«Studio sul sito, la Regione mostri risultati»
Interpellanza di Torri sull’analisi-fantasma: «Servono scelte condivise con gli enti locali»
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CARPINETI . «Le decisioni su Poiatica non possono essere prese senza gli enti locali, la Regione deve essere chiara sul tema e sullo studio dell’università». Richieste simili sono arrivate numerose in queste giorni su Poiatica. Questa istanza ha un peso diverso perché firmata da Yuri Torri, consigliere regionale di Sinistra Italiana e componente della maggioranza che appoggia il governo regionale.
Torri, originario della montagna reggiana, ha presentato un’interpellanza alla giunta dove si torna a battere il chiodo sullo studio dell’Università di Bologna, citato dai comitati contro la discarica la scorsa settimana.
Uno studio che conterrebbe tre ipotesi per la chiusura del sito di conferimento inerti, fra cui il paventato arrivo di nuovi rifiuti da usare per riempire la cava ora aperta. Uno studio che nessuno sembra aver letto: dall’assessore regionale ai consiglieri comunali, tutti hanno commentato su Poiatica partendo dall’impossibilità di aver valutato lo studio completo. Proprio da qui parte Torri, che chiede di «conoscere integralmente i risultati dello studio e invita l’assessorato a discutere qualsiasi possibile soluzione con il territorio». Non è possibile, sostiene, che «i sindaci delle realtà interessate scoprano dai giornali la possibilità che la discarica, ormai chiusa per decisione della Regione, ospiti rifiuti speciali dei quali, al momento, non si sa altro. Le realtà locali sono preoccupate ed è compito delle istituzioni dimostrare che le scelte verranno prese solo a seguito di un lavoro comune e condiviso». È necessaria poi chiarezza sulle spese di ripristino ambientale della discarica, continua, per rassicurare «che non sarà la cittadinanza a dover coprire le spese, ma sarà il gestore a farsi carico di tutto».
Su altro lato politico, il capogruppo del centrodestra in Provincia Giuseppe Pagliani rivendica il proprio impegno su Poiatica: «Già nel 2012 e nel 2013 ho presentato interrogazioni e ancora una volta ribadisco l’esigenza di chiudere definitivamente quella discarica che per oltre vent’anni ha inquinato la montagna reggiana», attacca, per poi concentrarsi sul passaggio dei fascicoli all’antimafia: «Le indagini sono molto importanti: per troppi anni su quel sito si sono rincorse voci gravi relative a materiali che non sarebbero dovuti essere scaricati». (adr.ar.)
Torri, originario della montagna reggiana, ha presentato un’interpellanza alla giunta dove si torna a battere il chiodo sullo studio dell’Università di Bologna, citato dai comitati contro la discarica la scorsa settimana.
Uno studio che conterrebbe tre ipotesi per la chiusura del sito di conferimento inerti, fra cui il paventato arrivo di nuovi rifiuti da usare per riempire la cava ora aperta. Uno studio che nessuno sembra aver letto: dall’assessore regionale ai consiglieri comunali, tutti hanno commentato su Poiatica partendo dall’impossibilità di aver valutato lo studio completo. Proprio da qui parte Torri, che chiede di «conoscere integralmente i risultati dello studio e invita l’assessorato a discutere qualsiasi possibile soluzione con il territorio». Non è possibile, sostiene, che «i sindaci delle realtà interessate scoprano dai giornali la possibilità che la discarica, ormai chiusa per decisione della Regione, ospiti rifiuti speciali dei quali, al momento, non si sa altro. Le realtà locali sono preoccupate ed è compito delle istituzioni dimostrare che le scelte verranno prese solo a seguito di un lavoro comune e condiviso». È necessaria poi chiarezza sulle spese di ripristino ambientale della discarica, continua, per rassicurare «che non sarà la cittadinanza a dover coprire le spese, ma sarà il gestore a farsi carico di tutto».
Su altro lato politico, il capogruppo del centrodestra in Provincia Giuseppe Pagliani rivendica il proprio impegno su Poiatica: «Già nel 2012 e nel 2013 ho presentato interrogazioni e ancora una volta ribadisco l’esigenza di chiudere definitivamente quella discarica che per oltre vent’anni ha inquinato la montagna reggiana», attacca, per poi concentrarsi sul passaggio dei fascicoli all’antimafia: «Le indagini sono molto importanti: per troppi anni su quel sito si sono rincorse voci gravi relative a materiali che non sarebbero dovuti essere scaricati». (adr.ar.)
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