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Reggio Emilia, ecco dove finiva la refurtiva di via Melato

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, ecco dove finiva la refurtiva di via Melato

Preso dalla polizia il ricettatore della merce rubata da Burunsus nelle cantine e nei garage di via Melato: era pronto a partire su un traghetto diretto a Tunisi

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REGGIO EMILIA. Era già imbarcato su un traghetto per Tunisi il ricettatore di molta della merce rubata nelle settimane scorse nelle cantine di via Melato. La polizia lo ha catturato nel corso di un blitz, pochi minuti prima che partisse per sempre.

Un’azione lampo, grazie alle indagini degli uomini della questura reggiana avviate dopo la cattura di Ivan Burunsus, il 29enne rumeno considerato dagli investigatori uno dei principali ladri di cantine e garage del Mirabello e non solo.

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Una volta intercettato, è infatti cominciata una serie di azioni capillari di controllo sulla cerchia di amici e conoscenti dell’uomo per cercare di ricostruire i suoi movimenti e, sopratutto, eventuali complici. Perché ogni ladro, quando ruba della merce, ha bisogno di un buon ricettatore che gliela compri e la rivenda al mercato nero.

E, per Burunsus, questo uomo di fiducia era con ogni probabilità un tunisino di 34 residente a Reggio Emilia da diverso tempo. A lui i poliziotti sono arrivati proprio quando l’africano aveva comprato un biglietto per Tunisi, la sua città natale, con partenza da Civitavecchia.

Gli agenti reggiani si sono immediatamente coordinati con i colleghi laziali, informandoli dell’arrivo del sospettato. Così, proprio quando G.A. (queste le iniziali dello straniero) si era già imbarcato ed era sicuro di avercela fatta, i poliziotti sono saliti sulla nave fermando le operazioni di imbarco.

E, una volta individuata la sua auto, all’interno hanno trovato un vero e proprio tesoro di merce di ogni tipo, stipata in ogni angolo del grosso veicolo. Televisori, telefoni cellulari di ultima generazione, computer portatili di varie marche, materiale per la casa, biciclette e una quantità spropositata di attrezzature da lavoro, soprattutto dei trapani. In compagnia del 29enne anche un altro uomo, non direttamente coinvolto nelle indagini reggiane.

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Vista l’ingente quantità di merce, il tunisino è stato fermato e le successive indagini sui beni da lui trasportati hanno permesso con assoluta certezza di ricondurne due ad altrettanti reggiani i cui garage e cantine erano stati svuotati in via Melato: si tratta di un televisore da 55 pollici a schermo curvo di ultima generazione e un trapano.

Ed è stata proprio la tv a incastrare il ricettatore. Il proprietario dell’apparecchio infatti vi aveva attaccato sopra un adesivo e, anche se era stato successivamente tolto dai ladri, era rimasto l’alone di pellicola adesiva proprio nel punto in cui era stato appiccicato. Alone che è stato poi riconosciuto dal derubato tramite le foto della refurtiva che la polizia di Civitavecchia ha inviato a quella reggiana.

Diverse apparecchiature elettroniche erano dotate di codici identificativi stampati sul metallo, molti dei quali parzialmente cancellati o modificati dal tunisino per evitarne il riconoscimento. Pratica che gli ha garantito l’accusa di riciclaggio, per cui è stato denunciato.

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La sua posizione però potrebbe aggravarsi ancora. La lista di merce rubata contenuta nel suo veicolo infatti si allungherà presto, man mano che la polizia reggiana darà un nome e un proprietario a ogni oggetto. Uno dei tantissimi telefoni recuperati, ad esempio, è già stato restituito a una ragazza a cui era stato rubato durante uno scippo diverse settimane fa.

Scoperta questa che indica come, probabilmente, l’africano non fosse solo il ricettatore di Burunsus ma invece avesse una clientela molto più ampia. In un giro di riciclaggio della refurtiva che da Reggio Emilia conduce direttamente in Tunisia. E lì, in Africa, si può considerare persa per sempre.

Ma ora le attenzioni della polizia si stanno concentrando sui collegamenti fra il rumeno e il tunisino, con l’obiettivo di capire di quanti furti nelle cantine in zona Mirabello sia effettivamente responsabile Ivan Burunsus.


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