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Artoni punta all’accordo e “salva” Reggio 

Artoni punta all’accordo e “salva” Reggio 

Ieri il cda: sono 14 le filiali del gruppo nel mirino di Bolzano. Franchini (Fita-Cna): «Accordo al ribasso»

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GUASTALLA. Poche voci e frammentarie si sono rincorse nella giornata di ieri attorno alla maxi vertenza tra Artoni e Fercam. Sono scadute infatti nel pomeriggio le 24 ore di tempo in più concesse in extremis dal ministero dello Sviluppo economico per avere la risposta definitiva sulla cessione di 14 filiali su oltre 30 del gruppo dei trasporti di Guastalla Artoni alla bolzanina Fercam. L’azienda reggiana, ieri, ha avuto un cda straordinario, per puntare all’accordo con Ferca. Ma il verdetto ufficiale sarà espresso al ministero che attende oggi un segnale. Gianpietro Castano, dirigente del ministero dello Sviluppo economico, aveva dovuto pazientare ancora una volta, due giorni fa, per poter ottenere una parola definitiva sulla disputa in corso tra le due aziende che si sono promesse di portare la battaglia sul piano legale dopo la rottura delle trattative a febbraio.
Artoni però ha il fiato cortissimo: è in crisi nera e solo Fercam è al momento alla porta e dovrebbe rilevare 14 filiali e 150 lavoratori su 580 del gruppo reggiano.
Ad intervenire ieri è stata anche la Fita Cna, che ha anticipato la bozza del possibile accordo tra le due aziende. «Le filiali Artoni che Fercam ha deciso di acquisire in base al patto sottoscritto dai due gruppi dovrebbero essere quelle di Brescia, Caorso, Cesena, Campogalliano, Como, Reggio Emilia, Montegranaro, Pontedera, Vercelli, Mantova, Dalmine, Alessandria, Terni, Palermo più un interesse su Maddaloni». Tuttavia «si tratta di un elenco informale e alcune di queste potrebbero essere in ballottaggio». A darne notizia è la presidente nazionale Cna-Fita (sigla dei trasportatori) Cinzia Franchini. «Genova e Trieste – spiega Franchini – sarebbero i centri Artoni che rimarrebbero in attività per consentire la cassa integrazione straordinaria per i 488 dipendenti del gruppo, dipendenti che da oltre due mesi non percepiscono stipendio». Il problema però, sottolinea la presidente, «non riguarda solo i dipendenti, ma un intero indotto che dà lavoro a oltre 2.500 persone. Tanti imprenditori, molti dei quali associati alla Fita, sono esposti per centinaia di migliaia di euro col gruppo Artoni e hanno continuato a lavorare avendo avuto garanzie sulla continuità aziendale».
Dunque, «se andrà in porto questo accordo al ribasso tra i due colossi molte piccole e medie aziende rischiano di restare stritolate e, se non verranno saldate, rischiano di chiudere». Conclude pertanto Franchini: «Il patto tra Fercam e Artoni non può dimenticare chi ha lavorato e attende di essere pagato: il ministero deve applicare lo stesso modello utilizzato nel caso Ilva».
Se l’intesa sarà trovata o se invece le trattative sono da considerarsi definitivamente tramontate lo si saprà in queste ore cruciali al termine delle quali dipendono i destini di migliai di persone. (e.l.t.)

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