MISTERI SOTTOTERRA
Discarica di Poiatica, sviluppi inquietanti nell'inchiesta Dda
di Mauro Grasselli
Carpineti, il M5S chiede che Bini venga sentito dalla Commissione Ecomafie: «Appalti che scottano a Poiatica, intercettazioni choc nell’inchiesta Aemilia»
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CARPINETI. Si prospettano sviluppi sempre più inquietanti su ciò che è accaduto negli anni scorsi alla discarica di Poiatica. Dopo l’apertura dell’inchiesta da parte dell’Antimafia di Bologna, il Movimento 5 Stelle chiede che Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione Comuni dell’Appennino reggiano, sia ascoltato al più presto dalla Commissione Ecomafie, dopo che un anno fa lo stesso Bini si dimise dalla Commisisone legalità di Iren.
Sulla discarica – aperta nel 1995 e in seguito gestita da Agac-Enìa-Iren fino al momento della chiusura – di recente è intervenuta la Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Bologna mettendo le mani – per competenza – su tutti gli atti dell’inchiesta avviata da tempo dalla Procura di Reggio Emilia.
Da quanto filtra da ambienti investigativi, l’apertura del fascicolo della Procura antimafia di Bologna sarebbe legata all’ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti, come recita l’articolo 260 del decreto legislativo 152 del 2006: «Chiunque al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punti con la reclusione da uno a sei anni». Pena che si aggrava (da tre a otto anni) nel caso si tratti di rifiuti ad alta radiottività.
Fino a questo momento l’inchiesta reggiana si è basata su due perizie e una relazione del Corpo Forestale. Sul versante-perizie, l'esperto prescelto dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha dato una risposta definitiva su una questione che da tempo ha sollevato non poche apprensioni, cioè la presenza o meno di radiottività nel perimetro della imponente discarica carpinetana.
Un punto, questo, che ha creato un solco fra il comitato "Fermare la discarica di Poiatica", che ritiene vi sia radiottività, e Iren, che lo esclude.
Della seconda perizia è stato incaricato un esperto del Politecnico di Milano, che ha fatto analisi sui percolati prodotti dalla discarica, cioè sui liquidi originati prevalentemente dall'infiltrazione di acqua nella massa di rifiuti o dalla decomposizione degli stessi, oppure in misura minore derivanti dalla compattazione dei rifiuti stessi. Sulla vicenda torna in campo il Movimento 5 Stelle. «Enrico Bini sia ascoltato al più presto dalla Commissione Ecomafie.
Dopo la notizia che la Dda si sta finalmente interessando della discarica Iren di Poiatica – argomenta il M5S – chiediamo che il sindaco di Castelnovo Monti sia ascoltato in Commissione d'inchiesta che indaga sul ciclo illecito dei rifiuti. Richiesta che avanzammo oltre un anno fa, a fine febbraio 2016, quando Bini si dimise dalla Commissione legalità di Iren, con lo stesso primo cittadino che si rese immediatamente disponibile ad essere ascoltato sui temi legati alla legalità, trasparenza nella gestione di appalti e rifiuti inclusa la questione Poiatica».
Secondo Alberto Zolezzi, parlamentare M5S in Commissione Ecomafie, e Maria Edera Spadoni, parlamentare M5S di Reggio Emilia, «la richiesta venne avanzata nell’ufficio di presidenza della Commissione, ed Enrico Bini si rese subito disponibile ad essere ascoltato, tanto che aveva già inviato memorie scritte alla Commissione».
«È passato oltre un anno – aggiunge il parlamentare M5S – è tempo che la Commissione ecomafie si occupi di questo tema. La prossima settimana in ufficio di presidenza solleciterò in tal senso. Per approfondire questa situazione, delegato dal vicepresidente Vignaroli, oggi durante l’ufficio di presidenza della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ho richiesto di poter convocare e audire Enrico Bini».
Secondo Maria Edera Spadoni e Alberto Zolezzi, «è importante ricordare alcuni fatti accaduti negli ultimi quindici anni: dagli appalti che scottano alla discarica di Poiatica, alle intercettazioni choc nell’inchiesta Aemilia. Ancora oggi si registrano appalti al massimo ribasso come accaduto nel settembre 2015 – denunciano i parlamentari M5S –. A questo si aggiungono fatti inquietanti. Nel 2002 fu dato l’appalto per ampliamento della discarica di Poiatica alla ditta Ciampà Paolo Srl (cui era stato negato, al tempo, anche il certificato antimafia) e già al centro dell’inchiesta sui rifiuti tossici “Black Mountains”. La ditta al tempo era già nota anche alla Commissione sul ciclo dei rifiuti, ma l’allora senatore Giovanelli (Pd) non si accorse di quanto scritto negli atti della Commissione di cui faceva parte» spiegano i parlamentari pentastellati.
«Nel 2012 il Movimento 5 Stelle denunciò due gravi situazioni: si registrò l’appalto al ribasso del 34% alla ditta Ramm Srl per la manuntenzione della discarica di Poiatica. La Ramm Srl è coinvolta in diverse inchieste».
«Il 21 novembre 2015 gli amministratori Ramm, ascoltati in Commissione d’inchiesta sui rifiuti, rispondendo alle domande del vicepresidente Vignaroli (M5S) hanno parlato di “ditte senza requisiti che si sono aggiudicate anche la gestione della discarica Hera Spa di Imola», spiega Alberto Zolezzi.
«Sempre nel 2012 si registrò l’appalto per la gestione della raccolta rifiuti allaTradeco Srl, che qualche settimana prima finì sotto indagine da parte della Dda della Liguria e dalla Procura di Bari. In seguito alla nostra segnalazione, tramite l’allora consigliere Matteo Olivieri, l’appalto venne revocato», aggiunge Maria Edera Spadoni.
«Si arriva poi, alle intercettazioni ed atti di Aemilia. Persone poi arrestate parlano di “appalti pilotati in Agac quando dipendeva dal Comune di Reggio”. Agac, come tutti ricordano, è l’ ex municipalizzata di Reggio, prima diventata Enia Spa (nel 2005), poi Iren Spa nel 2010 – spiegano Zolezzi e Spadoni –. Fino al 2010, quindi, si parla di appalti pilotati. Occorre far luce su quel periodo e su tutto il sistema. Tra l’altro, Bini lanciò allarmi e denunce già in anni precedenti, riferiti ad infiltrazioni nel settore dei trasporti (incluso quello dei rifiuti). Il suo contributo può quindi essere importante», concludono i parlamentari M5S.
L’invito dei 5 Stelle a relazionale alla Commissione Ecomafie viene raccolto senza esitazioni da Enrico Bini, da anni in prima linea nella lotta alle infiltrazioni mafiose nel territorio reggiano. Come spiega nell’intervista pubblicata a lato, il sindaco di Castelnovo Monti cominciò ad occuparsi della discarica di Poiatica quando avvenne l’assegnazione dei lavori per la manutenzione della discarica carpinetana alla Ramm, una azienda che aveva «molte ombre».
Di conseguenza, già all’epoca Bini segnalò tutto «immediatamente e pubblicamente, e infatti poi l’appalto venne bloccato». Ma già prima di quella assegnazione c’era stato l’appalto alla ditta Ciampà. «Appalti che mi avevano fatto sorgere molti dubbi, e infatti poi la storia successiva di queste imprese ha confermato tali dubbi iniziali».
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