Il M5s critico: «Questa legge è un inganno»
«Da una parte si inaspriscono i reati minori, dall’altro si tagliano le intercettazioni anti ’ndrangheta»
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REGGIO EMILIA. «La riforma penale è una lege inganno». È la denuncia della deputata reggiana del M5s Maria Edera Spadoni, che sul voto di fiducia del Senato non la pensa esattamente come i sindaci.
«Il Ddl penale del governo Gentiloni-Renzi è come uno specchietto per le allodole: da una parte aumenta le pene per i furti e altri reati (giusto concetto) ma dall’altra, e qui sta il grande inganno, non spiega ai cittadini che lega le mani a magistratura e forze dell’ordine nel combattere la criminalità».
Le mani si legano, secondo la parlamentare, «tramite i tagli alle intercettazioni informatiche. A Reggio Emilia è anche proprio grazie a queste intercettazioni che inchieste su corruzione, riciclaggio, traffici illeciti anche di droga (i cosiddetti reati spia) arrivano ad individuare le cosche della ’ndrangheta», afferma Spadoni riprendendo le posizioni pentastellate espresse ieri al Senato.
«Finora il magistrato poteva usare le intercettazioni davanti al fondato sospetto di attività criminose. Per il futuro occorrerà avere la certezza. Ovvero se il pm non ha sviluppato doti telepatiche si arrangia. Tutte le volte in cui i criminali organizzano una cena a casa di qualcuno di loro non potranno più essere intercettati. Si tratta di un vero e proprio garantismo per i delinquenti! – continua la parlamentare del Movimento 5 stelle –. Inoltre i giudici hanno la possibilità di prorogare le indagini per solo tre mesi, dopo di che le loro inchieste verranno di fatto cestinate. Una follia, che favorisce in primo luogo i colletti bianchi del crimine. Quindi da un lato si aumentano le pene, ma dall’altro si toglie ai magistrati e alle forze dell’ordine un preziosissimo strumento».
«Fatta la legge, trovato l’inganno – conclude quindi la Spadoni –: il tutto alle spalle di migliaia di cittadini che firmano petizioni online e protestano, giustamente preoccupati, per l’escalation della criminalità nel reggiano».
«Il Ddl penale del governo Gentiloni-Renzi è come uno specchietto per le allodole: da una parte aumenta le pene per i furti e altri reati (giusto concetto) ma dall’altra, e qui sta il grande inganno, non spiega ai cittadini che lega le mani a magistratura e forze dell’ordine nel combattere la criminalità».
Le mani si legano, secondo la parlamentare, «tramite i tagli alle intercettazioni informatiche. A Reggio Emilia è anche proprio grazie a queste intercettazioni che inchieste su corruzione, riciclaggio, traffici illeciti anche di droga (i cosiddetti reati spia) arrivano ad individuare le cosche della ’ndrangheta», afferma Spadoni riprendendo le posizioni pentastellate espresse ieri al Senato.
«Finora il magistrato poteva usare le intercettazioni davanti al fondato sospetto di attività criminose. Per il futuro occorrerà avere la certezza. Ovvero se il pm non ha sviluppato doti telepatiche si arrangia. Tutte le volte in cui i criminali organizzano una cena a casa di qualcuno di loro non potranno più essere intercettati. Si tratta di un vero e proprio garantismo per i delinquenti! – continua la parlamentare del Movimento 5 stelle –. Inoltre i giudici hanno la possibilità di prorogare le indagini per solo tre mesi, dopo di che le loro inchieste verranno di fatto cestinate. Una follia, che favorisce in primo luogo i colletti bianchi del crimine. Quindi da un lato si aumentano le pene, ma dall’altro si toglie ai magistrati e alle forze dell’ordine un preziosissimo strumento».
«Fatta la legge, trovato l’inganno – conclude quindi la Spadoni –: il tutto alle spalle di migliaia di cittadini che firmano petizioni online e protestano, giustamente preoccupati, per l’escalation della criminalità nel reggiano».
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