Via Unicredit, per la Manodori sfuma affitto da 600mila euro
La banca partecipata dalla Fondazione lascerà Palazzo del Monte entro il 31 dicembre. Corsa per trovare un sostituto
REGGIO EMILIA Il vescovo è a sinistra, il sindaco di fronte, al limitare dell’ampio affaccio su piazza Prampolini, e tutt’attorno c’è un incessante incrocio di persone che sono l’anima del cento storico e delle sue mille relazioni. Uno scenario e una posizione invidiabili dei quali il presidente Gianni Borghi non vorrebbe fare a meno per ragioni logistiche, storiche e per certi versi sentimentali.
Ma la Fondazione Manodori ha davanti a sè l’ennesimo bivio, questa volta di natura immobiliare. Unicredit, infatti, non può più permettersi di pagare un maxi affitto alla Fondazione per la sede reggiana inserita da anni a Palazzo del Monte quando a pochi metri di distanza ha una sede già di sua proprietà in via Toschi, Palazzo Pratonieri, che come è noto sta ristrutturando in tutta fretta da un paio di mesi. Meno nota è la cifra dell’affitto, circa 600mila euro l’anno, che dal primo gennaio 2017 Unicredit non pagherà più alla fondazione bancaria reggiana che ne detiene un pacchetto rilevante di azioni.
Una vicenda che rappresenta prima di tutto un nuovo fronte critico per la Manodori, che sta cercando di rimpiazzare - anche in questo caso di tutta fretta - l’inquilino d’oro. Il presidente Borghi ha già raccolto alcune manifestazioni di interesse, per ora al primo stadio, sulle quali non scuce nessun dettaglio. «Unicredit è costretta ad andarsene entro la fine dell’anno, come da contratto - dice Borghi - per noi questo comporta un cambio importante». Il nuovo inquilino, però, potrebbe chiedere di avere tutto il palazzo, mentre Borghi vorrebbe mantenere al secondo piano la sede della Fondazione, che ha però uno spazio eventualmente pronto alle ex Ancelle, edificio accanto a Palazzo da Mosto, situato in via Roma, ben più defilato rispetto a ora.
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Oltre a questo, però, la vicenda rappresenta anche un cambio di scenario nei rapporti fittissimi tra la Fondazione e la sua partecipata Unicredit, che per sopperire alla difficoltà industriali - arginate anche tramite la ricapitalizzazione da 13 miliardi di euro - deve tagliare i costi superflui e ridurre i dividendi, che vengono distribuiti a singhiozzo con ricadute sugli azionisti e sugli impegni che questi hanno con i territori di origine. Ecco allora che la stessa Manodori e il suo presidente hanno cambiato strategia di concerto con il consiglio dell’ente.
La Fondazione non è più legata mani e piedi alla banca di riferimento. Sta diversificando infatti il suo portafoglio azionario e di relazione non solo per i nuovi vincoli statutari imposti, ma anche per stringere rapporti con soggetti diversi dalla casa madre bancaria. Prova ne è l’accordo stipulato con Banca Prossima, istituto specializzato nel no-profit che fa parte però del gruppo Intesa Sanpaolo. Un nuovo intreccio fuori dal perimetro di Unicredit, per nulla scontato, e che qualche anno fa avrebbe gridato vendetta tra alcuni notabili.
«Siamo anche disposti a ristrutturare noi stessi Palazzo del Monte per accogliere dei nuovi affittuari» ha spiegato ieri Borghi. Il problema principale è che Palazzo del Monte è tra i più preziosi edifici storici reggiani. Metterci mano per far sparire gli uffici e lo sportello bancario è compito arduo e costoso. La Sovrintendenza avrà ampio diritto di parola. Chi verrà (si parla di commercio ma non solo) dovrà rimanere a lungo in modo da ripagare l’investimento della Fondazione.
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