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«I salari delle donne più bassi del 10,9%» 

«I salari delle donne più bassi del 10,9%» 

Dal focus della Cisl esce un quadro disarmante. L’assessore Caselli: «È un problema culturale» 

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REGGIO EMILIA. «Il focus della Cisl Emilia Centrale sulla differenza salariale tra uomo e donna rileva un quadro preoccupante ed è compito del sindacato farsene carico». Parole di William Ballotta, segretario generale della Cisl Emilia Centrale che commenta i dati emersi all’incontro “(Al) meno il salario delle donne” che ha visto mettere a fuoco il tema dell’Equal Pay.
«Sono mediamente più bassi del 10,9% i salari/orari delle donne, una differenza che diventa del 33,4% sui redditi medi dichiarati al fisco e che vale, mediamente, 3.600 euro l’anno in meno - ha analizzato Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta della Cisl Emilia Centrale -. Le donne “lavorano meno”: proprio per i loro impegni su più fronti le donne accettano il part time più spesso degli uomini (il 60% dei part time sono “involontari”), e complice la crisi economica, nel 2016 siamo al penultimo posto in Europa per occupazione femminile, tra i 15 e i 64 anni, con il 48%. Oltre a lavorare meno sono pagate meno: la cosiddetta segregazione occupazionale le vede impegnate nelle mansioni più basse e nei settori meno remunerativi. La crisi ha aumentato questo divario, così come le situazioni di lavoro non retribuito regolarmente (lavoro nero)». «A Reggio Emilia – ha osservato il vicesindaco Matteo Sassi – negli ultimi anni abbiamo osservato una riduzione del ricorso alle assistenti familiari (badanti ndr). Siamo quindi preoccupati che i lavori di cura nelle case possano, come un tempo, tornare ad essere esclusivamente femminili. Per questo abbiamo dato vita al servizio sperimentale di tutouring familiare, messo in campo dall’Asp, per sostenere, assistere e affiancare le famiglie in questo delicato momento». «Ci preoccupano – ha osservato l’assessore – i casi di femminicidio, ma fortunatamente ora l’attenzione mediatica è elevata. Rileviamo che nel pubblico il lavoro femminile è più radicato e c'è meno sperequazione retributiva. Mentre nel privato la differenza è molto più marcata ed è soprattutto qui che occorre intervenire». «È un problema culturale. Le donne, che sono il 51,6% della popolazione in Emilia Romagna – ha affermato l’assessore regionale Simona Caselli – e vivono mediamente di più rispetto al dato europeo, sono effettivamente sottoinquadrate. Sono più esposte al rischio di povertà rispetto agli uomini e, in particolare, le giovani tra 16 e 24 anni, le madri single e le anziane sole».

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