il processo
Assolto un internato dell’opg «Non minacciò la guardia»
REGGIO EMILIA. Il 26 giugno di tre anni fa il campano 40enne Vincenzo Salerno era finito nei guai – come internato dell’ospedale psichiatrico giudiziario (opg) – perché avrebbe minacciato un agente...
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REGGIO EMILIA. Il 26 giugno di tre anni fa il campano 40enne Vincenzo Salerno era finito nei guai – come internato dell’ospedale psichiatrico giudiziario (opg) – perché avrebbe minacciato un agente della polizia penitenziaria dicendogli: «Quando torno dall’ora d’aria se non mi hanno spostato faccio un casino e non rientro in cella. Se mi alzate le mani voi mi pagate per nuovo».
Per la procura il 40enne aveva costretto la guardia carceraria ad un atto contrario ai propri doveri, da qui l’accusa di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. E pur internato al’opg, Salerno è stato riconosciuto capace d’intendere e di volere. Ma nel processo l’avvocato difensore Alessandro Verona ha sostenuto che vi fosse il dubbio della capacita mentale del suo assistito al momento dei fatti, per poi rimarcare anche che le frasi riportate nel capo d’imputazione non sono idonee a commettere il reato contestato, non essendo vere e proprie minacce.
E il giudice Luca Ramponi ha accolto la tesi difensiva, assolvendo Salerno “perché il fatto non costituisce reato”.
Per la procura il 40enne aveva costretto la guardia carceraria ad un atto contrario ai propri doveri, da qui l’accusa di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. E pur internato al’opg, Salerno è stato riconosciuto capace d’intendere e di volere. Ma nel processo l’avvocato difensore Alessandro Verona ha sostenuto che vi fosse il dubbio della capacita mentale del suo assistito al momento dei fatti, per poi rimarcare anche che le frasi riportate nel capo d’imputazione non sono idonee a commettere il reato contestato, non essendo vere e proprie minacce.
E il giudice Luca Ramponi ha accolto la tesi difensiva, assolvendo Salerno “perché il fatto non costituisce reato”.
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