Gazzetta di Reggio

Reggio

j’accuse di tre preti 

Tre anni fa la lettera dei parroci contro «la nauseante cloaca»

TOANO. Un appello per «salvare la montagna», o meglio un’accusa dai toni durissimi, dove si parla di elevata mortalità infantile e di «concorrenza con la terra dei fuochi». Sono passati ormai poco...

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TOANO. Un appello per «salvare la montagna», o meglio un’accusa dai toni durissimi, dove si parla di elevata mortalità infantile e di «concorrenza con la terra dei fuochi». Sono passati ormai poco più di tre anni dalla lettera che a inizio 2014 rilancia la discussione su Poiatica, alzando parecchio il tono della discussione.
L’8 gennaio arriva alle redazioni reggiane un testo firmato da tre parroci della zona, don Raimondo Zanelli di Cavola, don Villiam Neviani di Valestra e don Graziano Gigli di Toano. È un appello «alla politica, ai politici, che prima di esser politici, devono essere uomini ed avere una coscienza», un appello «per salvare la montagna».
Si parte dall’Appennino descritto da Filippo Re a fine ‘700, con le sue bellezze naturali, e si arriva a una desolante, apocalittica descrizione della vallata del Secchia odierna, definita «la Valle dei Rifiuti, priva di vita naturale, priva dei suoi colori, dei suoi prodotti, priva di tutto quello che era, divorata da tutto questo finto progresso». L’esempio è Poiatica, «diventata una nauseante cloaca, un buco nero, infinito, in cui da ormai 20 anni si seppelliscono montagne di rifiuti». La lettera solleva anche dubbi pesantissimi sulla mortalità infantile: «Noi parroci della valle notiamo con sofferenza la nascita di bambini con patologie gravi e soprattutto morti per malattie cancerogene in età giovanile». Un’accusa devastante, smentita nel giro di due giorni da Ausl con una nota in cui si presentano i dati sulla mortalità infantile in montagna: i Comuni vicini a Poiatica hanno dati addirittura inferiori a quelli del resto della montagna nei vent’anni precedenti. Un’affermazione simile solitamente avrebbe generato azioni giudiziarie, che invece non arrivano, e diversi malignano sulla scelta “strategica” dei firmatari. Nessuno si sarebbe azzardato a querelare tre parroci, fra cui un quasi novantenne molto noto come don Zanelli, è la teoria che inizia a girare a bassa voce. L’atto di accusa dei sacerdoti non si ferma alle questioni sanitarie, ma passa anche a quelle economiche. «Se contassimo i camion che sono entrati e usciti in 20 anni faremmo una fila da circondare il mondo. Chi sa quanto è grande il business di “monnezza” e quali interessi ci stanno dietro? Si vuole concorrere con la Terra dei Fuochi?», scrivono in quel gennaio di tre anni fa i parroci della vallata. Un paragone davvero impietoso, quello con la Caserta dei Casalesi. Da lì, da quelle parole, riparte la battaglia su Poiatica, condita da mesi di accuse e, a fine anno, dalla chiusura della discarica. (adr.ar.)

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