Gazzetta di Reggio

Reggio

«Difendiamo la salute dei lavoratori» 

di Mauro Pinotti
«Difendiamo la salute dei lavoratori» 

In centro sciopero e corteo dei dipendenti della Bertazzoni contro i nuovi ritmi produttivi decisi dall’azienda

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GUASTALLA. «All'azienda non interessa la salute dei lavoratori e delle lavoratrici, ma solo il profitto». È dura la presa di posizione della Fiom Cgil che ieri, in accordo con le Rsu della Bertazzoni spa, è scesa in piazza per denunciare le condizioni di lavoro, col rischio di malattie invalidanti, dei dipendenti dell’azienda leader nella produzione di piani di cottura e cucine.
Dal parcheggio dietro la fabbrica un centinaio di lavoratori con striscioni, bandiere e fischietti, ha formato un corteo che è arrivato in via Palazzina, davanti alla sede della Bertazzoni spa. Un delegato della Rsu col megafono ha spiegato i motivi della protesta mentre gli operai gridando “E già, siamo ancora qua” pensando a Vasco Rossi, hanno poi attraversato via Puccini e via Donizetti per fare una breve sosta sulla rotonda di via Cisa Ligure, distribuendo volantini agli automobilisti di passaggio.
Scortato dai carabinieri di Guastalla, che hanno regolato il traffico per il corretto svolgimento della manifestazione, il corteo ha percorso un tratto di via Cisa Ligure per imboccare via Circonvallazione Ovest in direzione della stazione ferroviaria, raggiungere via Ruggero Ruggeri, attraversare piazza della Repubblica e proseguire verso via Gonzaga. Il corteo ha sostato davanti alla statua di Franton di fronte a Palazzo Ducale e qui Davide Cerina della Fiom Cgil ha fatto il punto sulla delicata vertenza: «Alla Bertazzoni di Guastalla, che ci vede impegnati ormai dalla metà di febbraio in un confronto che sembra non trovare sbocchi, chiediamo ancora una volta all’azienda risposte sul nuovo posizionamento produttivo che ha determinato l’aumento da 185 a 188 cucine al giorno, per aprire una discussione costruttiva sul miglioramento delle condizioni di lavoro delle quali già da tempo abbiamo evidenziato situazioni problematiche. Al di là della legittima aspirazione aziendale a un maggior utile o a un miglior posizionamento sul mercato – ha continuato Cerina – non possiamo accettare che la salute dei lavoratori e delle lavoratrici venga messa in secondo piano rispetto all’aumento dei ritmi per l’incremento della reddittività. Crediamo che questo debba essere un obiettivo comune, anche per evitare l’aumento dell’insorgere di malattie professionali. Ma questo si potrà fare solo se la direzione aziendale si rende disponibile ad un confronto vero con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali. Il muro contro muro non porta da nessuna parte. Ma ad oggi, purtroppo, non abbiamo ancora ricevuto delle risposte concrete».
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