatorio seguito alla morte di Sylvester, «il dispositivo di emergenza non presenta nessuna piombatura né alcuna protezione sottovetro, prescritta dalla norma» secondo quanto certificato dal perito. Prescrizioni di legge disattese da Seta, insieme a una serie di irregolarità che hanno decretato la condanna.
Ma c’è anche un 20% di colpa imputata allo stesso Sylvester, che è stato giudicato «imprudente» dal giudice Chiara Zompi. «Non accetto questa percentuale di colpevolezza che viene data a mio figlio» è il commento amaro di Emmanuel Agyemang, padre di Sylvester, «è stato trascinato per dei metri e il suo zaino è rimasto dentro l’autobus. Mio figlio non ha commesso errori. Li hanno commessi l’autista e Seta».
Al di là del sostanzioso risarcimento, la famiglia Agyemang potrebbe pensare ad appellarsi per chiedere una riduzione della colpa ascritta al figlio. Una vicenda che ha avuto un effetto devastante sulla loro famiglia, come ricorda il suo avvocato Andrea Pellegrini: «Seta non ha mai chiesto scusa. La sentenza ci soddisfa in gran parte e segnala diversi spunti a carico di Seta. È stata inoltre acquisita dalla procura per il processo penale da poco iniziato».
Pochi giorni fa, infatti, c’è stata la prima udienza: alla sbarra degli imputati, per il reato di omicidio colposo e cooperazione colposa, sono rimasti l'autista Picone, 32 anni, difeso dagli avvocati Alessandro Sivelli e Nicola Tria, l’ex ad di Seta Filippo Allegra, 61 anni, rappresentato dagli avvocati Gianni Zambelli e Marco Malavolta e il responsabile dell’officina degli automezzi Maurizio Coli, 58 anni, difeso da Malavolta.
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