Albinea festeggia il “suo” Bertolazzi premio Oscar 2017
di Alessandro Zelioli
Il truccatore ospite in municipio con la celebre statuetta «Qui ci abita la mia famiglia e i panorami sono unici»
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ALBINEA . Albinea è il suo paese adottivo e quando è arrivato è stato accolto con entusiasmo. Lui è Alessandro Bertolazzi, il truccatore italiano vincitore del premio Oscar 2017 per il miglior trucco ed acconciatura nel film Suicide Squad, premio vinto insieme a Giorgio Gregorini e a Christopher Allen Nelson. L’unico Oscar conquistato dall’Italia.
Nato a Vercelli nel 1958, Bertolazzi arrivò a Reggio Emilia nel 1972 e da lì la sua famiglia si è trasferita ad Albinea nel 1986. Accompagnato dalla moglie Giovanna, dalla nipote Chiara, dal fratello Stefano e da mamma Laura Zuliani (papà Carlo non c’era perchè indisposto), Bertolazzi è stato ospite in municipio e volentieri si è concesso per autografi, fotografie e interviste. Bertolazzi, oltre per l’Oscar, ha conquistato le cronache anche per il messaggio che dal microfono dell’Academy ha voluto fare a sostegno dei tanti migranti cj enel mondo cercano un posto dove vivere con dignità. «Non pensavo di suscitare un simile vespaio – dice – anche perché quella frase la sento mia. Ho provato cosa significhi essere migrante in Paesi che fanno fatica ad accettarti. Sì, in Inghilterra e in America ci sono tanti stranieri che lavorano, ma vi garantisco che non è facile per nessuno”.
Quindi quel messaggio in fondo era per lei, come una sorta di rivincita.
«Diciamo che io so cosa voglia dire esserlo. E come me, per esempio, Leonardo Di Caprio o altri grandi artisti internazionali. Faticano a farsi accettare fuori dal contesto da cui provengono. Quella frase mi è venuta in mente durante la serata di presentazione, sentendo un discorso sul cinema capace di creare sogni in chi lo guarda. Dentro di me, mi dissi che i sogni non possono avere confini o barriere. I sogni vanno ovunque. Mi guardai attorno e vidi attori, attrici, scenografi che venivao da tutto il mondo. Ho riflettuto e quando la sera della premiazione sono salito sul palcoscenico ho voluto esprimere la mia idea. Mi sono fatto qualche inimicizia, ma era quello che pensavo e che penso».
Ci parli della “sua” Albinea
«Qui c’era il mio parco giochi. Arrivavo da Reggio in motorino per venire a mangiare gnocco fritto. Qui vive adesso la mia famiglia ed i panorami sono unici».
Veniamo al suo lavoro. Ci sveli qualche segreto.
«Uso solo materiali naturali, mail vero segreto è... essere italiano! Cioè avere la capacità di saper cambiare le cose, senza seguire delle linee preimpostate. Altri partono con un alinea e si limitatno a seguirla. Noi no. Noi sappiamo che per eccellere dobbiamo sgomitare e, soprattutto, dobbiamo usare le nostre armi migliori: la fantasia e il saper vedere le cose con occhio diverso. Per il resto, tanto e tanto lavoro».
In media quante ore lavora al giorno?
«Diciamo che la giornata tipo di lavoro è sulle 12 ore di lavoro, più due di preparazione e due di sistemazione dopo».
Ma come è iniziata la sua carriera?
«Confesso che da ragazzo ero svogliato a scuola. Nessuna materia faceva per me. Ero la disperazione di mamma che veniva costantemente chiamata dagli insegnanti. In particolare quello di matematica, ma rinunciò all’idea di bocciarmi, perché secondo lui ero irrecuperabile. Non volevo fare nulla. Li è iniziata la mia carriera nel mondo degli artisti».
Ma quale è stata la molla?
«Attorno ai 14 anni, entrai al teatro Valli. Non ci ero mai stato. Salii delle scale e mi ritrovai su un piano di legno e davanti a me avevo una sala buia e profonda. Ero sul palcoscenico e non me ne ero reso conto, ma capii che da lì non sarei più sceso. Poi rimasi a lungo al Valli, a fare le pulizie, ad ingrassare le macchine, a fare qualsiasi cosa, pur di rimanere in quel mondo. Poi dovetti andare a Londra e poi in America, lasciando tutto. Ho dovuto farlo, per potervi portare oggi... questo Oscar!».
Una statuetta che esibisce con orgoglio.
«La porto sempre con me, perché questo premio è di ogni persona che ho incontrato nella vita. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa che mi ha permesso di affermarmi. Nella vita ho imparato onestà e condivisione. Voglio trasmettere agli altri queste cose».
Quali sono gli attori con cui lavora meglio?
«Sul set è come una grande famiglia. Spesso ci si lascia per anni, ma quando ci ritroviamo è come ci siamo lasciati».
Per la carriera cosa ha dovuto sacrificare di più?
