Legambiente
«Aspettiamo una presa di posizione della multiutility»
CARPINETI. «Ormai ogni giorno sulla discarica di Poiatica c’è una novità, e purtroppo il quadro non migliora anzi si va di male in peggio». Sono parole di Nuccia Mola, rappresentante di Legambiente...
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CARPINETI. «Ormai ogni giorno sulla discarica di Poiatica c’è una novità, e purtroppo il quadro non migliora anzi si va di male in peggio». Sono parole di Nuccia Mola, rappresentante di Legambiente Appennino Reggiano. «Partiamo col dire che Poiatica è e deve assolutamente rimanere chiusa - dice la Mola -. Le ultime inchieste non ammettono che il discorso sia riaperto su un possibile ulteriore conferimento di altri rifiuti. Chiediamo inoltre ad Iren di dire la sua verità, dato che finora la multiutility non si è espressa sull’inchiesta in corso ed era il soggetto che affidava in gestione la discarica. Iren è una società pubblico–privata: i cittadini aspettano la sua presa di posizione».
Sulla questione interviene anche Legambiente Emilia Romagna, con una nota ulteriore, incentrata sulle ipotesi emerse nei giorni scorsi per la chiusura definitiva della discarica. «Lo studio dell’Università di Bologna indica tre diverse soluzioni percorribili per la messa in sicurezza della discarica. Una delle tre ipotesi è quella di “livellare” l’invaso con terreno misto a rifiuti speciali stabili. Si legge nel documento redatto dall’Università di Bologna: “L’evoluzione proposta prevedrebbe di mantenere la classificazione di discarica per rifiuti non pericolosi, ma come sottocategoria di discarica per rifiuti inorganici a basso contenuto organico o biodegradabile. In tale tipologia di discarica potrebbero essere ammesse al conferimento tre tipologie di rifiuti: rifiuti speciali non pericolosi alle condizioni, rifiuti speciali pericolosi stabili non reattivi, materiali edili contenenti amianto”. Questo restituisce uno scenario che a prima vista potrebbe sembrare un escamotage per consentire il conferimento di un ultimo carico di rifiuti nell’area della ex-discarica, facendo risparmiare chi dovrebbe occuparsi del ripristino del sito». Conclude la nota: «E’ fondamentale un confronto approfondito tra il gestore, Iren, cittadini ed amministrazioni locali, con l’obiettivo di giungere ad una rapida messa in sicurezza definitiva del sito. Discussione che deve avere come faro guida la miglior soluzione tecnica possibile, al fine di salvaguardare salute della cittadinanza e ambiente».
Sulla questione interviene anche Legambiente Emilia Romagna, con una nota ulteriore, incentrata sulle ipotesi emerse nei giorni scorsi per la chiusura definitiva della discarica. «Lo studio dell’Università di Bologna indica tre diverse soluzioni percorribili per la messa in sicurezza della discarica. Una delle tre ipotesi è quella di “livellare” l’invaso con terreno misto a rifiuti speciali stabili. Si legge nel documento redatto dall’Università di Bologna: “L’evoluzione proposta prevedrebbe di mantenere la classificazione di discarica per rifiuti non pericolosi, ma come sottocategoria di discarica per rifiuti inorganici a basso contenuto organico o biodegradabile. In tale tipologia di discarica potrebbero essere ammesse al conferimento tre tipologie di rifiuti: rifiuti speciali non pericolosi alle condizioni, rifiuti speciali pericolosi stabili non reattivi, materiali edili contenenti amianto”. Questo restituisce uno scenario che a prima vista potrebbe sembrare un escamotage per consentire il conferimento di un ultimo carico di rifiuti nell’area della ex-discarica, facendo risparmiare chi dovrebbe occuparsi del ripristino del sito». Conclude la nota: «E’ fondamentale un confronto approfondito tra il gestore, Iren, cittadini ed amministrazioni locali, con l’obiettivo di giungere ad una rapida messa in sicurezza definitiva del sito. Discussione che deve avere come faro guida la miglior soluzione tecnica possibile, al fine di salvaguardare salute della cittadinanza e ambiente».
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