Gazzetta di Reggio

Reggio

Fascisti e antifascisti storia di Cavriago un paese-simbolo

di Andrea Mastrangelo
Fascisti e antifascisti storia di Cavriago un paese-simbolo

William Casotti scrive pagine importanti sul rapporto fra etica e violenza e sulle contraddizioni nella Resistenza

2 MINUTI DI LETTURA





CAVRIAGO. “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” ha affermato lo scrittore cileno Sepulveda e questa espressione è divenuta un monito per William Casotti, che l’ha riportata in esergo al suo ultimo saggio, “Fascismo e antifascismo nella realtà di Cavriago”, evidenziando la necessità di comprendere anche la nostra “piccola” storia per non vivere schiacciati sul presente e senza premesse d’un domani. Dalla convinzione che “non si può parlare di antifascismo se prima non si ha una precisa idea di cosa sia stato il fascismo” nasce un’approfondita indagine, su un periodo compreso fra il 1920 e il 1946, in cui lo sguardo, aperto a una dimensione internazionale e nazionale, si dirige su quel “fortilizio bolscevico”, citato persino da Lenin, espugnato dai seguaci di Mussolini, con le prime vittime dello squadrismo (1° maggio 1921), l’avvio della Resistenza, dopo l’8 settembre ’43, ad opera di esponenti dell’antifascismo, quali Zanti e Grossi, la repressione brutale del regime, il radicamento nel territorio della ribellione al nazifascismo, la liberazione e la difficile situazione dell’immediato dopoguerra. La consultazione di numerose fonti bibliografiche e archivistiche ha permesso a Casotti di elaborare informazioni dettagliate sulla realtà cavriaghese, relative a luoghi e persone, formazioni partigiane e ruolo delle donne, persecuzioni, uccisioni, militari internati nei campi di prigionia tedeschi, vittime e danni dei bombardamenti alleati, ultimi caduti della Resistenza (Villa Aiola, 24 aprile ’45). Il libro, utile per ricerche e attività didattiche, si inserisce appieno nell’attuale dibattito storiografico e, più in generale, culturale sul secolo scorso; in primo luogo per l’attenzione rivolta a temi ancora oggi in discussione, legati a consenso e opposizione al regime, rapporto tra etica e violenza in una situazione di “guerra civile”, contraddizioni interne alla Resistenza; in secondo luogo per la corretta impostazione ideale e non ideologica, che evita di scivolare nella retorica antifascista o in una forma di revisionismo. In proposito, nella nota introduttiva al volume lo stesso autore precisa: “Di fronte alla cultura revisionista e negazionista si può considerare la memoria come una sorta di guardiano che si oppone alla disgregazione del tempo, a quell’oblio che tende a seppellire le tracce di una storia, quella del Novecento, che va salvaguardata”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google