Gazzetta di Reggio

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Viaggio nella pancia di Poiatica e dintorni  

di Jacopo Della Porta
Viaggio nella pancia di Poiatica e dintorni  

Carpineti, l’impianto chiuso continuerà a produrre per anni percolato e biogas.  Il sito e le cave d’argilla hanno inferto ferite al paesaggio della Val Secchia

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CARPINETI. Vegetazione rada, canaloni scavati dall’acqua, smottamenti. Il paesaggio circostante Poiatica non è certamente bucolico. Ma la discarica non è certo la sola responsabile delle ferite inferte al territorio. La Val Secchia, tra Castellarano, Baiso e Carpineti, ha fornito per decenni l’argilla per le industrie ceramiche. Intere montagne sono state trasformate in piastrelle.

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La stessa discarica di Poiatica era una cava ed è circondata da altri siti estrattivi, alcuni attivi, altri abbandonati. Anni di prelievi hanno contribuito a rendere il paesaggio lunare. «L’argilla è un materiale sterile – dice Massimo Becchi, presidente di Legambiente Reggio – sul quale fatica a crescere la vegetazione, e i pendii delle colline sono soggette al dilavamento.

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Negli anni passati le regole per la bonifica delle cave erano diverse. Ci sono siti abbandonati dagli anni ’80 dove non c’è ancora un filo d’erba. Adesso l’argilla viene estratta meno rispetto al passato, perché le ceramiche si riforniscono di materia prima in Ucraina e in altri Paesi».

Per arrivare a Poiatica bisogna seguire la provinciale che costeggia il Secchia, in una zona caratterizzata dai calanchi. Arrivando da Castellarano, prima di Colombaia di Carpineti, una strada, dove ci sono delle sbarre, porta velocemente all’enorme discarica.

All’ingresso dell’area si trova una recinzione e un cancello e alcuni cartelli indicano che l’area è videosorvegliata, è vietato fumare ed esiste un rischio biologico.

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Subito dopo il cancello ci sono due corsie e altrettante sbarre. Procedendo, si trova una casa utilizzata da chi controllava il flusso dei camion e ora dal personale addetto alla vigilanza.

Anche se non c’è più il viavai continuo di mezzi pesanti di un tempo (dal 2015 i rifiuti non vengono più conferiti), intorno a questo sito c’è ancora attività. Nell’aria si sente odore di gas, avvertito anche da alcuni residenti che abitano nei paraggi. Vicino alla casa del custode si trova un impianto di cogenerazione che trasforma il biogas prodotto e captato dalla discarica in energia che poi viene immessa nella rete elettrica.

Ieri mattina tre furgoni con il logo della Cpl Concordia segnalavano l’attività di manutenzione da parte di personale specializzato. «Questo lavoro andrà avanti per anni», ci ha confermato uno dei tecnici presenti.

Poiatica, la parola ai residenti

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E non si tratta dell’unica eredità di lungo periodo. Puntualmente i camion si recano alla discarica per prelevare il percolato che continua ad essere prodotto e che deve essere portato via. «Una volta chiuse le discariche – dice il presidente Becchi – diventano soltanto un costo. I pannelli solari o gli impianti di cogenerazione che vi vengono installati sono un modo per ridurre un po’ questi i costi».

L’area della discarica non è densamente abitata. Il gruppo di case più vicino è quello di Quercioli, a circa un chilometro in linea d’aria, dove tra l’altro una strada interna che porta verso Poiatica è interrotta da uno smottamento. Poco dopo, nella stessa direzione c’è Colombaia e dall’altra parte del Secchia Toano.
Per avere un’idea di quanto le attività dell’uomo abbiano cambiato il paesaggio basta salire sulle alture circostanti, come Ca’ de’ Lanzi, sulla strada verso Valestra. Da lì la zona delle cave sembra un cratere.

«Una volta c’era una montagna – dice un residente indicando più a valle –. C’era sì un canalone, ma non quell’apertura che si vede adesso; era molto più piccolo».

La discarica vista dall'alto

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Le foto aeree scattate da Enrico Rossi, fotografo della Gazzetta di Reggio, nel 2014 da un elicottero della Forestale mostrano il disboscamento di un’ampia area collinare. Allontanandosi dalla valle del Secchia, verso Valestra, il paesaggio diventa subito più verde, con folti boschi di castagno, querce e carpino, intervallati da stalle e campi coltivati. E le ferite inferte al territorio si fanno meno evidenti.
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