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Poiatica, il pallino è in mano alla Regione 

di Adriano Arati
Poiatica, il pallino è in mano alla Regione 

A Bologna si ipotizzava di riempire la discarica con i residui del Tmb di Reggio, che poi però non è stato costruito 

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CARPINETI. Nel dibattito di oggi sulla discarica di Poiatica, passa spesso in secondo piano il contesto provinciale e regionale in cui si ragiona del destino della discarica carpinetana, diventata all’inizio di questo decennio il principale sito di conferimento rifiuti reggiano di Enia-Iren.

Quando nel 2014 la lettera di tre parroci riaccende il fuoco delle polemiche sul sito, a Reggio si sta discutendo concretamente di un impianto Tmb (Trattamento meccanico-biologico), un sistema per lo smaltimento “a freddo” dei rifiuti che per certi versi avrebbe dovuto prendere il posto dell’inceneritore di Roncocesi, chiuso nel 2012. E Poiatica, in questo scenario, sarebbe diventata la sede ideale dove portare i residui generati da questo trattamento.

All’epoca il Tmb non è un’ipotesi, ma un progetto reale, che dovrebbe sorgere a Gavassa e per cui sono già presenti numerosi studi e calcoli sulla capacità di smaltimento dei rifiuti, illustrati pubblicamente dall’amministrazione comunale. E contro cui nascono comitati e gruppi di abitanti.

A oggi, a tre anni di distanza, il Tmb è rimasto solo su carta, escluso dal piano regionale della gestione pubblica dei rifiuti, e le prospettive sono radicalmente cambiate. Nell’area di Gavassa ora dovrebbe sorgere un nuovo impianto per il trattamento del materiale raccolto dalla raccolta differenziata dell’organico, mentre a Cadelbosco si trova un altro Tmb, a gestione privata.

Negli stessi anni a Parma, altra provincia dove opera Iren, si discute con furore sull’inceneritore, contro il quale si era scagliato in campagna elettorale nel 2012 Federico Pizzarotti, diventato grazie a quella battaglia il primo sindaco 5 Stelle di una città capoluogo.

Nonostante gli sforzi contrari, l’impianto parmigiano nel 2014 è attivo, e nel piano regionale dei rifiuti si configura, per l’area di competenza di Iren, una triangolazione: il Tmb a Reggio Emilia per molti rifiuti, i suoi residui a Poiatica per l’ultimo smaltimento, l’inceneritore di Parma per l’eliminazione del resto degli inerti.

Sempre nel 2014, a Poiatica si è ormai vicini allo riempimento del quinto lotto di conferimento. Le strade diventano due: o fermarsi o aprire un nuovo lotto, con conseguenti nuovi anni di trasporti per colmarlo.
Dopo tante accesissime discussioni, il consiglio comunale carpinetano decide di mettere un paletto, pure sotto forma di osservazione al piano regionale dei rifiuti. Il sesto lotto si può fare solo se riempito con i residui del Tmb, inerti freddi dal basso valore inquinante. Altrimenti, Poiatica va chiusa con il quinto lotto.

Una posizione che va in contrasto con quella della Regione: nel piano rifiuti che si sta studiando in quel periodo, si prevede di usare Poiatica come sede di rifiuti speciali sino al 2020, con 150mila metri cubi di materiale all’anno per chiudere definitivamente l’ex cava. Un flusso che avrebbe portato a superare pure la capienza del sesto lotto. Tutto il percorso si interrompe nel luglio 2014, quando il governatore regionale Vasco Errani si dimette dove essere finito nell’inchiesta Terre Emerse, per presunti favori all’omonima coop romagnola gestita dal fratello.

Viene poi assolto con formula piena, ma in questo modo si ferma il percorso del piano rifiuti, che Errani avrebbe voluto completare entro la fine naturale del mandato, nel 2015. Ormai nella primavera 2017, il quadro è enormemente mutato. O forse non troppo, visto che l’ipotesi riempimento con rifiuti speciali torna fuori, indicata nello studio universitario come una delle possibili strade per il fine vita di Poiatica.
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