«La famiglia. Un sacrificio condiviso con mia moglie, ma resta un fardello. Ho cercato di stare “agganciato” a mio figlio Lorenzo, che ora è a Londra per lavoro. Tanti attori fanno come me: appena arrivano sul set cercano la connessione sul web per rimanere in contatto con i propri cari».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nato a Vercelli nel 1958, Bertolazzi arrivò a Reggio Emilia nel 1972 e da lì la sua famiglia si è trasferita ad Albinea nel 1986. Accompagnato dalla moglie Giovanna, dalla nipote Chiara, dal fratello Stefano e da mamma Laura Zuliani (papà Carlo non c’era perchè indisposto), Bertolazzi è stato ospite in municipio e volentieri si è concesso per autografi, fotografie e interviste. Bertolazzi, oltre per l’Oscar, ha conquistato le cronache anche per il messaggio che dal microfono dell’Academy ha voluto fare a sostegno dei tanti migranti cj enel mondo cercano un posto dove vivere con dignità. «Non pensavo di suscitare un simile vespaio – dice – anche perché quella frase la sento mia. Ho provato cosa significhi essere migrante in Paesi che fanno fatica ad accettarti. Sì, in Inghilterra e in America ci sono tanti stranieri che lavorano, ma vi garantisco che non è facile per nessuno”.
Quindi quel messaggio in fondo era per lei, come una sorta di rivincita.
«Diciamo che io so cosa voglia dire esserlo. E come me, per esempio, Leonardo Di Caprio o altri grandi artisti internazionali. Faticano a farsi accettare fuori dal contesto da cui provengono. Quella frase mi è venuta in mente durante la serata di presentazione, sentendo un discorso sul cinema capace di creare sogni in chi lo guarda. Dentro di me, mi dissi che i sogni non possono avere confini o barriere. I sogni vanno ovunque. Mi guardai attorno e vidi attori, attrici, scenografi che venivao da tutto il mondo. Ho riflettuto e quando la sera della premiazione sono salito sul palcoscenico ho voluto esprimere la mia idea. Mi sono fatto qualche inimicizia, ma era quello che pensavo e che penso».
Ci parli della “sua” Albinea
«Qui c’era il mio parco giochi. Arrivavo da Reggio in motorino per venire a mangiare gnocco fritto. Qui vive adesso la mia famiglia ed i panorami sono unici».
Veniamo al suo lavoro. Ci sveli qualche segreto.
«Uso solo materiali naturali, mail vero segreto è... essere italiano! Cioè avere la capacità di saper cambiare le cose, senza seguire delle linee preimpostate. Altri partono con un alinea e si limitatno a seguirla. Noi no. Noi sappiamo che per eccellere dobbiamo sgomitare e, soprattutto, dobbiamo usare le nostre armi migliori: la fantasia e il saper vedere le cose con occhio diverso. Per il resto, tanto e tanto lavoro».
In media quante ore lavora al giorno?
«Diciamo che la giornata tipo di lavoro è sulle 12 ore di lavoro, più due di preparazione e due di sistemazione dopo».
Ma come è iniziata la sua carriera?
«Confesso che da ragazzo ero svogliato a scuola. Nessuna materia faceva per me. Ero la disperazione di mamma che veniva costantemente chiamata dagli insegnanti. In particolare quello di matematica, ma rinunciò all’idea di bocciarmi, perché secondo lui ero irrecuperabile. Non volevo fare nulla. Li è iniziata la mia carriera nel mondo degli artisti».
Ma quale è stata la molla?
«Attorno ai 14 anni, entrai al teatro Valli. Non ci ero mai stato. Salii delle scale e mi ritrovai su un piano di legno e davanti a me avevo una sala buia e profonda. Ero sul palcoscenico e non me ne ero reso conto, ma capii che da lì non sarei più sceso. Poi rimasi a lungo al Valli, a fare le pulizie, ad ingrassare le macchine, a fare qualsiasi cosa, pur di rimanere in quel mondo. Poi dovetti andare a Londra e poi in America, lasciando tutto. Ho dovuto farlo, per potervi portare oggi... questo Oscar!».
Una statuetta che esibisce con orgoglio.
«La porto sempre con me, perché questo premio è di ogni persona che ho incontrato nella vita. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa che mi ha permesso di affermarmi. Nella vita ho imparato onestà e condivisione. Voglio trasmettere agli altri queste cose».
Quali sono gli attori con cui lavora meglio?
«Sul set è come una grande famiglia. Spesso ci si lascia per anni, ma quando ci ritroviamo è come ci siamo lasciati».
Per la carriera cosa ha dovuto sacrificare di più?
«La famiglia. Un sacrificio condiviso con mia moglie, ma resta un fardello. Ho cercato di stare “agganciato” a mio figlio Lorenzo, che ora è a Londra per lavoro. Tanti attori fanno come me: appena arrivano sul set cercano la connessione sul web per rimanere in contatto con i propri cari».
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